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FESTIVAL DI CINEMA

‘The Winning Generation’, quando la Storia vale una vita

Diventare adulti in nome di un ideale di lotta, di un esempio paterno da seguire e di un amore, prima o poi, da ricambiare

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È estremamente difficile il compito di colui che si trova a dover raccontare una vicenda all’interno di un contesto storico complesso e foriero di continui dubbi e approfondimenti. Marco De Stefanis, determinato nella competenza del documentarista di vaglia, passa il Rubicone e con il suo The Winning Generation affronta la narrazione di uno spaccato della storia armena recente. Lo fa tracciando un punto generazionale tra passato, presente e futuro. Ricostruendo il cammino, umano e politico, di un ragazzo, Shaen Harutyunyan, ben presto costretto a farsi uomo. Amato, rispettato e stimato per il suo immacerscibile e genuino senso di responsabilità. Nipote, figlio, combattente, storico, politico. Sono molte le sue inclinazioni che si svelano in un lavoro ad ampio spettro che abbraccia ben 12 anni della sua esistenza. Presente nell’edizione 2026 del Biografilm, premiato al Movie That Matter Festival, The Winning Generation è prodotto da EiE Film e Bind Film.

The Winning Generation, il tempo del Mondo

Il punto di vista di Marco De Stefanis delinea il racconto biografico in due dimensioni distinte, destinate a incrociarsi e a congiungersi. Gli aspetti, quello della crescita sociale e politica dell’individuo e quello della relazione complessa con il padre mentore, si fronteggiano traslando il contesto storico in una più ampia rivisitazione dei rapporti umani. Shahen Harutyunyan ha solamente quattordici anni quando compie la scelta che, in un colpo solo, lo trasforma in un adulto e in un simbolo. Raccoglie il peso dell’eredità politica e di lotta del padre Shant e ancor prima del nonno Shaen senior. La sua diventa una vita di servizio, deputata a una causa più grande, capace di plasmarne ogni aspirazione personale. Financo, probabilmente, a connotare la relazione paterna di una materia sempre più assoluta, ma non per questo in continua evoluzione e definizione. Lo scenario è quello di un paese, l’Armenia, costantemente alle prese con il tentativo di emancipazione dall’influenza russa, ma incapace di compattarsi in unico fronte coeso. Prima la lotta per la defenestrazione di Serž Sargsyan, già Primo Ministro e Capo dello Stato dall’aprile 2008 all’aprile 2018. Poi l’entusiasmo per una rivoluzione di velluto, quella di Nikol Pashinyan, ben presto derubricata a manifestazione di potere da contrastare fermamente. Un continuo percorso a ostacoli verso una libertà scrigno di quell’indipendenza di pensiero più volte resa, dalla realtà delle cose, un faticoso prospetto.

Un racconto definito

Nel garbuglio delle pieghe della storia armena degli ultimi vent’anni, The Winning Generation riesce a imbastire un dettato cronologico che, oltre ad avere una sua specifica valenza di carattere documentale, fornisce un’impronta definita all’intero racconto. Una parte del merito di quest’operazione di complessa uniformità, del susseguirsi degli avvenimenti e della sussistenza dell’intreccio costante tra remoto, passato prossimo e presente, va all’opera magistrale del montaggio di Ruben van der Hammen. Le immagini di repertorio, quelle home movie e il girato si amalgamano generando il senso di un filo logico unico. Una membrana di emozioni e di notizie in grado di assicurare una forma visiva di sicuro impatto. Capace di fagocitare il tempo filmico e di rendere la sintesi diegetica un naturale agglomerato d’interesse.

Quei lumi che un tempo io dentro m’accesi/per tenere lontano il terrore, oggi ancora mi danno/un minuscolo raggio di speme/una piccola luce d’orgoglio

Yeghishe Charents

La postura dei sentimenti

La geopolitica, compreso l’infinito dilemma conflittuale del Nagorno Karabagh, snoda il filo narrativo, ma non lo determina in maniera assoluta. Sono le espressioni del corpo di Shaen Harutyunyan, sottoposte alla macchina da presa di De Stefanis e alla fotografia di Armen Baghinyan, che danno il senso umano di questa storia. Al di là dell’indistinto fluire delle parole, dei dialoghi e dei discorsi politici. L’occhio attento delle inquadrature fuga le interpretazioni e, con la disciplina dei primi piani, le figure intere, i campi medi, restituisce l’evoluzione di una postura sempre più sicura di sé. Decisa a prendere in mano la situazione e capace di mediare tra il mondo del padre, di quello che era stato, e il suo. Sempre più simile a quella di un leader riconosciuto, nel suo lungo affermarsi, pone l’accento sull’importanza della dimestichezza del vivere. Un’attitudine difficile che raramente si fa consuetudine.

 

 

  • Anno: 2026
  • Durata: 101'
  • Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Paesi Bassi, Italia, Armenia
  • Regia: Marco De Stefanis