Redoubt è il secondo lungometraggio del visual artist svedese John Skoog. Il film è stato presentato fuori concorso alla 2ª edizione del Milano Film Fest.
Costruirsi un fortino per difendersi dagli attacchi nucleari
In Svezia, negli anni Cinquanta, in piena Guerra fredda, una serie di opuscoli distribuiti alla popolazione dalla Protezione civile illustravano le azioni da intraprendere in caso di attacco nucleare. Uno di questi, dal titolo: “Cosa fare se arriva la guerra”, finisce nelle mani di Karl-Göran Persson (Denis Lavant) un contadino che vive nelle campagne del Paese scandinavo.
Profondamente colpito da quanto appreso, Karl decide di trasformare la propria abitazione in un fortino, una sorta di bunker realizzato con ogni materiale possibile e immaginabile: filo spinato, metalli di vario genere, compreso il pentolame, copertoni, binari della ferrovia e cemento, tanto cemento necessario per rendere inespugnabile e a prova di radiazioni la propria costruzione.
Lo scopo di Karl è quello di proteggere sé e la comunità a cui appartiene in caso di attacco. Il risultato è una visionaria quanto improbabile costruzione nel mezzo dei campi coltivati, nella quale l’uomo finirà per rinchiudersi: una costruzione a metà strada fra un forte medievale e un edificio di architettura brutalista. A fargli compagnia sono i bambini del paese con i quali gioca a moscacieca o a rincorrersi nei boschi, mentre gli adulti faticano a prenderlo sul serio, schernendolo.
Un film ispirato a una storia vera
Ispirato alla vera storia di Karl-Göran Persson, Redoubt è impreziosito dall’elegantissima fotografia in bianco e nero di Ita Zbroniec-Zajt in grado di donare all’opera un’atmosfera quasi atemporale, esaltando l’incredibile performance di Denis Lavant, straordinario attore francese (noto, fra l’altro, per Beau Travail e Holy Motors) che, nel film di Skoog, rimane in scena dall’inizio sino alla fine, interpretando il suo personaggio con una recitazione che fa della fisicità il suo punto di forza. Gli sguardi, le movenze frenetiche, la voce che si eleva sopra quelle degli altri (come nella bellissima scena del canto dei salmi nella chiesa del villaggio) rendono appieno il senso della sua ossessione e della sua testardaggine.
Molte scene denotano la bravura di John Skoog. Da ricordare, in particolare, oltre a quella del canto, la sequenza della festa popolare, con tutta la comunità che balla al suono dell’orchestrina, e quella del tentativo da parte di Karl di abbattere da solo un albero dall’enorme tronco, armato solo di una sega a mano che andrebbe, normalmente, utilizzata da due persone, emblema dell’ostinazione di un uomo fuori dal comune.
Ma il regista scandinavo non si è limitato a realizzare il film sulla figura di Persson: con altri collaboratori ha ricreato una copia del fortino di Karl nelle sue reali dimensioni, esponendola presso il Modern Art Museum di Malmö, trasformando così l’opera in un’esplorazione artistica collettiva.