Tracce di Bene, un’eccezionale testimonianza che, da una prospettiva originalissima, restituisce un’immagine inedita di Carmelo Bene

Il merito non da poco del film di Sansonna è di aver evitato un approccio monumentalizzante, restituendoci una figura umanissima, quella di Carmelo Bene, con la quale non dialogare (la dialettica appartiene alla Storia) ma con cui incontrarsi, in un attraversamento che libera nuove ed entusiasmanti figure dell’Essere

  • Anno: 2017
  • Durata: 56'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Giuseppe Sansonna

Per parlare della preziosa testimonianza di Giuseppe Sansonna su Carmelo Bene, Tracce di Bene, resa possibile grazie all’inestimabile contributo fornito da Giancarlo Dotto, bisogna, senza dubbio, partire dal titolo, ovvero interrogarsi sul significato di “traccia”. Durante il film vediamo lo stesso Carmelo prodursi in una delle ennesime arringhe contro il concetto di tempo: del resto è ormai arcinoto, almeno tra i suoi estimatori, che Bene disprezzasse la dimensione cronologica, sede naturale della ‘rappresentazione’, predicando in tutti i modi il tempo degli Stoici, l’Aion, quella dilatazione in cui, invece, si può fare un’esperienza al di fuori del Senso e della Storia, dell’ordine simbolico.

Se il presente non esiste – diceva Bene – figuriamoci il passato. Di esso, semmai, restano solo tracce, che nel film di Sansonna si materializzano nell’evanescenza di una voce (spettrale, nel senso di ‘disincarnata’), quella di Bene, che non cessa di rimandare ad un fuori campo ‘assoluto’. Ciò che però, a parere dello scrivente, farà sussultare chi avrà il piacere di vedere il film (che, lo ricordiamo, verrà proiettato all’interno della sezione Riflessi della Festa del Cinema di Roma, il 31 Ottobre alle 19,30 al MAXXI), è che il Nostro, riferendosi al ‘modo’ (che poi, a rigore modo non è, giacché è un andare al di là di esso) di intendere la propria opera, dichiara espressamente l’importanza decisiva che ‘l’emozione’ riveste nel determinare non solo il valore, ma proprio l’esistenza, la consistenza ontologica di ciò che si pone in quanto ‘fenomeno’. Se non c’è emozione non si è. Chi scrive è persuaso che questa affermazione sia decisiva e scagioni Bene dall’etichetta di ‘cattivista’ che tanti idioti gli hanno affibbiato nel corso della sua carriera, fraintendendo sistematicamente il significato (o il significante) delle sue uscite pubbliche.

Il merito non da poco del film di Sansonna è di aver evitato un approccio monumentalizzante, restituendoci una figura umanissima con la quale non dialogare (la dialettica appartiene alla Storia) ma con cui incontrarsi, in un attraversamento che libera nuove ed entusiasmanti figure dell’Essere. Le conversazioni tra Bene e Dotto, nonché il resoconto di quest’ultimo su alcuni delicatissimi e assai commoventi episodi, valicano la narrazione tipica delle gesta beniane. La coerenza di Bene, il suo eroismo, l’auto sgambettamento continuo, l’autodistruzione (unica alternativa possibile al detestabile narcisismo) e la ricerca forsennata rivelano la moralità infinita di un uomo che ha immolato se stesso, fino a svanire, scomparire. “Il soggetto dov’è”, diceva Bene: bisogna farsi fuori (“Sono anni che prendo a calci in culo me stesso”), dissolversi, soprattutto in scena, smetterla di “produrre capolavori, per essere capolavori” (annullando la distanza tra creatore ed opera, anzi, più precisamente, decostruendo tout court il concetto d’autore).

Già da sole queste considerazioni rendono l’idea della bontà di Tracce di Bene, ma Sansonna, grazie anche all’ausilio di due straordinari attori, Luigi Mezzanotte (molto attivo assieme a Carmelo Bene negli anni sessanta) e Flavio Bucci, si è prodotto nell’arditissimo (e riuscito) tentativo di dare corpo all’autobiografia (immaginaria) di Carmelo, partendo dall’infanzia (le messe, le ostie mangiate di nascosto, le morbosità dei preti, e soprattutto le lezioni di canto della zia Raffaella) fino ad arrivare all’episodio tragico-comico del manicomio in cui fu temporaneamente recluso: di ritorno a Campi Salentina, dopo l’estenuante (40 repliche) messa in scena del Caligola di Albert Camus, Bene comunicò ai suoi l’intenzione di sposarsi con una donna più grande di lui (Giuliana Rossi, che poi scrisse anche un memoriale, I miei anni con Carmelo Bene). La reazione fu drastica e, con un’operazione molto simile ad un sequestro di persona, il giovane Bene, notte tempo, sedato e successivamente legato, venne trasferito nell’ospedale psichiatrico del paese. Non vogliamo svelare troppo, segnaliamo solo la bellissima soggettiva in cui, attraverso lo sguardo del recluso, vediamo i volti dei folli avvicinarsi alla macchina da presa, come se facessero parte di una sorta di processione di adoratori diretta verso l’oggetto del culto (episodio che poi verrà metabolizzato e inserito in Nostra Signora dei Turchi).

E, infine, si fa per dire, Giuseppe Desa da Copertino, il guardiano di porci, il santo ‘illetterato et idiota’, che, dispensato dal fardello del pensiero, levitava, volava, a bocca aperta, come i cretini, metafora perfetta di quel Sud del Sud dei Santi in cui Carmelo si fece le ali.

Sansonna ci regala delle immagini di rara bellezza, con il santo a mezz’aria, lo sguardo perso, in completo abbandono, fiero della sua demenza. E poi il palazzo Moresco, i turchi, la religione, l’amore (inteso come clausura), Pier Paolo Pasolini……

Segnaliamo che il film in questione è stato sostenuto produttivamente dalla Radiotelevisione di Stato di San Marino, il che, ancora una volta, testimonia inequivocabilemente quanto le istituzioni culturali del nostro paese siano assenti, incapaci di valorizzare anche le più significative risorse di cui disponiamo, e l’incalcolabile valore di Carmelo Bene non si è sottratto a questa drammatica miopia.

Tracce di Bene andrà in onda su Sky Arte il 2 Novembre alle 21,15 e su San Marino TV l’8 Novembre.

Tracce di Bene è un documento eccezionale, di cui dobbiamo essere grati all’autore, che, crediamo, debba essersi prodotto in un’audace e certosina ricerca per raggiungere tali risultati. Non mancate, dunque, di intervenire all’imminente proiezione romana.



Condividi