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FUORI ORARIO

Lontano dal paradiso di Todd Haynes

Il film inizia come un romanzo di Tolstoj: tutto è retto dalle convenzioni borghesi che sono diventate quasi una seconda natura, ma si danno momenti inaspettati di autenticità che sembrano spezzare in modo epifanico, ma momentaneo, il grigio conformismo che regge le relazioni tra uomini e donne. Ma poi si rivela un film alla Dostoevskij in quanto Cathy e Ray, se sono colpevoli, sono colpevoli di innocenza – infatti l’innocenza si perde non solo quando ci si scopre colpevoli, ma anche quando ci si scopre innocenti.

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Lontano dal paradiso (Far from Heaven) è un film del 2002 scritto e diretto da Todd Haynes, nel quale vengono trattati diversi temi: le differenze di classe; l’omosessualità; l’integrazione razziale nell’America degli anni Cinquanta; la figura della donna, capace di evolversi, capace di affrontare da sola le difficoltà della vita.

Sinossi: Nel Connecticut degli anni ’50, Cathy Whitaker, è una madre di due bambini e moglie irreprensibile di Frank Whitaker, venditore di successo di televisori. La loro unione è il modello della perfetta famiglia americana in cui tutto il vicinato si identifica. Cathy è una casalinga che si dedica alla beneficenza e organizza party per le persone che contano. Tutto appare perfetto, fino a quando lei non conosce un giovane uomo di colore, Ray, il suo giardiniere, con il quale Cathy intrattiene brevi e piacevoli chiacchierate, mentre suo marito resta a lavoro fino a tardi.

Proprio in occasione di un suo ritardo, Cathy decide di andare a trovare Frank in ufficio sorprendendolo in palesi rapporti omosessuali con un uomo conosciuto in un bar. La coppia cercherà di arginare il problema del marito con consulti psichiatrici, anche se in qualche scatto d’ira Frank colpirà il viso di Cathy lasciando quei segni che faranno insospettire il vicinato e, soprattutto, impietosire il giardiniere. Ray, quindi, chiede alla donna di accompagnarlo in campagna per trascorrere un pomeriggio senza pensare ai problemi di casa e lei, dopo aver titubato, decide di andare con lui. Giunti in un locale per soli neri, Cathy viene avvistata da una maligna concittadina, che non aspettava altro per gettare fango su di lei. Nel giro di poco tempo tutta la città viene a sapere che Cathy Whitaker era in compagnia di un giovanotto di colore. Questo comporta una sospensione dal lavoro al marito, il quale non trattiene la sua rabbia e l’accusa di aver rovinato la sua rispettabilissima carriera e moralità. Quindi Cathy decide di chiudere la pericolosa amicizia, chiarendo con Ray il suo gesto.

Col passare dei giorni la coppia si rasserena e decide di partire per festeggiare il capodanno a Miami. In un’oasi di pace, però, Frank incontra un giovane gay che lo seduce. Al loro ritorno si sentono ancora gli effetti dell’amicizia tra “la donna bianca e l’uomo di colore”, tant’è che la figlia di Ray viene ferita da una sassaiola. Alcune settimane dopo Frank rientra a casa in lacrime, confessando alla moglie di non riuscire più a nascondere i suoi sentimenti per il giovane incontrato a Miami. Cathy, freddamente, intuisce che è l’ora di concedere il divorzio e, venuta a conoscenza dell’incidente della figlia del giardiniere, corre da Ray, il quale però la informa che a breve lui e la figlioletta lasceranno la città a causa delle continue dicerie e delle vessazioni subite.

