Isabella Ragonese, alla 24a edizione dell’Ischia Film Festival per presentare Il dio dell’amore, ha ricevuto l’Ischia Film Award dal direttore artistico Michelangelo Messina. Per l’occasione, ci ha parlato del suo mestiere di attrice, in cui ha spaziato con successo tra ruoli comici e drammatici. Autentica cantrice delle donne, interprete tra le più intense e versatili del panorama italiano, partita dal teatro, ha costruito negli anni un percorso artistico particolarmente originale, distinguendosi per sensibilità e profondità emotiva, oltre che per l’enorme talento attoriale.
Che personaggio è il tuo nel Dio dell’amore?
È difficile da raccontare. La bellezza di questo film l’avevo percepita già in sceneggiatura, perché il regista Francesco Lagi ha anche una bellissima scrittura. Della storia amavo la struttura narrativa corale, tanto affascinante quanto difficile da mettere in scena. Da spettatrice, amo molto questo tipo di film, penso a Robert Altman, Woody Allen, a Ettore Scola in Italia. Il rischio è perdersi tra i personaggi, invece, nelle mani di un regista come Francesco Lagi, ogni carattere è raccontato in maniera organica e ognuno porta dentro di sé una sorpresa narrativa. Il mio personaggio, nel Dio dell’amore, apre e chiude il film, scatenando una serie di eventi che coinvolgeranno, in una catena, gli altri protagonisti e le loro storie. Do un po’ la scansione del tempo al film.

Isabella Ragonese premiata all’Ischia Film Festival dal direttore artistico Michelangelo Messina
Nella tua carriera hai incarnato una serie di personaggi femminili bellissimi, sempre con una grandissima forza emotiva, oltre che interpretativa. Come collochi, in questo senso, Il dio dell’amore?
Mi piace interpretare personaggi anche molto diversi tra loro. Per esempio, ero già venuta all’Ischia Film Festival per Sole cuore amore (2016) di Daniele Vicari e, nello stesso periodo, giravo Il padre d’Italia (2017) di Fabio Mollo. Una coppia di film in cui facevo due madri completamente diverse: una che non lo voleva diventare, l’altra che aveva quattro figli. Personaggi entrambi strepitosi, con storie bellissime. Sono molto attenta a questo tipo di scelte. Anche quando trovo ruoli meno originali, dentro queste maschere cerco sempre di trovare dei guizzi, delle idee particolari. Non che sia contro i tipi, perché esistono anche nella vita, come succede in Il dio dell’amore. In questo caso, per esempio, parliamo di una donna che fa una scelta abbastanza forte: vuole diventare madre e deve capire se dire o meno al proprio partner come lo sta diventando.
In effetti, tu, di madri o di donne in attesa di diventare madri, ne hai fatte parecchie.
Penso di essere l’attrice senza figli che ha fatto più volte la donna incinta. Mi chiedo, un po’ scherzosamente, se, a questo punto, non sia proprio un fatto estetico, nel senso che sto bene col pancione. Nei film che ho interpretato spesso morivo anche di parto, forse, chissà, non sia questo che poi mi ha inconsciamente terrorizzato nella vita reale.
In qualche modo tu, con le tue interpretazioni, smentisci che non si scrivano ruoli femminili a tutto tondo.
Ho avuto fortuna. Ho interpretato personaggi femminili molto forti, sia essendo diretta da donne che da uomini.

