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FilmMaker Festival

‘Paul’: ritratto minimale di una vita ai margini

Un percorso di redenzione raccontato con uno sguardo puro.

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denis coté

Il documentario Paul del regista canadese Denis Côté è presentato al concorso internazionale di Filmmaker Festival di Milano. Un film quasi confidenziale che restituisce in maniera imperturbabile un frammento di esistenza a cui raramente viene dato spazio nello sguardo cinematografico convenzionale.

Denis Côté, fedele alla sua poetica, si limita a mostrare e rendere visibile ciò che abitualmente rimane ai margini creando con il suo documentario Paul un ritratto sincero e intimo su un percorso di redenzione desueto nella sua autenticità.

Paul: lo sguardo imperturbabile di Denis Côté

La macchina da presa di Côté segue il protagonista Paul nella sua rassegna virtuale da lui stesso chiamata “Cleaning to save my life”. Paul è un uomo in sovrappeso che soffre di depressione e ansia sociale e che sembra aver trovato una maniera per fronteggiare i suoi disagi. Con il nome d’arte Cleaning Simp Paul, nome che dà anche al suo profilo Instagram che tiene compulsivamente aggiornato, si dedica alle pulizie domestiche per donne dominatrici.

Denis Côté riprende con estrema neutralità le giornate di Paul, dalle sue pulizie maniacali alle pratiche BDSM a cui il protagonista si sottopone. Il regista esibisce questi momenti senza filtri e senza ricercare una drammatizzazione, i tempi morti divengono parte integrante del racconto.

Nonostante alcune situazioni possano apparire grottesche, la regia di Côté sembra restare osservativa e si astiene da ogni possibile morbosità o tendenza voyeurista.

La regia è minimalista, offrendo riprese statiche e un uso della luce naturale che riflette non solo una scelta estetica. Quello del regista sembra essere un invito per lo spettatore a guardare e ascoltare la storia di Paul senza pregiudizi, rifiutando  ogni tipo di spettacolarizzazione. Con immensa naturalezza vengono esposti i momenti più disparati delle giornate di Paul, anche attraverso contrasti visivi che contribuiscono a dimostrare come questa sia la sua quotidianità.

La doppia immagine

La realtà di Paul è spesso intervallata dagli stessi reels che egli pubblica nei social creando una sorta di divario tra quella che è veramente la sua persona e l’immagine che invece espone al mondo.

Tramite quella che sembra una critica all’opprimente e invadente realtà dei social, vengono alternati istanti confessionali in cui Paul si dilunga su come sia fondamentale il suo lavoro online. L’ossessiva documentazione del suo percorso di ripresa, montata per i social con voice over che proclamano sermoni motivazionali, rende questo documentario quasi metacinematografico. Ci viene mostrato Paul alle prese con la sua stessa regia per creare la miglior versione di sé possibile da mostrare ai suoi followers. Si tratta di frammenti performativi che interrompono la stabilità documentaria, creando un evidente contrasto tra due versioni di una stessa persona.

Questo stacco di personalità che viene documentato non assume mai però toni paternalistici o derisori. Esibisce anzi come la costruzione di una narrazione di un altro sé possa diventare motore di un’esistenza. La singolare storia di Paul può quindi espandersi a una vasta riflessione sull’immagine, la vulnerabilità e la capacità di reinventarsi.

Paul

  • Anno: 2025
  • Durata: 87'
  • Regia: Denis Côté