Lei dunque si ritrova sola a casa, senza Ray, per cui sente un’attrazione, e senza Frank, che intanto se n’è andato dal suo amante. Decide quindi di confidarsi con una sua cara amica che, di fronte alla notizia dell’omosessualità di Frank, resta incredula ma dà un forte conforto a Cathy, di fronte invece alla notizia della platonica amicizia con l’uomo di colore, le volta le spalle e se ne va. Cathy, nuovamente da sola, ripensa alla partenza di Ray e di sua figlia, va quindi alla stazione dei treni per salutarli, incontrando Ray proprio quando il loro treno è in partenza. [Da Wikipedia]

Recensione: Il regista si ispira (mettendo in atto un’operazione che alcuni critici hanno definito “meta-cinematografica”) agli illeciti grandi amori raccontati nei mélo alla Douglas Sirk degli anni cinquanta (e – perché no, anche se molto alla lontana – ai film di Rainer Werner Fassbinder). Noi ci limiteremo solo a qualche sottolineatura.

Fin dall’inizio i grandi giardini di betulle rimandano al giardino dell’Eden a cui fa riferimento il titolo del film. Questo ci mette subito sull’avviso: dobbiamo in qualche modo aspettarci una caduta da un qualche presunto stato d’innocenza; ma – come vedremo – si tratterà di una caduta strana e un po’ paradossale.

Il film inizia descrivendo la falsa innocenza che regola le relazioni sociali tra i vari personaggi della classe media americana negli anni cinquanta. Tutto è retto dalle convenzioni sociali che ormai sono state a tal punto introiettate e generalizzate da diventare una sorta di seconda natura dove quello che si mostra è tale solo all’apparenza. La famiglia, che dovrebbe essere il luogo in cui vivere le relazioni più intime e profonde, è, invece, un’istituzione falsa e svuotata di senso che dà una ideale immagine di sé (quella della pubblicità e dei rotocalchi alla moda) che non corrisponde alla realtà dei fatti, realtà che è quella della sua disgregazione. Il regista sapientemente descrive questa borghesia ipocrita e perbenista per contrasto: infatti mostra – di contro all’immagine idealizzata che della famiglia ha la società americana dell’epoca – una famiglia la cui immagine perfetta progressivamente si crepa e si corrompe rivelando nella loro falsità e convenzionalità i rapporti interpersonali di cui consiste.

Sotto la superficie lucida e ben pettinata della “Famiglia Magnatech” covano quelle pulsioni incontrollate ed incontrollabili che la società del tempo sentiva come potenzialmente pericolose e che voleva rimuovere se non addirittura esorcizzare cacciandole fuori da se stessa. Se questo è vero, pur tuttavia la vicenda di  Frank Whitaker è differente dalla vicenda di Cathy Whitaker. Frank scoprendosi omosessuale trasgredisce la morale sessuale ed i codici comportamentali della società dell’epoca e quindi rispetto ad essa egli è colpevole, eppure proprio perché la sua trasgressione viola questi codici non fa altro che implicitamente confermarli – non è un caso se la sua omosessualità dopo un primo moto di scandalo trova nella società un atteggiamento indulgente e alla fine tollerante; così non è per Cathy che quando racconta alla sua amica del marito trova in lei comprensione; comprensione che viene subito meno quando Cathy decide di confidare all’amica il suo amore platonico per Ray, il giardiniere di colore. In effetti la ‘colpa’ di Cathy e Ray ha uno statuto diverso dalla ‘colpa’ di Frank. Infatti a proposito della omosessualità di Frank abbiamo parlato non di colpa, ma di trasgressione. La colpa di Frank è l’aver violato un codice di comportamento, ma tale violazione conferma nel momento stesso in cui lo trasgredisce tale codice – non così per la relazione tra Cathy e Ray: la loro è una trasgressione di tipo diverso; loro sono colpevoli di innocenza. In effetti la loro relazione è una relazione di simpatia ed amicizia che è, sì, attraversata da un implicita tensione, ma che non si trasforma mai in una relazione amorosa – Cathy non inizia una relazione extraconiugale con Ray; anzi, quando scoppia lo scandalo per la loro frequentazione, Cathy subito interrompe tutti i rapporti con lui. Quindi – per quanto da un punto di vista non proprio pulsionale, ma sentimentale ed umano, Cathy si senta attratta da Ray – lei non trasgredirà mai i codici di comportamento della società dell’epoca: la sua non è una trasgressione, oppure è una trasgressione, ma che si dà ad un altro livello. Lo stesso si dica per Ray. La loro colpa non è una trasgressione, ma è la loro stessa innocenza. La loro trasgressione è la loro stessa innocenza vissuta senza finzioni e senza la paura di esporsi all’altro preso in tutta la sua alterità. L’uno viola il mondo dell’altro: Ray va con la figlia a visitare la mostra d’arte contemporanea – lui un nero nel mondo dei bianchi. Cathy accetta l’invito a pranzo nel locale dei neri – lei una bianca nel mondo dei neri. Questa è la loro colpa: essersi immischiati l’uno nel mondo dell’altro.

