Nonno scatenato

  • Anno: 2016
  • Durata: 102'
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Dan Mazer
  • Data di uscita: 13-April-2016

Sinossi: Jason (Zac Efron) sta per sposarsi con la figlia del suo capo e diventare così socio nello studio legale del suocero. Quando però il puritano Jason cade nella trappola del nonno Dick (Robert De Niro), che lo costringe ad accompagnarlo a Daytona per le vacanze di primavera, le sue nozze vengono messe seriamente a rischio. Tra feste, risse da bar e una serata epica di karaoke, Dick vuole godersi il viaggio più selvaggio della sua vita sempre al massimo. Alla fine il nonno zozzone e il nipote bacchettone scoprono di poter imparare molto l’uno dall’altro e creare quel legame che non avevano mai avuto prima.

Recensione: In L’ombra dell’autore. Teoria e storia dell’autore cinematografico, Guglielmo Pescatore rileva come certi registi, una volta conquistatesi la loro sudatissima reputazione, siano riusciti nell’impresa di trasformare il proprio nome in brand; niente di più vero se si considera il fatto che, nell’epoca del postmoderno, autore e spettatore mostrano quasi simbioticamente la necessità di riconoscersi in determinati marchi di fabbrica. Al di là di discorsi astratti è tuttavia assolutamente innegabile il peso che alcuni nomi assumono nelle scelte e nell’immaginario del pubblico e, se è vero che nel cinema d’oggi è sempre più in atto quell’inarrestabile processo di costruzione dell’autore come divinità, appare impossibile negare che, da che mondo è mondo, alle divinità si perdona tutto. La questione chiaramente non riguarda soltanto i cineasti circondati, sulla scia di glorie passate, da un’aura di santità ma anche diversi attori che, negli ultimi anni, sembrano essersi presi una pausa da quel cinema che si riesce ancora chiamare tale.

Robert De Niro è uno di questi; intoccabile, inarrivabile e impareggiabile. Dove c’è lui c’è casa, c’è successo, c’è spettacolo. Se arrivati all’ingresso del cinema ci si ostina a indugiare davanti alle locandine basta scorgere il suo nome per sciogliere ogni rimostranza. Eppure, dopo una carriera nel segno di Bertolucci, Coppola e Scorsese, uno degli attori più versatili di sempre ha deciso di esagerare un po’ troppo con le doti camaleontiche avventurandosi in film di dubbio gusto e criticatissimi. Se la partecipazione alla pellicola rivelazione del 2013 Il lato positivo aveva fatto sperare nel suo rinsavimento cinematografico l’arrivo di Dirty Grandpa ha segnato il punto più basso di questa seconda stagione di Bob De Niro. Sia chiaro, Nonno Scatenato (traduzione italiana che prende il posto dell’improponibile versione iniziale Nonno Zozzone) non è certamente un capolavoro ma, a conti fatti, qualche risata la strappa, anche se a mezza bocca. Il regista Dan Mazer si conferma assolutamente brioso (forse un po’ troppo) nel portare in scena situazioni perennemente sopra le righe mentre Zac Efron canta, ancora, ricordando i “bei” tempi andati di High School Musical e Hair Spray. Ma quello che realmente stona è, appunto, la prova di De Niro. Un po’ Christian De Sica senza la spalla Boldi, un po’ Will Ferrell in versione “stagionata”. Non c’è accordo, non c’è armonia, e risulta vagamente triste rendersi conto che il primo vero ruolo sbagliato di quest’attore è un ruolo ridicolo fin dall’inizio.

In una storia che di per sé non ha alcuno spunto interessante se non la supposta irriverenza di certe battute che, a un secondo ascolto, si rivelano trite, ritrite e piuttosto volgari, il viaggio on the road (Jack Kerouac ci perdoni) di un ingessato nipote (Efron) e del suo nonno scatenato (De Niro, appunto) più che mettere a nudo (verrebbe da dire letteralmente…) la vera natura del primo dinnanzi all’improponibile veste del secondo riesce nell’impresa di ridicolizzare un interprete che del cinema ha fatto la storia. Passi per il continuo desiderio di «fottere, fottere, fottere!» o per le risate al limite della sguaiatezza, ma grandpa Bob che si masturba davanti a un porno per poi offrire, una volta scoperto, un whisky al nipote con le mani ancora sporche è troppo. Non avesse settantadue anni, rischierebbe davvero di compromettersi la carriera.

È tuttavia chiaro che, con un attore diverso nei panni dello spregiudicato anziano, l’indignazione generale sarebbe senza dubbio ridimensionata. La commedia demenziale va forte in America e, con tutte le eccezioni del caso, è stata in grado di proporre prodotti d’intrattenimento anche piuttosto godibili. Dirty Grandpa diverte a metà, forse perché si è impegnati a scuotere il capo dinnanzi alla débâcle deniriana, forse perché manca un po’ di coraggio. È tagliente, sferzante, sempre sul punto di far gridare al razzismo e all’omofobia poi però si perde, propone stucchevoli scenette sul valore dell’amore e della fedeltà accompagnate dalle note di canzoni melense lasciando sospesa ogni velleità affilata. Si ride ma non c’è coraggio e quasi si cede al compromesso che è all’opposto del politically incorrect di cui la pellicola aveva fatto vanto. Efron è sempre più Disney nonostante gli anni che passano ed esibisce il gran fisico evidentemente per sopperire alle ben più carenti doti attoriali. Una carriera in caduta libera la sua, tra canti fuori luogo e dita nel sedere infilate dal ben più navigato nonno cinematografico. Ma se, comprensibilmente, Efron fa fatica ad accettare l’idea che il conto in banca possa assottigliarsi se non si ha più diciassette anni e si sa solo zompettare cantando, molto meno giustificabile appare la scelta di De Niro. Mai si era toccato un punto più basso, neanche laddove ci si espone consapevolmente al brivido del B-movie. E, se davvero il ritorno sulla retta (e vecchia) via appare ormai lontano, che ci venga riproposto almeno lo stagista di Anne Hathaway.

Ginevra Amadio

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