Isabella Ragonese in Nuovomondo
Hai fatto anche tante opere prime. Ma c’è un film a cui sei particolarmente affezionata?
Sono passati vent’anni da quando ho debuttato con Nuovomondo di Emanuele Crialese nel 2006. Ogni film è un pezzo della mia vita. In Nuovomondo mi vedo come una bambina che comincia il suo percorso. Non voglio essere troppo nostalgica, però il tempo è veramente volato. Certo, il film che ha in qualche modo cambiato la mia carriera, la mia esistenza, è stato Tutta la vita davanti (2008) di Paolo Virzì. Se poi rifletto più in generale, in questi vent’anni è totalmente cambiato tutto il cinema. Da Nuovomondo fino a La nostra vita (2010) di Daniele Luchetti giravamo in pellicola. C’era paura di non sciuparla, perché costava tanto, quindi si facevano pochi ciak. Poi siamo passati al digitale, quindi all’epoca delle piattaforme e della visione su schermi sempre meno tradizionali e sempre più piccoli.
Conoscevi già il cinema di Francesco Lagi prima d’incontrarlo sul set del Dio dell’amore?
In realtà c’è un lontano legame con Francesco Lagi. Io sono arrivata a Roma tardi nella mia vita, mi ci sono trasferita da Palermo solo dopo Tutta la vita davanti. Francesco Lagi, per vari giri, è stata una delle prime persone che ho conosciuto in questa città, quindi, per me, è stato una specie di imprinting. Non avevamo mai lavorato insieme, ma non ci eravamo mai del tutto persi di vista.
Sembri perfettamente a tuo agio sia in ruoli drammatici che nelle commedie. Ma c’è un genere che ti piace in particolare? Quali sono i personaggi che ti coinvolgono di più?
In tutti c’è sempre una parte di me, anche nella sorella di Giacomo Leopardi in Il giovane favoloso (2014, Mario Martone), pur se racconta di un mondo diverso dal nostro, apparentemente lontano, così come in quel mio primo film di Emanuele Crealese, in cui faccio una piccola parte che, per me, era veramente speciale. Certo, però, quando parliamo di contemporaneità, c’è sempre qualcosa in più, un graffio, che metti nel film e questo è quello che, forse, mi appartiene di più. Ho avuto grandissima fortuna a fare Nuovomondo che, secondo me, è uno dei film più belli degli anni 2000, lo dico anche se ci sono pochissimo. Però, se devo parlare di personaggi a cui sono particolarmente legata, vedere manifestazioni di precari che avevano cartelli con la mia Marta di Tutta la vita davanti mi ha dato veramente qualcosa in più. Mi ha fatto pensare che il cinema possa anche servire a sentirsi rappresentati. All’epoca, film sul precariato non ce n’erano ed è un fatto. Anche Sole cuore amore parlava di lavoro in maniera molto dura e Dieci inverni è, a suo modo, un film generazionale, sul precariato amoroso. Fare l’attrice è, pure, un lavoro precario, a chiamata. Iniziando con questi ruoli, un po’ per quella che era la mia formazione, ho sentito una certa responsabilità nelle mie scelte. Vedo film italiani in cui capita ci siano scrittori che hanno case a Prati da centottanta metri quadri: questa è fantascienza, non c’è nulla di realistico in tutto ciò. Io vorrei dar voce a chi non si sente rappresentato, a chi dice io questa casa non me la posso permettere.

Isabella Ragonese e Francesco Lagi all’Ischia Film Festival
Questo è un tema importante e tu gli hai dato corpo nei tuoi ruoli.
A teatro faccio anche i classici, ma sento forte il legame con l’attualità. In Italia, in questo senso, abbiamo una storia importante, di grandissimo livello, nel genere della commedia. Io sono sempre stata molto laica, non credo al cinema d’autore. Ci sono dei film che, anche quando scegli leggendo la sceneggiatura, non sai mai se saranno belli o no. Sulla carta non c’è nessuna garanzia, finanche nel nome del regista. Io ho sempre scelto pensando se mi divertiva fare una cosa o no, mai in base al genere. Ci sono film d’autore impegnati molto brutti e commedie straordinarie.
Al di là delle tue interpretazioni cinematografiche, non hai mai abbandonato il teatro, da cui provieni.
Io cerco ruoli che mi diano emozioni, che siano a cinema o a teatro, per tenere sempre viva dentro la fiamma della recitazione. Per questo mi piace mi vengano proposti ruoli diversi, che siano sul palcoscenico o sotto le luci di un set. La cosa bella, il tema, per un’attrice, è trovare ruoli interessanti e sai quanto sia difficile.
Che valore ha, per te, questo premio all’Ischia Film Festival, in un posto magico come il Castello Aragonese?
Mi ritengo molto fortunata a essere tornata in questo meraviglioso Festival e mi fa piacere presentare un nuovo film come Il dio dell’amore. Stare qui è una fortuna: è un luogo fatato, incantato. Il Castello Aragonese, anche per il mio cognome, lo sento un po’ mio, occupa un posto speciale nel mio cuore. Sono legata a questa terra anche per il teatro, tornando spesso a fare spettacoli con immensa gioia. Ischia sembra uscita da una favola: è un luogo dove ci si riesce a staccare da tutto, a sentirsi in un’altra dimensione. Alla sua straordinaria bellezza unisce il calore delle persone, un’accoglienza che ti fa sentire sempre parte della famiglia.

Isabella Ragonese