Isabel Russinova: «Combatto la violenza con la cultura». Da Discoring alla lotta per i diritti umani

Taxidrivers_Isabel Russinova_Interviste

Isabel Russinova ci ha raccontato, partendo dagli esordi in Rai, il suo passato e presente di attrice, regista, scrittrice, madre. E, naturalmente, donna

Una bellezza algida, aristocratica, quasi austera, ma con quel tocco sensibile e garbato che diventa connubio perfetto per racchiudere la sua grazia innata. Isabel Russinova, conosciuta ai più per la conduzione di Discoring negli anni Ottanta, è a tutt’oggi attivissima in teatro (ha da poco debuttato a Milano con Il seduttore di Diego Fabbri) e al cinema, così come nella lotta contro gli abusi di genere: «Ritengo che la violenza sulla donna sia, prima di tutto, un problema culturale. C’è molto da fare per curare le ragioni di questa tragedia», prosegue, «Per questo sto portando in scena il progetto TEHR – Thematic Exhibition on Human Rights (prima edizione e di cui è direttrice artistica, ndr) in collaborazione con Amnesty International, Università di Roma Tre, Conservatorio Santa Cecilia, Rome Independent Film Festival e Cinema Trevi, per parlare di diritti umani attraverso arte e università», conclude, «Perché istruzione e cultura sono le uniche armi contro prepotenza e volgarità».

Così Isabel Russinova ci ha raccontato, partendo dagli esordi in Rai, il suo passato e presente di attrice, regista, scrittrice, madre. E, naturalmente, donna.

Poche settimane fa, Cristiano Malgioglio ha ricordato il suo nome a proposito di Madonna quando venne ospite a Discoring nel 1983. Che ricordo ha del programma e, soprattutto, di Gianni Boncompagni?

Con Discoring è avvenuto il mio debutto televisivo, dandomi inaspettata popolarità e immediato successo. All’epoca studiavo all’università, lavoravo come modella e mi interessava approfondire esperienze professionali come redattrice di moda. Avevo partecipato, senza crederci molto, alle selezioni per la scelta delle conduttrici del programma, organizzate dalla mia agenzia. La televisione era un mondo che non conoscevo affatto, ma mi incuriosiva. Gianni Boncompagni non ho avuto occasione di frequentarlo se non in maniera superficiale, ma lo ritengo indubbiamente una figura di grande rilievo per la storia della nostra televisione. Ricordo con piacere l’incontro con Madonna, la sua energia, solarità e intensità assolutamente straordinarie: possiede davvero la luminosità di una stella. Ho frequentato, invece, Renzo Arbore, partecipando anche al suo film F.F.S.S. Cioè che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene? con Roberto Benigni e una giovanissima Pietra Montecorvino: artista straordinaria che, tra l’altro, ha interpretato un bellissimo brano nella colonna sonora del mio film e debutto alla regia (con Rodolfo Martinelli Carraresi) – L’incredibile storia della signora del terzo piano – selezionato al RIFF – Rome Independent Film Festival e di prossima uscita (dal 12 aprile 2018, distribuito da Mediterranea Produzioni, ndr).

Invece, il rapporto con Anna Pettinelli ed Emanuela Falcetti come è stato?

In generale, credo che in ogni esperienza – e non soltanto lavorativa – debba essere naturale instaurare un buon rapporto umano con le persone che ci sono vicine, l’energia positiva è l’unico strumento che ci può aiutare a vivere con serenità la nostra esperienza terrena. Detto questo, posso dire che conservo un bellissimo ricordo di quel tempo e delle mie colleghe. Con Anna ci sentiamo ancora e quando capita di incontraci il nostro abbraccio è grande e sincero.

Lei nasce, appunto, come modella, ma si dedicò quasi fin da subito alla televisione e al cinema. A proposito di quest’ultimo, ha lavorato tra gli altri con Dino Risi, Sergio Martino, Duccio Tessari, Carlo Vanzina, Lamberto Bava; Bruno Corbucci, Stelvio Massi… Qual è il film a cui è più legata? E ce n’è uno che un po’ ripudia?

Non rinnego nulla, rispetto e ricordo con affetto ogni esperienza della mia vita lavorativa: gli incontri con i miei colleghi, con i registi, con le persone con cui ho lavorato.

