Connect with us

Trieste Science+Fiction Festival

Serie Tv, quiz e fantascienza: l’esperimento Serial Minds a Trieste

Abbiamo intervistato Diego Castelli e Jacopo Cirillo di Serial Minds, protagonisti al Science+Fiction Festival di Trieste con il loro format FantaQuiz.

Pubblicato

il

Attiva da oltre quindici anni, Serial Minds è una delle realtà più longeve e autorevoli del panorama italiano dedicato alle serie TV. Nata dall’incontro tra Diego Castelli e Marco Villa, oggi il progetto prosegue con la collaborazione di Jacopo Cirillo e continua a essere un punto di riferimento per chi ama le storie seriali raccontate con competenza e ironia. «All’inizio eravamo in due — racconta Castelli — poi con Jacopo abbiamo iniziato a collaborare grazie ai quiz sulle serie TV, e da lì il passo è stato naturale. Oggi Serial Minds ha più di quindici anni, e nel frattempo sono cambiato io, è cambiato il pubblico e il modo di guardare le serie

In occasione del Science+Fiction Festival di Trieste, abbiamo chiacchierato proprio con Diego Castelli e Jacopo Cirillo, protagonisti della serata dedicata al loro format dal vivo FantaQuiz, un esperimento originale che unisce ironia, divulgazione e cultura pop. Con loro abbiamo parlato di serialità contemporanea, del rapporto con il pubblico e di come, anche nell’era dei social e dei remake, si possano ancora raccontare storie con intelligenza e passione.

 

Com’è cambiato in questi anni il vostro modo di raccontare la serialità, e come si è evoluto il rapporto con un pubblico sempre più competente e globale?

“Il pubblico è diventato molto più competente, ma anche più impaziente. Sui social, ad esempio, mi dicono che i miei video durano troppo. Sei minuti sembrano un’eternità. Ma noi abbiamo sempre preferito un approccio “slow”, puntando più sulla qualità che sulla quantità […] In un’epoca dominata dalla rapidità e dall’eccesso di contenuti, Serial Minds sceglie di restare fedele a un ritmo diverso, che valorizza l’approfondimento […] C’è ancora un pubblico che vuole capire davvero, senza limitarsi al “cotto e mangiato”. Oggi la vera domanda che riceviamo non è tanto cosa guardi, ma cosa vale la pena guardare.”

A confermare la riflessione di Castelli, Jacopo Cirillo, che porta la sua esperienza nel campo della critica. “Oggi la soglia di attenzione è bassissima: se superi i 40 secondi rischi di perdere il pubblico. È un cambiamento enorme, che condiziona anche il modo in cui scriviamo e comunichiamo.”

Negli ultimi anni le piattaforme streaming hanno portato in Italia un’enorme quantità di prodotti internazionali, ma anche una certa disomogeneità nella qualità. Come valutate oggi la selezione delle serie che arrivano al pubblico italiano? C’è ancora un filtro o domina l’algoritmo?

Negli ultimi anni — osserva Castelli — la rapidità ha trasformato anche il modo in cui le persone fruiscono e producono contenuti. C’è chi vuole tutto e subito, ma anche chi sceglie percorsi più lunghi. Per esempio, i podcast sono diventati un fenomeno interessante: nascono da un’esigenza opposta a quella dei video brevi. Puntate di un’ora e tre quarti, come quelle di Tintoria o Basement, vengono ascoltate mentre si fanno mille altre cose, ma sono una forma di racconto che restituisce spazio e profondità.”

Jacopo Cirillo aggiunge un punto di vista più analitico: “L’attenzione del pubblico non è mai stata così frammentata. Molti guardano o ascoltano con un secondo schermo in mano, magari controllando il telefono. Questo cambia la scrittura: non si tratta solo di accorciare o allungare i tempi, ma di adattare il linguaggio a una concentrazione sempre più discontinua.”

Parlando invece di serialità italiana: Notate una crescita nella qualità e nell’ambizione dei prodotti nazionali, anche nel campo della fantascienza o del fantastico, o restiamo ancora legati a modelli troppo televisivi?

Castelli: “Devo dire che la differenza tra piattaforme e TV generalista resta enorme. Sulla TV tradizionale si fa ancora scouting, si valutano i progetti, ma il gusto del pubblico è diverso, più conservatore. Le serie che vincono premi internazionali non sono quasi mai quelle che funzionano in prima serata. Le piattaforme, invece, hanno libertà e target differenti: Netflix produce moltissimo, Apple anche, mentre la TV generalista resta più prudente […] Eppure, negli ultimi anni, anche la produzione italiana ha mostrato segnali di crescita. Si sta alzando l’ambizione, anche nel campo della fantascienza o dei generi meno frequentati. Penso alla serie M, tratta da Scurati, che per me è una delle migliori del 2025. Un prodotto autoriale, elegante, anche se all’estero ha faticato a imporsi. E poi ci sono i casi più internazionali, come la serie su Gucci di Sky, che potrebbe funzionare bene fuori dall’Italia, o L’amica geniale, realizzata con HBO. Ma resta il problema di fondo: facciamo fatica a esportare le nostre storie.”