“Come ci si sente ad essere il solo (bianca o nero) nella stanza?”. Se la trasgressione di Frank si dà in qualche modo confermando l’ordine che trasgredisce comunque restando all’interno di quel mondo, la trasgressione di Cathy e Ray si dà proprio come sconfinamento tra due mondi. Questo sconfinamento non sarà perdonato loro. Se la trasgressione di Frank proprio trasgredendole riconferma le regole del mondo (è la classica eccezione che conferma la regola); la trasgressione di Cathy e Ray mette in crisi i rispettivi mondi di appartenenza. Nella relazione di Cathy e Ray i rapporti umani non sono più mediati dall’istituzione, dalla società e dalle sue regole false ed ipocrite: essi si incontrano come due persone (due nude vite) e non come una bianca ed un nero – ecco la loro colpa. É la loro innocenza a non poter essere perdonata né dal mondo dei bianchi, né dal mondo dei neri. La loro colpa è quella di aver voluto tentare di vivere una relazione umana senza frapporre nel mezzo le regole di comportamento ed i codici morali dei loro rispettivi mondi. In Ray come in Cathy non c’è scissione, frattura tra essere ed apparire; cosa che non si può dire nel caso di Frank. In Frank c’è un conflitto tra convenzioni sociali e pulsione vitale. Nella società si dà separazione senza conflitto: le convenzioni sociali sono diventate quasi una seconda natura e le pulsioni sono semplicemente rimosse; mentre in Cathy e Ray essere ed apparire sono la stessa cosa senza frattura: ecco la loro innocenza. Lo si capisce nell’episodio della mostra d’arte contemporanea: nell’arte contemporanea il contenuto è la forma; mentre nella società ipocrita e falsa dell’America degli anni cinquanta tra forma e contenuto si dà una frattura anche se non vissuta in modo tragico: semplicemente le forme sono comportamenti esteriori e convenzionali, mentre i contenuti pulsionali sono rimossi o repressi o soffocati; comunque sia la forma non è il contenuto: ecco un modo di descrivere l’ipocrisia. Un passo molto bello è quando Ray di fronte ad un quadro di Mirò accanto a Cathy afferma: “In fondo l’arte astratta riprende quel discorso che si era interrotto con la fine dell’arte sacra”.

L’innocenza di Cathy e Ray sta proprio nel fatto che in loro non si dà scissione tra forma e contenuto, tra essere ed apparenza (la signora Whitaker è talmente affettata da essere aggraziata ed è talmente aggraziata da sembrare affettata) – mentre nella società borghese americana essere ed apparire sono completamente dissociati; per questo quella stessa società non può perdonare la sua innocenza a Cathy: essa è colpevole di innocenza. Lo stesso vale per Ray anche se la comunità nera è scissa in quanto si autocomprende solo in relazione alla sua opposizione  alla società dei bianchi: un’opposizione generata dall’esclusione e quindi incapace di sovvertire quella esclusione – cosa che invece fa Ray comparendo (misteriosamente) nel mondo dei bianchi. L’esclusione dei neri dal mondo dei bianchi compatta i neri in una comunità stretta dall’odio e da un atteggiamento di radicale opposizione… Ray e Cathy si incontrano nella loro nudità di persone spogliandosi dalle regole dei rispettivi mondi non comunicanti ed incomunicabili… per ora almeno. Certo, Cathy e Ray hanno aperto una breccia: il loro resta ancora un incontro impossibile, ma non lo sarà ancora per molto! Intanto il film finisce con la cacciata dal paradiso.

