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‘Ricchi da morire – Delitti in famiglia’: Glen Powell torna con gran stile
Il ritorno di Glen Powell e Margaret Qualley in sala
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4 ore agoon
Sette eredi. Una fortuna. Nessun testimone. Quanto sei disposto a perdere della tua umanità per poter ottenere quello che ti spetterebbe dalla nascita? È su questo interrogativo che si basava il film di Robert Hamer del 1949 con Dennis Price e Alec Guinness da cui il regista John Patton Ford, qui alla sua seconda regia, per più di 12 anni ha provato a portare la sua personale versione: tra cambi di nome, attori e case di produzione, finalmente nel 2026, distribuito nelle sale da Lucky Red, Ricchi da morire – Delitti in famiglia ha finalmente visto la luce e vede nel cast nomi di alto livello tra cui Glen Powell, Margaret Qualley ed Ed Harris.
Becket Redfellow (Glen Powell) è un outsider cresciuto lontano dalla sua famiglia d’origine: una dinastia ricchissima che lo ha rinnegato alla nascita. Determinato a reclamare ciò che ritiene suo di diritto, Becket mette in atto un piano tanto ambizioso quanto spietato: eliminare, uno dopo l’altro, tutti i parenti che lo separano dall’eredità miliardaria. Ma l’incontro e lo scontro con Julia Steinway (Margaret Qualley) rimetterà in discussione tutto, fino al confronto finale con il temuto capo famiglia, Whitelaw Redfellow (Ed Harris).
Ricchi da morire – Delitti in famiglia
Un remake aggiornato e originale
John Patton Ford aveva già dimostrato nel 2022, con il suo esordio I crimini di Emily e con Aubrey Plaza protagonista, un notevole interesse per il thriller contemporaneo. Si era distinto per la precisione della regia, la cura dei movimenti di macchina e un’attenzione quasi chirurgica nella costruzione della tensione.
Queste qualità emergono con ancora maggiore consapevolezza in Ricchi da morire – Delitti in famiglia. L’opera prende spunto dall’omonimo film del 1949 e ne rielabora le premesse in chiave attuale. Ford sposta il baricentro del racconto verso una riflessione sul capitalismo, sull’ossessione per la ricchezza e sul potere corruttivo del denaro. In questo modo trasforma il thriller in una feroce satira sociale.
Il Becket Redfellow interpretato da Glen Powell attraversa una trasformazione graduale e inquietante. All’inizio è mosso dal desiderio di utilizzare una fortuna accumulata ingiustamente per evitare ad altri il destino toccato a sua madre. Progressivamente, però, finisce per assorbire la stessa logica che intendeva combattere. La sua figura assume contorni sempre più mostruosi, fino a diventare il prodotto perfetto del sistema che voleva sovvertire. L’uomo capace di contare sulle proprie forze lascia il posto a un individuo sedotto dall’influenza e dal privilegio.
La struttura narrativa, costruita attraverso un lungo flashback, cattura l’attenzione fin dalle prime sequenze. Da quel momento accompagna lo spettatore in una costante discesa morale. Pur concedendosi qualche passaggio ridondante, il film riesce a delineare con efficacia il ritratto di una famiglia dell’alta borghesia. I suoi membri sono dominati dall’egocentrismo, dall’indifferenza e da un narcisismo ormai patologico. La progressiva eliminazione del clan Redfellow non rappresenta soltanto un meccanismo da thriller. Diventa anche il mezzo attraverso cui Ford mostra la capacità del potere economico di perpetuarsi persino quando sembra sconfitto.
Paradossalmente, Becket non riesce a sottrarsi a quell’universo di valori che aveva inizialmente rifiutato. Più si avvicina al cuore della famiglia, più ne assimila la visione del mondo. Finisce così intrappolato negli stessi ragionamenti che in passato giudicava con disprezzo.
Sarà proprio il personaggio interpretato da Ed Harris a individuare questa fragilità di Becket. Nonostante una presenza relativamente breve sullo schermo, l’attore regala una delle scene più intense del film, sostenuta da dialoghi carichi di sottintesi e di una forza drammatica che va ben oltre il loro significato apparente.
Anche Julia, interpretata da Margaret Qualley, contribuisce a rendere ancora più amaro il discorso del film. Lontana dall’essere una semplice comprimaria, incarna una forma di opportunismo persino più spietata di quella mostrata dai Redfellow. È ambiziosa, manipolatrice e animata da un’insaziabile fame di riconoscimento. Nel successo e nel denaro vede non soltanto strumenti di affermazione personale, ma veri e propri parametri con cui misurare il valore umano.
La sua presenza è fondamentale per evidenziare un aspetto centrale del film. L’avidità e la ricerca del prestigio non sono caratteristiche esclusive di una singola classe sociale. Sono invece pulsioni che possono manifestarsi ovunque e assumere forme diverse.
Ricchi da morire – Delitti in famiglia
Ricchi da morire, un film da non perdere
Con l’estate alle porte il film di John Patton Ford regala agli spettatori una storia semplice quanto intrigante e piena di trovate narrative da non farsi sfuggire. Glen Powell diventa sempre più un attore versatile e capace di cambiare di film in film con una naturalezza che lo consacra come uno dei migliori attori della sua generazione. Ha una grande energia e, nonostante il suo personaggio commetta numerosi omicidi, il suo fascino lo rende incredibilmente simpatico. Si cala completamente nell’atmosfera contorta del film, e si capisce che si è divertito un mondo a interpretare un personaggio alla Patrick Bateman, che aveva già accennato in Hitman di Richard Linklater.
Ricchi da morire – Delitti in famiglia conferma il talento di John Patton Ford nel maneggiare i codici del thriller senza rinunciare a una riflessione più ampia sulla società contemporanea. Attraverso una messa in scena elegante, personaggi moralmente ambigui e un racconto capace di alternare tensione e ironia nera, il regista costruisce un’opera che intrattiene e al tempo stesso interroga lo spettatore.
Al di là dei delitti e dei colpi di scena, ciò che resta è l’idea che il denaro non si limiti a corrompere chi lo possiede, ma sia in grado di ridefinire desideri, convinzioni e identità.
Una satira amara e lucida che, dietro le dinamiche del thriller, racconta l’impossibilità di restare davvero immuni al fascino del potere e della ricchezza. Aggiungendo star delle calibro di Glen Powell, Margaret Qualley ed Ed Harris il risultato è soddisfacente in tutto.