Cirillo: “Siamo migliorati, ma non abbiamo ancora un fenomeno seriale italiano riconoscibile nel mondo. Ci stiamo provando, ma serve una forza produttiva più ampia e uno sguardo più coraggioso.

 

Al Festival Science+Fiction di Trieste portate un format dal vivo che unisce critica, divulgazione e intrattenimento. Come avete pensato di adattare lo spirito di Serial Minds a un contesto festivaliero e “di genere”? Qual è la chiave per mantenere l’equilibrio tra ironia e analisi?

“Lo spirito di Serial Minds — racconta Cirillo — è molto vicino a quello dei quiz che facciamo da anni. La particolarità del nostro format è che nasce da un’idea antica, quella del quiz, ma la ribalta completamente. Non vogliamo creare un gioco freddo, con mille partecipanti e uno schermo, ma un momento di interazione reale tra conduttori e pubblico.

Il primo “quiz” di Serial Minds risale addirittura al 2014, alla Santeria di Milano, quando Castelli e Cirillo capirono che il segreto era proprio nel contatto diretto. “Abbiamo sempre cercato di mantenere l’aspetto analogico  niente tastiere o app: carta, penna, e la voglia di divertirsi. Le domande sono pensate per essere piacevoli da ascoltare anche per chi non gioca, e contengono sempre un elemento di divulgazione. Prima di porre la domanda, spieghiamo il contesto: così si impara qualcosa mentre si ride. (Cirillo)”

È lo stesso spirito con cui scriviamo sul sito. Leggerezza e rigore insieme: si può parlare di serie TV con precisione senza mai prendersi troppo sul serio. E dal vivo funziona ancora di più, perché il pubblico partecipa, si diverte, si sente coinvolto. (Castelli).

Tra reboot, remake e spin-off infiniti, la sensazione è che la serialità rischi di girare in tondo.
Secondo voi esiste ancora la “serie che non abbiamo mai visto”? E se sì, da dove potrebbe arrivare? C’è una tendenza o un tema che secondo voi segnerà le serie dei prossimi anni, tra fantascienza, distopie e nuove tecnologie narrative?

Castelli: “Sì, viviamo nell’epoca dei remake. Ma anche in passato era così: ogni generazione rielabora le storie che ama. La differenza è che oggi ci sono troppi stimoli, e chi produce preferisce puntare su marchi già noti per catturare l’attenzione. Eppure credo che la vera sfida resti l’originalità. […] Penso alla nuova serie di Vince Gilligan, Pluribus, o a Severance. E anche a M, che pur essendo tratta da un romanzo è straordinaria. Non dobbiamo rinunciare all’idea di novità, anche se il mercato spinge verso la sicurezza.”

Cirillo aggiunge: “L’originalità è un valore, ma non basta. Serve anche una visione, una forza produttiva che sostenga il rischio. Altrimenti finiamo per raccontare sempre le stesse storie, solo con nomi diversi.”

Vi lasciamo con un’ultima provocazione. Se doveste scegliere una sola serie da mostrare a un alieno appena atterrato sulla Terra per spiegargli cosa sono gli esseri umani, quale sarebbe, e perché?

Cirillo non ha dubbi: Mad Men. Non ci ho pensato neanche un attimo. È una serie che racconta gli esseri umani con una verità disarmante: le loro ambizioni, le fragilità, l’egoismo. Non nella violenza o nell’alcolismo, ma nella rappresentazione lucida di come siamo fatti davvero. Anche con i nostri lati più cinici.”

Castelli: “Dico The West Wing. Racconta il paese più potente del mondo — l’America — non per com’è, ma per come vorremmo che fosse. È una serie che parla di ideali, di politica etica, di persone che fanno quello che dovrebbero fare. Guardandola oggi, è quasi utopica. Però è bello pensare che potremmo essere così.”

Cirillo: Sì, in effetti The West Wing è il contrappunto perfetto a Mad Men: una visione ottimista contro una disincantata. Se gli alieni guardassero entrambe, capirebbero che l’umanità è un misto di aspirazione e fallimento. Siamo complicati, ma affascinanti.”

E forse è proprio questo, la capacità di leggere la complessità del mondo con ironia e lucidità il segreto di Serial Minds: un progetto che da oltre quindici anni continua a raccontare le storie, e chi le guarda, con uno sguardo sempre umano.

  • Genere: Intervista