Billions prima stagione: analisi di una serie tv Parte 3. Hanno tutti ragione

Costruiti sapientemente dagli ideatori, gli sceneggiatori Brian Koppelman e David Levien e da Andrew Ross Sorkin giornalista finanziario del New York Times, a tutti i personaggi, dai principali a quelli minori, vengono affidati dialoghi che non soltanto portano avanti la storia, ma che aiutano lo spettatore a capirne i retroscena.

  • Anno: 2016
  • Durata: 12 episodi da 60'
  • Distribuzione: Sky Atlantic
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Neil Burger, Scott Hornbacher, James Foley, Neil LaBute, Stephen Gyllenhaal, John Dahl, Susanna White, Karyn Kusama. Anna Boden & Ryan Fleck

Leggi la prima e la seconda parte

Nell’arco delle dodici puntate della prima stagione della serie tv di Showtime, Billions, in onda su Sky Atlantic, si alternano i momenti pubblici e privati dei protagonisti, Chuck Rhoades (Paul Giamatti) e Bobby “Axe” Axelrod (Damian Lewis) dei personaggi secondari e dei personaggi minori.

Costruiti sapientemente dagli ideatori, gli sceneggiatori Brian Koppelman e David Levien e da Andrew Ross Sorkin giornalista finanziario del New York Times (e non imparentato con lo sceneggiatore Aron Sorkin), il cui alter ego nella serie è il personaggio di Michael Dimonda, giornalista di Wall Street, di cui sia Axe che Chuck tentano di servirsi; a tutti i personaggi, dai principali a quelli minori, vengono affidati dialoghi che non soltanto portano avanti la storia, ma che aiutano lo spettatore a capirne i retroscena. Le azioni, i gesti, anche lo scambio di un panino per il pranzo oppure un incontro casuale, o una battuta all’apparenza fuori luogo, tutto veicola informazioni preziose per arricchire la narrazione e per farci conoscere i lati oscuri dei personaggi, ad un ritmo che consente sempre allo spettatore di elaborare quello che sta succedendo, mentre la trama si infittisce sempre per arrivare allo scontro finale tra Chuck e Axe.
Temi ricorrenti della serietv Billions sono i lati oscuri, la manipolazione, la linea sottile tra il bene e il male, il desiderio di rivalsa dalle origini umili, i padri ingombranti ma soprattutto il fatto che tutti abbiamo bisogno di un tetto, come ci ricorda anche la canzone di Bob Dylan che chiude il penultimo episodio Gotta Serve Somebody.
Prima dell’incontro-scontro tra Bobby Axelrod e Chuck Rhoades, che lascia aperta la partita e preannuncia la nuova serie tv, andata in onda da febbraio di quest’anno su Sky, Axe incontra Bryan Connerty , il braccio destro di Chuck. E’ l’ultima episodio della serie tv e sebbene siano in guerra da dodici puntate, Axe non ha mai dichiarato il suo pensiero personale su Chuck Rhoades. Lo consegna a Bryan, facendogli una corte spietata e offrendogli un posto nell’ufficio legale che cura i suoi interessi. Torna uno dei temi ricorrenti della storia: che cosa ti spinge a lavorare per una buona causa quando potresti guadagnare molto di più lavorando dall’altra parte della barricata? E se per Chuck Rhoades la risposta è nella carriera politica, di cui il posto da procuratore distrettuale è il trampolino di lancio, per il giovane Bryan Connerty, suo alter-ego buono sembra essere il senso di giustizia e di fare bene il proprio lavoro, “Io lavoro sodo e basta”, come dichiarerà ad Axe.
Lo sceneggiatore Aaron Sorkin, ideatore tra le altre cose della serie televisiva West Wing, interpretata da Martin Sheen nel ruolo del Presidente del Stati Uniti, sostiene che quando si scrive un dialogo bisogna fare in modo che abbiano tutti ragione. E’ sicuramente a questa scuola di pensiero a cui si affida il gruppo di sceneggiatori di Billions , senza schierarsi senza fare propaganda, ricordandoci sempre che anche chi è seduto dal lato dei buoni ha le sue perversioni, le sue debolezze e soprattutto le sue ambizioni. Chuck Rhoades può ricordare per certi aspetti quel filone di personaggi che per ottenere il bene devono compiere il male, come l’infernale Quinlan di Orson Welles, il commissario protagonista di Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, o anche Ugo Tognazzi nel ruolo del giudice a caccia di prove per incastrare uno spregiudicato imprenditore coinvolto in un omicidio ne In nome del popolo italiano di Dino Risi per trasformarsi alla fine in un giustiziere che non ha nulla da perdere, come il poliziotto protagonista de Il grande caldo di Fritz Lang.
Lo sai, l’unico nemico pericoloso di uno che ha risorse illimitate è uno che non ha nulla da perdere: Chuck Rhoades è nato con la camicia, ma non è come la borghesia dell’Upper East Side in decadenza che è disposta a svendere i sontuosi palazzi di famiglia ai nuovi ricchi come Axe, per pagare i debiti di una vita dispendiosa e indolente. Chuck Rhoades deve sbarazzarsi dei fantasmi del suo passato, della sua famiglia, delle radici, dell’appartenenza ad una casta che lo ingombra, e per farlo è necessario un nemico che rappresenti esattamente l’opposto di tutto quello da cui proviene. Bobby “Axe” Axelroad.
Anna Quaranta

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Utlima modifica: 12 Giugno, 2017



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