Il film inizia come un romanzo di Tolstoj: tutto è retto dalle convenzioni borghesi che sono diventate quasi una seconda natura, ma si danno momenti inaspettati di autenticità che sembrano spezzare in modo epifanico, ma momentaneo, il grigio conformismo che regge le relazioni tra uomini e donne che hanno rimosso quanto di vivo hanno in cuore (emozioni, sentimenti, vissuti ecc.)… ma poi si rivela un film alla Dostoevskij in quanto Cathy e Ray, se sono colpevoli, sono colpevoli di innocenza – infatti l’innocenza si perde non solo quando ci si scopre colpevoli, ma anche quando ci si scopre innocenti (come ebbe a dire Emilio Garroni); e questo è il caso!

Ancora qualcosa su questo “Dramma dell’innocenza”. Ray compare nel giardino di betulle di Cathy come un intruso – egli dal punto di vista della società borghese, ipocrita e falsa, è il serpente tentatore: cioè colui che attenta con la sua intrusione alla falsa innocenza (convenzioni diventate una seconda natura) della società bianca razzista; e questo lo fa in quanto interpella Cathy non in riferimento al suo ruolo, ma in quanto persona. Egli “tenta” Cathy spingendola ad avere un rapporto autentico e un incontro personale con lui. Questa è la colpa: aprirsi e vivere una relazione umana e personale senza la mediazione delle convenzioni e delle regole borghesi che alienano l’uomo. Cathy, novella Eva, si lascia avvicinare da Ray ed intrattiene un dialogo con lui (strano serpente che la tenta ad essere ciò che è e quindi la tenta al bene e non al male). Rispetto alla falsa innocenza della società americana ipocrita e conformista, un rapporto umano non può non apparire se non come una tentazione da respingere il più lontano possibile!! A partire dal punto di vista di questa falsa innocenza una relazione umana appare proprio come il peccato ed è per eccellenza capace di destabilizzare l’ordine morale e sociale costituito. La loro colpa? Quella di essersi immischiati l’una nel mondo dell’altro! La loro trasgressione è quella del terzo incluso: principio scandaloso non solo per la logica!! Per cui alla fine ci si può legittimamente chiedere: ma di che colore è Cathy? Ma di che colore è Ray? Non sono più un nero e una bianca, ma sono due persone che non possono incontrarsi se non per separarsi e dividersi!! La loro effrazione forse in futuro servirà ad aprire una breccia in quella società… per ora quel falso paradiso perdura, così come non è ancora redenta quella innocenza di cui sono colpevoli Ray e Cathy.

Il film si chiude aprendosi su questa innocenza da redimere, ma che per ora resta un’innocenza irredenta – strana situazione visto che di solito è la colpa a dover essere redenta e non l’innocenza! Ma l’innocenza resta irredimibile proprio perché già redenta; per questo è assurdo parlare di una sua futura redenzione. Infatti se la colpa è l’innocenza – come in questo caso – come la si potrà redimere? Forse affermando che non ha bisogno di redenzione perché già redenta? Eppure sia Cathy che Ray sentono il bisogno della redenzione e non la trovano… infatti pur sempre il film finisce con una cacciata dal paradiso (qualsiasi cosa si intenda per “paradiso”). Se la colpa è l’innocenza non c’è redenzione che tenga. Eppure proprio per questo la salvezza resta ancora possibile.

Stefano Valente

  • Anno: 2002
  • Durata: 107'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Drammatico