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‘The Pearl Comb’: A cosa bisogna credere?

Ali Cook scrive, dirige e prende parte in carne e ossa a una dicotomia travolgente tra miti fiabeschi ed evoluzione storica delle donne nella medicina di fine ‘800

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The pearl comb

A partire dalla seconda metà degli anni 2010, il cinema horror internazionale sembra aver seguito una nuova aspirazione la cui influenza continua a condizionare le nuove uscite in sala dieci anni dopo quel periodo. Era l’epoca nella quale cineasti del calibro di Jordan Peele e Robert Eggers decidevano che spaventare l’audience con i metodi convenzionali non fosse abbastanza e che i film dell’orrore potevano perseguire contemporaneamente le strade del successo al botteghino e del valore artistico della pellicola per mezzo dei tratti distintivi del proprio autore; in particolare, la componente comedy per il primo e l’attenzione al folklore tradizionale per il secondo.

Nel 2025, a seguito di un decennio digestivo necessario per assorbire al massimo la lezione di questi registi, è entrata nel circuito distributivo la dimostrazione definitiva dell’inversione di rotta della cinematografia orrorifica contemporanea. In proiezione al Pop Corn Film Festival, The Pearl Comb è l’esordio alla regia di Ali Cook, nato in veste di comico alla stessa maniera della mente dietro Scappa – Get Out e che per collocazione spazio temporale della sua opera prima ha scelto le coste della Cornovaglia nel 1893, vale a dire una decisione che sottintende la chiara adesione al genere del folk horror, ora più che mai capace di ottenere il consenso dei critici e nel frattempo fare incetta di record al box office.

The Pearl Comb è attualmente disponibile su Disney+.

Oltre l’identità di genere

Volendo essere precisi, definire il cortometraggio un semplice folk horror non renderebbe giustizia alla stratificazione narrativa che caratterizza The Pearl Comb. L’inizio del film vede il medico Gregory (Ali Cook, stavolta nei panni di attore) fare visita a Betty (Beatie Edney), moglie di un suo parente defunto e donna sotto osservazione degli studiosi di medicina dell’intero paese a causa di una guarigione miracolosa da lei compiuta.

Fino a qui, nulla prende le distanze dal più classico dei drammi in costume, grazie all’accuratezza maniacale e quasi scientifica di scenografia e fotografia. È tuttavia con la retrospettiva dei fatti dal punto di vista di Betty che il tono e le tematiche della trama assumono pieghe imprevedibili: le ambientazioni diventano indeterminate, il confine tra realtà e allucinazione si fa labile e la descrizione delle vicende riguardanti il marito di Betty (Simon Armstrong) potrebbe senza dubbio appartenere a una favola dalle tinte gotiche.

Già dal decimo minuto in poi comincia a trasparire la presenza di qualcosa di perturbante, soprattutto nello sguardo raggelante del personaggio di Clara Paget. La conferma di un ultimo e decisivo cambio di atmosfera non tarderà a giungere; difatti, il finale che Ali Cook ha deciso di dedicare alla sua opera breve vuole saziare tanto i fan delle narrazioni di stampo romanzesco su sfondo storico quanto quelli desiderosi di forti emozioni, colpi di scena e divertissement allo stato puro, anche sanguigno.

THE PEARL COMB — Kino Short Film

Scrittura e messa in scena

Chiunque aspiri anche solo all’ideazione di un simile inscatolamento di elementi da comprimere in un arco temporale di 21 minuti (titoli compresi) deve conoscere il suo mestiere, cosa non scontata se questo chiunque è in realtà un artista che solitamente figura tra i membri del cast piuttosto che della troupe. Eppure, le virtù che stupiscono di The Pearl Comb sono in primis la continua omogeneità della storia in ciascuna fase del suo corso evolutivo e l’abilità con cui il regista mantiene l’equilibrio fra segmenti puramente descrittivi e sequenze cariche di estro visivo, su tutti il momento della camminata verso l’oceano.

Gran parte del merito, a onor del vero, va attribuito al montaggio di Sadaf Nazari, professionista con alle spalle anni di esperienza nell’editing di lungometraggi e serie tv. Sotto la sua direzione, gli stacchi tra una scena e l’altra risultano sempre naturali quando necessario, mentre in altri casi sanno catturare l’audience suscitando tensione o spavento senza che l’effetto jumpscare riveli artificiosità e distragga dal godimento della visione.

Tale è il contributo qualitativo dell’ultima fase di realizzazione che riesce addirittura a sopperire in parte a qualche difetto relativo alla sceneggiatura di Ali Cook, specie in riferimento ai dialoghi. Questi ultimi appaiono esemplificativi rispetto ai punti di forza e di debolezza della penna da cui provengono, i quali formano tra loro una sorta di paradosso: se la sfumatura ironica di certe battute è apprezzabile in quanto permette la sdrammatizzazione di situazioni che altrimenti scadrebbero nel ridicolo, al contempo l’eccessiva retorica di alcuni passaggi appiana l’effetto vantaggioso della comicità.

Un racconto da interpretare

Con buona probabilità, una manciata di aggiustamenti da parte di un dialoghista esperto avrebbero trasformato The Pearl Comb  in una pellicola esente da errori rilevabili e, per una volta, un’opera prima meritevole dell’impegno creativo che ha permesso al cortometraggio di coniugare l’ambizione drammaturgica a una resa tecnica degna di una produzione ad alto budget, caratteristica che del resto accomuna le selezioni del Pop Corn Film Festival.

Cionondimeno, le qualità maggiori dell’opera non emergono durante la sua proiezione, bensì una volta che essa è giunta a conclusione. Alla riaccensione delle luci in sala, persino dopo il consueto mormorio post film e lo svuotamento graduale delle poltroncine, i numerosi dettagli con cui l’autore ha composto il suo intreccio arzigogolato, la medicina, il fantasy, il folklore, il ruolo della donna, i narratori inaffidabili, la storia, l’orrore, tutti questi rimangono nelle menti degli spettatori, inevitabilmente confuse dall’incompiutezza morale di una favola la cui risoluzione finisce con una domanda: di che cosa voleva parlare Ali Cook?

Non bisogna sottovalutare la potenza rivoluzionaria che rappresenta il lasciare il proprio prodotto audiovisivo con dei quesiti aperti e privi di un’interpretazione univoca, tenendo conto dello stato attuale della Settima Arte. Ormai i grandi monopoli dell’intrattenimento cinematografico sono sempre più propensi a trattare i consumatori come individui privi di qualunque ragionamento critico, con la diretta conseguenza di nuove uscite che contribuiscono all’impoverimento culturale generale. Nel sistema attuale, The Pearl Comb è diventata una rarità da proteggere e diffondere, a costo di andare controcorrente.

THE PEARL COMB — Kino Short Film

The Pearl Comb

  • Anno: 2025
  • Durata: 21'
  • Distribuzione: Associak
  • Genere: Orrore, Fantasy
  • Nazionalita: Regno Unito
  • Regia: Ali Cook