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Medfilm Festival

‘Portuali’ lavoro e protesta

Il porto, la protesta, la presenza operaia.

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Portuali

Presentato in concorso al MedFilm Festival di Roma, Portuali di Perla Sardella è un documentario che affonda le mani nella materia viva del lavoro, della protesta e della coscienza civile. La regista segue per oltre tre anni il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (C.A.L.P.) di Genova, restituendo con sguardo lucido e partecipe la storia di un gruppo di operai che ha scelto di opporsi al transito di navi cariche di armi, rifiutando di diventare ingranaggi inconsapevoli del commercio bellico globale.

Il film si apre con filmati d’archivio in Super 8: operai che negli anni ’70 si riuniscono per discutere della propria condizione lavorativa, immagini in reverse di uomini al lavoro che evocano i primi esperimenti dei fratelli Lumière, quando il cinema si limitava a registrare la realtà, o ciò che credevamo fosse tale. È un inizio denso di significato: il gesto filmico di Perla Sardella rinnova quello sguardo originario, ma lo orienta verso una riflessione più profonda — cosa significa oggi “osservare” il lavoro, quando il lavoro stesso è diventato invisibile?

operai

L’uscita dalle fabbriche Lumière

Un porto di storie intrecciate

In Portuali non c’è voce narrante, non ci sono spiegazioni didascaliche. La macchina da presa segue la vita del collettivo tra assemblee, blocchi, riunioni sindacali e giornate di lavoro, come se ogni pista narrativa fosse un molo, un punto di attracco da cui partono storie diverse. La regista intreccia così vari filoni: la lotta contro la militarizzazione dei porti, il precariato, i cambiamenti della logistica globale, la crisi del sindacato tradizionale e la memoria collettiva dei movimenti sociali.

Il risultato è un mosaico corale dove l’elemento umano si fa politico: la protesta non è spettacolo ma necessità. I volti dei portuali, le loro mani, i gesti ripetuti, la voce che si alza in coro —

“I portuali c’è l’hanno insegnato: bloccare le armi non è reato!”

— diventano il suono e la pelle di un cinema che respira insieme ai suoi protagonisti.

Il porto è la merce, ma non tutta la merce è uguale

Da quando è arrivato il container, la merce è diventata invisibile: chi lavora non sa più cosa sposta. Potrebbero essere vestiti, automobili, o armi. Il container uniforma tutto, cancella la differenza, rendendo ogni gesto privo di consapevolezza. In questo anonimato, l’operaio diventa un ingranaggio cieco del sistema, parte di una catena che nasconde la propria finalità.

Il tentativo di rendere il carro armato uguale a un pacco Amazon è il simbolo stesso del capitalismo globale: una macchina che appiattisce i significati e riduce la realtà a pura funzione.
I portuali del CALP provano a scardinare questo meccanismo, rivendicando il diritto di sapere cosa muovono e di non essere complici di ciò che attraversa i loro porti. Qui il film si fa etico e politico insieme, ponendo una domanda essenziale: quanto ancora possiamo ignorare ciò che contribuiamo a far circolare nel mondo?

Un cinema che osserva, non giudica

La regia di Sardella evita ogni forma di narrazione esterna. La camera osserva, accompagna, ma non interpreta. Non c’è profondità di campo: i volti e gli oggetti si stagliano netti, il resto si dissolve. È una grammatica visiva coerente con il tema del film — la volontà di restituire centralità all’individuo, alla parola, alla fatica.
Il documentario non impone un punto di vista, ma invita lo spettatore a scegliere il proprio. In un tempo in cui il rumore dell’informazione copre le voci autentiche, Portuali ridà spazio al silenzio, alla pausa, al respiro tra un urlo e l’altro.

E se la macchina da presa non giudica, a parlare sono i fatti: il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali è stato indagato per associazione a delinquere in relazione ai blocchi contro navi cariche di armi, ma l’inchiesta è stata archiviata con il riconoscimento che la protesta era attività politica.
Bloccare le armi, dunque, non è reato. È la conferma che esiste un confine morale che nessuna logistica potrà cancellare.

L’uomo, la macchina, il tempo

Sardella racconta anche la trasformazione del lavoro: il porto, un tempo luogo di comunità, è oggi macchina perfetta, dominata da produttività e velocità. Gli operai sono ridotti a gesti automatici, a funzioni senza volto. Ma il film ci ricorda che dietro ogni container ci sono persone, mani, sguardi, parole. E che “Schiavi mai!” non è solo uno slogan urlato in piazza, ma la dichiarazione di una presenza ancora irriducibile.

Portuali è più di un documentario sociale: è un atto di osservazione radicale che restituisce visibilità a ciò che il sistema nasconde. Nel silenzio tra una protesta e l’altra, il film mostra la sostanza più autentica del lavoro — quella che resiste alla logica della velocità e della merce.

Portuali

  • Anno: 2025
  • Durata: 81
  • Distribuzione: OpenDDB – Distribuzioni dal Basso
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Perla Sardella