Se avete tenuto il conto, sono passati quasi due anni dall’ultimo episodio della seconda stagione di House of the Dragon. Due anni in cui il fandom ha aspettato, discusso, criticato e difeso una stagione che aveva lasciato molti con la sensazione di un fuoco tenuto volutamente basso, quasi temesse di bruciare troppo presto. Adesso il fuoco è tornato. E questa volta sembra voler bruciare sul serio.
Dove eravamo rimasti
Vale la pena, dopo i due anni trascorsi dalla fine della seconda stagione, ricapitolare brevemente dove avevamo lasciato la guerra civile dei Targaryen.
Rhaenyra Targaryen, legittima erede al Trono di Spade, spodestata dal fratellastro Aegon, e Alicent Hightower, madre di Aegon e vecchia amica di Rhaenyra, si erano incontrate clandestinamente a Roccia del Drago per stringere un accordo segreto: Alicent, stanca dei complotti di corte e della violenza bellica, avrebbe consegnato il figlio e ceduto il trono ai Neri. Un accordo fragile, fondato su equilibri precari, e non del tutto convincente per la Regina promessa. Daemon Targaryen, nel frattempo, dopo aver combattuto con gli incubi e le visioni nefaste di Harrenhal, aveva riunito sotto il vessillo dei Neri le casate delle Terre dei Fiumi.
La stagione si era conclusa con un cliffhanger costruito con fin troppa pazienza. La guerra civile nota come Danza dei Draghi era tutt’altro che conclusa, e le speranze dei fan versate nel finale di stagione erano state deluse da una chiusura poco soddisfacente. Le critiche mosse nei confronti della seconda stagione erano precise e in buona parte fondate: ritmo incerto, troppe sequenze oniriche, una sensazione di costante preparazione a qualcosa che non arrivava mai. La terza stagione sembra ribaltare le dinamiche sospese della seconda, entrando finalmente nel vivo del conflitto e donando agli spettatori l’azione che attendevano da anni.

Lord Corlys Velaryon (Steve Toussaint) durante la Battaglia del Gullet
Fuoco e Acqua
Il primo episodio si concentra principalmente sulla Battaglia dello Stretto di Gullet, l’evento che lo showrunner Ryan Condal aveva deliberatamente posticipato alla terza stagione per dargli il peso che meritava. Condal stesso l’ha definita
“probabilmente l’episodio televisivo più pazzesco mai realizzato”.
Un conto è la messinscena di una battaglia navale. Una battaglia navale con i draghi è qualcosa di completamente diverso. La sequenza, della durata di circa venticinque minuti, mette in scena uno degli scontri più devastanti nella storia di Westeros con una cura produttiva e una tensione narrativa che non ha niente da invidiare alle battaglie più iconiche di Game of Thrones.
Diretta da Loni Peristere su sceneggiatura dello stesso Condal, la Battaglia dello Stretto non raggiunge forse le vette emotive della Battaglia dei Bastardi o quella della Lunga Notte, ma può essere serenamente messa al pari della Battaglia delle Acque Nere, e soprattutto rappresenta un’apertura di stagione spettacolare, sanguinosa, e capace di far capire immediatamente che il registro è cambiato.
Personaggi in movimento, finalmente
Quello che colpisce dell’episodio, al di là della battaglia, è il ritmo con cui i personaggi si muovono all’interno della complessa scacchiera di Westeros e il modo con cui le differenti situazioni si ridisegnano. Rhaenyra, forse il personaggio più statico di questo episodio, riflette sulla proposta di Alicent, mentre Daemon è nuovamente in piena forma nella battaglia contro i Lannister.
Emma D’Arcy continua a fare di Rhaenyra un personaggio di straordinaria complessità emotiva: ogni scena la mostra su un confine precario tra autorità e fragilità, con quella capacità di contenere tutto ciò che il personaggio non dice ad alta voce. Olivia Cooke è ancora una Alicent magnetica, capace di portare in pochi sguardi il peso di anni di compromessi, un personaggio profondamente drammatico che tenta in ogni modo di lenire le ferite ormai impossibili da rimarginare del conflitto. Emma D’Arcy e Olivia Cooke sono ancora la colonna vertebrale emotiva di tutto, e la loro dinamica, costruita su una frattura profonda quanto un continente, è il cuore pulsante che nessuna battaglia spettacolare potrebbe sostituire da sola.
Steve Toussaint ottiene finalmente il primo piano che la serie gli doveva da stagioni. Corlys Velaryon, il Serpente del Mare, è sempre stato un personaggio troppo grande per lo spazio che gli veniva concesso. In questo episodio quella distanza si azzera, soprattutto nel conflitto emotivo con gli altri personaggi, restituito magnificamente da Toussaint.Matt Smith torna infine al Daemon che tutti aspettavamo:
“È tornato e vuole tagliare gole e prendere anime”
aveva promesso l’attore in un’intervista pre-stagione. L’episodio mantiene la promessa.

Daemon Targaryen (Matt Smith)
Il ritorno della paura
Se da una parte un difetto di questa stagione è l’incompleta coerenza con il testo originale, per alcuni dettagli che solo i fan più accaniti della saga di George R. R. Martin avranno notato, un merito certamente riconoscibile in questo primo episodio è quello relativo alla tensione inevitabile e tangibile.
Nelle prime due stagioni di House of the Dragon c’era stata, infatti, la sensazione che certi personaggi fossero protetti da un’immunità narrativa non scritta. Che la serie stesse proteggendo i propri beniamini dall’unica cosa che Game of Thrones aveva insegnato a fare meglio di tutti: ucciderli.
Per la prima volta, invece, guardando questo episodio, si ha la sensazione autentica che nessuno sia al sicuro. Che ogni scena potrebbe essere l’ultima per qualcuno. È quella sensazione di rischio reale che mancava, e che rende la narrazione improvvisamente urgente come non lo era da tempo.
Le reazioni della critica
I primi quattro episodi mostrati alla critica internazionale hanno ricevuto un’accoglienza entusiasta:
“I primi due episodi sembrano la conclusione emozionante e inevitabile che la seconda stagione desiderava disperatamente”
scrive Next Best Picture.
Su Looper, la valutazione è ancora più diretta:
“Il primo episodio è una delle ore televisive più dense e intense che si possano vedere quest’anno”.
La sensazione, vedendo questo primo episodio, è quella di una serie che ha trovato finalmente il proprio ritmo. La macchina era carica da due stagioni. Ora che la molla è scattata, non resta che sperare che la narrazione tenga il passo con questo primo episodio e che la Danza dei Draghi riesca ad emozionare e coinvolgerci al pari delle migliori stagioni della serie originale.

Baela Targaryen (Bethany Antonia) e Jacaerys Velaryon (Herry Colett)
La terza stagione di House of the Dragon andrà in onda su HBO Max ogni domenica alle 21:00 ET (3 del mattino per l’ora italiana), con il finale previsto per il 9 agosto. In Italia è disponibile su Sky e NOW.
Se la seconda stagione aveva messo alla prova la pazienza degli spettatori più esigenti, questo primo episodio è una dichiarazione di intenti precisa e bruciante.