Un emozionante e potentissimo esordio alla regia di Fortunato Cerlino nel film Avemmaria, presente nella sezione Zibaldone della 43esima edizione del Torino Film Festival. Scritto a partire dal libro Se vuoi vivere, del medesimo regista, e prodotto da Ventottodieci Produzioni, il film nasce da eventi autobiografici, ma si concentra sul peso dei sogni, perché non a tutti viene concesso di realizzarli, ma solo di portarne addosso il carico e la responsabilità.
“Chi nasce tondo, non può morire quadrato.”
Una frase che il piccolo protagonista Felice, interpretato da Mario Di Leva, si sente ripetere molto spesso, perché il suo destino è segnato dalla nascita nella provincia napoletana degli anni Ottanta. Lo spirito artistico del bambino cerca di emergere nel canto, nel disegno, nell’immaginazione. La sua maestra Giulia lo spinge a credere in se stesso e nella possibilità di una vita diversa, fuori dagli schemi. Peccato, però, che i sogni sono un privilegio che non tutti possono realizzare, soprattutto con la povertà e la violenza all’ordine del giorno. Ma qualcosa nel destino di Felice cambia lo stesso. Un incontro mistico fa dialogare il bambino con la sua versione adulta provocando un doppio cambiamento. Il piccolo Felice trova il coraggio di rompere gli schemi stagnanti della provincia. Il Felice adulto riesce a fare pace con se stesso e con i propri demoni.

Fortunato Cerlino alla conferenza stampa del TFF43 per presentare ‘Avemmaria’. Foto di Giulia Virgara.
“Qual è la differenza tra il mio lavoro come attore e quello di regista? Rispondo subito: Non lo so!”
Confessa scherzosamente il neo regista al Festival di Torino colto da un’emozione inaspettata, perché come dice “trovarsi alla conferenza stampa come attore è sicuramente più facile che come regista”. L’esordio di Fortunato è da considerarsi estremamente di successo. Avemmaria è potente e sensibile, una storia che parla di tutti, perché alla fine tutti noi abbiamo dei sogni che non sempre possiamo realizzare. L’ambientazione del film è in una provincia napoletana, che funge da provincia universale, perché parla delle fantasie, dei desideri e dei demoni che ognuno di noi si porta dentro.
La canzone napoletana
La musica è il cuore e l’anima della popolazione del Sud Italia e Fortunato Cerlino lo ribadisce più volte nel film con intermezzi di genere neomelodico cantate da un ragazzino in tv. Un bambino che ce l’ha fatta, perché è l’unico modo, per chi vive in provincia, che permette di andarsene. Sono sequenze che spezzano il ritmo drammatico del film regalando un paio di minuti di divertimento agli spettatori, così come li regalavano anche a Felice che immaginava di cantare anche lui, un giorno, in pubblico. La maestra Giulia, la mentore del bambino, consiglia ai genitori di fargli fare un provino, perché canta Ave Maria in un modo angelico. Ma di angelico nella vita in provincia purtroppo non esiste niente. La possibilità di andare in televisione è garantita solo pagando.
Sopra la testa c’è l’infinito
“Fin da ragazzino, ho scoperto e riscoperto la figura del Cristo, anche facendo percorsi orientali e per me rimane ancora uno scandalo d’amore quel percorso lì. A 8 anni ho letto la Bibbia e a 11 – il Corano. Mi interessava molto l’argomento.”
Avemmaria già a partire dal titolo, richiama il tema della fede. Non ci sono riferimenti alla Chiesa, ma più a una forza interiore che spinge a credere nell’impossibile, nell’infinito. Un’immagine ricorrente, infatti, è quella della Luna. Felice si immagina astronauta o a volte semplicemente paracadutista. Una visione metaforica dei suoi sogni che arrivano al limite del possibile, riservati a quei pochi che non hanno smesso di credere.
“Non riesco a non guardare il cielo. Per me è una domanda continua. L’essere umano è un essere particolare, perché ha sotto i piedi il finito e sopra la testa l’infinito. L’infinito non è una categoria astratta o filosofica, ma una condizione della nostra realtà.”

‘Avemmaria’ diretto da Fortunato Cerlino. L’immagine è stata gentilmente concessa dall’Ufficio Stampa del Torino Film Festival.
Un cast brillante
Presente al completo, al Festival di Torino, il cast di Avemmaria parla del film e della propria esperienza con tanta emozione e gratitudine. Nei panni del protagonista, Mario Di Leva, interpreta un ragazzino silenzioso, tranquillo e sensibile donandogli quella giusta carica di speranza e ingenuità che lo spingono a sognare.
“Felice non è a corto di sogni sicuramente, perché lo vediamo sempre sfrecciare con la mente. Lo vediamo creare cose, vedere cose. Felice è un grande osservatore e tutto quello che osserva poi lo esprime in arte, nel cantare nel disegnare, in tutto quello che riesce e quello che gli piace.”
A interpretare invece la versione adulta e mistica di Felice è Salvatore Esposito, compagno di Fortunato nel cast di Gomorra. Qui l’attore si scontra con un ruolo diverso, delicato. Lui sembra apparire nella vita di Felice bambino per aiutarlo a fare scelte giuste, ma alla fine capiamo che il vero cambiamento consiste nell’accettazione del passato.
“Quando Fortunato mi ha parlato di questo film, io conoscevo la sua storia, avevo letto il suo libro e mi sono preso del tempo prima di rispondere. Non perché la sceneggiatura non fosse bellissima, non perché non credessi in Fortunato, ma perché quello che andavo a raccontare come personaggio era qualcosa di molto sottile. Quella linea sottile che spesso divide la gioia dal dolore, l’amore dall’odio. E per un attore diventa sempre più complicato raccontare queste storie e trasmetterle attraverso i personaggi. Non è un film facile, perché racconta un momento delicato di ognuno di noi. Però a volte affrontare il dolore significa farci pace e secondo me se oggi tutti noi iniziassimo a farci pace con i nostri demoni sicuramente vivremmo in un mondo migliore.”
Bellissima interpretazione anche da parte di Marianna Fontana nel ruolo della mamma lacerata dal continuo desiderio di offrire al figlio la possibilità di un futuro diverso e l’incapacità di credere in un effettivo cambiamento. E di Giulia Coppini nei panni della maestra, la prima a vedere l’essenza di Felice e a credere nel suo talento.