The circle, il film con Tom Hanks e Emma Watson, da oggi al cinema

In The circle una trama e una regia lineari, più televisive che cinematografiche e senza effetti spettacolari, servono a veicolare al grande pubblico temi inquietanti che fanno parte della contemporaneità e sempre meno, ormai, della fantascienza

  • Anno: 2017
  • Durata: 110'
  • Distribuzione: Adler Entertainment, Good Films
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: James Ponsoldt
  • Data di uscita: 27-April-2017

Sinossi
Per lavorare nella multinazionale più importante del paese, che paga molto bene i suoi dipendenti ed elargisce loro ogni sorta di benefit, la giovane Mae non deve solo lasciare l’impiego precedente ma a poco a poco abbandonare tutto ciò che ha amato fino a quel momento, con l’obbligo di mantenere sempre il sorriso sulle labbra perchè una moltitudine di telecamere la segue senza sosta.

La parola circle, che potrebbe essere associata alla tenerezza di un girotondo d’infanzia oppure alla nobile ispirazione di un circolo culturale, qui invece evoca soltanto oggetti, più esattamente merci, che vanno dall’occhio tondo della telecamera nascosta alla circonferenza sigillata di un braccialetto di sorveglianza. Proprio questa caratteristica rende perfetto il marchio che dà il titolo sia al romanzo scritto da Dave Eggers nel 2013, sia al film che James Ponsoldt ne ha tratto: The circle, infatti, evoca la stessa ambiguità dei loghi e delle campagne pubblicitarie di alcune grandi aziende della nostra società, che sbandierano simboli costruttivi e valori altruistici per celare, purtroppo, prepotenze e nefandezze inenarrabili sia in casa propria che su scala planetaria.

Una trama e una regia lineari, più televisive che cinematografiche e senza effetti spettacolari, servono a veicolare al grande pubblico temi inquietanti che fanno parte, ahimè, della contemporaneità e sempre meno, ormai, della fantascienza. In questo stesso senso pensiamo che vadano inquadrate anche le scelte di casting che hanno privilegiato volti da “inquilino della porta accanto” e interpretazioni da “normale vita quotidiana”. A ben guardare, ciascun attrice/attore sembra approfondire una porzione ben definita della tematica, esprimendo attraverso il proprio personaggio un monito importante alle aberrazioni che il grande fratello orwelliano potrebbe introdurre nell’esistenza di ognuno di noi: se la bella Annie (Karen Gillan) ci ricorda che perfino gli esemplari più efficienti della specie umana non sono stati creati per viaggiare alla velocità di una macchina, computer o aereo che sia, Mercer (Ellar Coltrane) focalizza l’impossibilità di resistere alla mentalità dominante di una massa simile alla folla manzoniana ma modernamente collegata in rete, che definisce disadattato o addirittura psicopatico chi amerebbe vivere in autentico contatto con le persone e con la natura, e lo spinge all’emarginazione attraverso la calunnia e la persecuzione.

Le ragioni della generazione cresciuta senza cellulare e senza internet sono tenute alte da Vinnie e Bonnie (interpretati da Bill Paxton e da Glenne Headly): adulti ancora capaci di essere indipendenti dai sistemi di comunicazione di massa, offrono l’esempio di chi sa vivere un’esistenza vera e piena di sentimento anche quando i problemi sembrano insormontabili. La faccia da buono di Tom Hanks è funzionale alla caratterizzazione del subdolo villain con la maschera da altruista gentile, mentre gli occhi ingenuamente trasparenti della protagonista, il cui nome è molto simile a quello di un noto computer, Mae (Emma Watson), ci mettono in guardia dalla plagiabilità delle nuove generazioni – nel film i dipendenti della multinazionale sono tutti giovani che vivono da soli, senza figli, lontani dalla famiglia d’origine, cresciuti a suon di email e sms che per loro stessa natura oppongono l’immediatezza alla ponderazione – quando non riflettano sull’importanza fondamentale che rivestono la libertà e la privacy di ciascun individuo per l’umanità intera. La geometria di un cerchio, per quanto perfetta appaia, non può racchiudere la natura, l’arte e la poesia: la felicità scapperà sempre altrove.

Lucilla Colonna

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Utlima modifica: 27 Aprile, 2017



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