La sua filmografia comprende una vasta gamma di titoli “cult”, ma anche “scult”…

Le  ripeto che reputo ogni esperienza lavorativa strumento di crescita umana e professionale, frutto di scelte affrontate nei diversi momenti della mia vita. Parte del percorso di un artista deve essere fatto di tante, diverse, profonde, oneste e intense situazioni, tali da poter offrire a se stesso e al pubblico il massimo di sé.  

Nel 1984 prese parte alle riprese di Delitto in Formula Uno con Tomas Milian, anche lui recentemente scomparso.

Conservo un ricordo dell’incontro con Milian molto delicato. Sì, forse è questo l’aggettivo che mi viene da abbinare alla sua personalità: delicato, gentile, timido, discreto, attento, professionale…

Da circa vent’anni ha introdotto il teatro nella sua vita, abbandonando pian piano il cinema e la televisione. Perché?

Non ho affatto abbandonato il cinema! Dal 1998, con la mia società di produzione (Ars Millennia Production, ndr), cerco di occuparmi di ciò che mi interessa, progetti che parlano dei diversi aspetti della nostra società, del femminile, della memoria. Studio e approfondisco temi, personaggi, storie e  provo ad affrontarli attraverso gli strumenti che le diverse discipline artistiche ci mettono a disposizione. E che sono in continuo movimento, come lo spettacolo dal vivo, la musica, la letteratura, ma anche il cinema.

Ha portato in scena opere di Fassbinder, Marlowe, Seneca, de Beauvoir e due omaggi a D’Annunzio e Margot Fonteyn. Da diversi anni, però, i testi li realizza lei stessa.

Scrivere testi per il teatro, sceneggiature per il cinema, racconti e libri per ragazzi fa parte del mio percorso, che cerco di rendere ogni giorno più profondo, accurato. E il più lontano possibile dall’ovvietà, dalla mediocrità… che detesto.

Le ultime regie dei suoi spettacoli sono tutte curate dal suo compagno, Rodolfo Martinelli Carraresi. Come descriverebbe il vostro legame?

Rodolfo è il mio compagno da più di venticinque anni e padre dei miei due meravigliosi figli, è  naturale pensare di costruire insieme anche un percorso artistico. Ma, ovviamente, sono felice di affrontare esperienze lavorative pure con altri registi. Per esempio, ora sono in scena con Il seduttore di Diego Fabbri e diretto da Alessio Pizzech. Lo spettacolo ha debuttato al San Babila di Milano e affronterà  una tournée di due anni. Poi, è in uscita il film L’ultima fattucchiera, di Eugenio Attanasio e Davide Cosco, racconto di Cecilia Faragò, l’ultima donna processata per stregoneria nella Calabria del ‘700. E ho accettato, con piacere, di lavorare con Giovanni Virgilio nel suo La bugia bianca, storia degli stupri etnici in Bosnia.

Inevitabile non parlare degli scandali sessuali che negli ultimi mesi hanno scosso il mondo dello spettacolo (e non solo). Tra Harvey Weinstein, le accuse rivolte a Fausto Brizzi e la continua, delicata questione della disparità di genere.

Da anni, come testimonial di Amnesty International, mi occupo di tenere sempre viva l’attenzione  contro la violenza di genere e la volgarità che la donna subisce. Ho portato in scena e scritto diversi testi su questo argomento, tra cui Safa e la sposa bambina e Sui gradini del cielo dedicato a Sara Di Pietrantonio, che tra l’altro ho conosciuto. (I testi faranno parte del volume Angelo, edito da Armando Curcio Editore in uscita nel 2018, ndr). Credo si debba lavorare molto sull’educazione, intervenire su istituti scolastici e formazione: unici strumenti che permettono la progressione di un popolo. Vorrei che le arti sceniche fossero materie di studio importanti fin dai primi anni della scuola dell’obbligo come già, da sempre, in molti paesi europei. I giovani dovrebbero tenere alta la propria autostima, attraverso la pulizia della propria coscienza e il continuo desiderio di conoscenza. Questo è quello che insegno ai miei figli, a loro dico sempre: «Combattiamo le cause, perché è inutile criticare gli effetti se non si lavora sull’origine di un male».



Condividi