C’è qualcosa di profondamente affascinante in The WONDERfools: la sua capacità di mescolare ironia, nostalgia anni Novanta e malinconia esistenziale dentro una storia di superpoteri volutamente “sbagliati”.
La nuova miniserie sudcoreana di Netflix non prova mai a essere il classico racconto eroico spettacolare; preferisce invece raccontare persone comuni, fragili e socialmente disastrose, catapultate in un mondo che sembra sul punto di implodere con l’arrivo del Millennium Bug e del panico per il 2000. Il risultato è una commedia action bizzarra, tenera e sorprendentemente umana.
Il caos prima dell’apocalisse
La storia di The WONDERfools si svolge nel 1999, nella cittadina immaginaria di Haeseong, mentre il mondo teme il collasso tecnologico del nuovo millennio. In questo clima paranoico, un gruppo di emarginati ottiene improvvisamente poteri fuori controllo e si ritrova coinvolto in una minaccia molto più grande di loro.
Non ci sono eroi impeccabili o battaglie epiche costruite secondo i canoni Marvel: qui i protagonisti inciampano, sbagliano, litigano e spesso non capiscono nemmeno cosa stia succedendo.
La forza della scrittura sta proprio nell’uso dell’assurdo. La serie gioca continuamente con il contrasto tra l’idea classica del supereroe e la realtà di persone incapaci persino di gestire la propria vita quotidiana.
Dietro la comicità, però, emerge un discorso molto chiaro sulla solitudine sociale e sul bisogno disperato di appartenenza.
Gli eroi che non dovrebbero esserlo
Il personaggio più riuscito è senza dubbio Eun Chae-ni, interpretata da Park Eun-bin. Caotica, impulsiva e continuamente sopra le righe, Chae-ni è il centro emotivo della serie: una protagonista che sembra sempre sul punto di crollare ma che, proprio per questo, appare autentica. La sua energia nervosa trascina ogni episodio.
Accanto a lei troviamo il più controllato e introverso Lee Woon-jung, interpretato da Cha Eun-woo, che porta all’interno della serie una presenza più malinconica e silenziosa. Il rapporto tra i due funziona perché evita il romanticismo prevedibile e si costruisce invece su incomprensioni, vulnerabilità e piccoli momenti di fiducia reciproca.
Anche i personaggi secondari sono scritti con cura: nessuno è davvero inutile e ciascuno rappresenta una diversa forma di disagio contemporaneo. È qui che la serie riesce a diventare più interessante di quanto sembri inizialmente.

Una regia che trasforma il disordine in stile
La regia di Yoo In-sik riesce a trovare un equilibrio delicato tra commedia slapstick, dramma umano e fantascienza rétro. Alcune scene sembrano quasi un cartone animato live action, mentre altre rallentano improvvisamente lasciando spazio a silenzi molto emotivi.
Visivamente, la serie sfrutta moltissimo l’estetica di fine anni ’90: insegne luminose, televisori CRT, moda sgargiante e quella sensazione costante di attesa collettiva per qualcosa che potrebbe cambiare il mondo da un momento all’altro. Non è solo nostalgia estetica: il 1999 diventa metafora di una società impaurita e confusa, esattamente come i protagonisti.
Le scene d’azione non puntano sulla grandiosità, ma sull’imprevedibilità. I poteri sono spesso instabili, quasi ridicoli, e questo rende tutto più originale rispetto ai classici prodotti supereroistici.
Il vero superpotere: sentirsi fuori posto
Sotto la superficie ironica, The WONDERfools parla soprattutto di persone che non riescono a trovare il proprio posto nel mondo. La serie utilizza il linguaggio della fantascienza per raccontare ansia sociale, precarietà emotiva e paura del cambiamento.
Il contesto del Millennium Bug è perfetto perché riflette una paranoia collettiva molto simile a quella contemporanea: l’idea che tutto possa crollare improvvisamente e che nessuno sia davvero preparato. I protagonisti diventano quindi simboli di una generazione spaesata, costretta a improvvisare continuamente.
È probabilmente questo l’aspetto più riuscito della miniserie: dietro il tono leggero e folle si nasconde una riflessione sorprendentemente amara sulla fragilità umana.
Una stranezza che vale il viaggio
The WONDERfools non è perfetta: a volte il ritmo si perde, alcune gag risultano eccessive e certi passaggi narrativi sembrano volutamente confusionari. Però è proprio questa sua natura disordinata a renderla diversa dal solito.
Una miniserie che accetta il rischio di essere eccentrica, goffa e imprevedibile. E funziona proprio perché non cerca mai di diventare “cool” a tutti i costi.
The WONDERfools parla di fallimenti, amicizia e seconde possibilità travestendosi da commedia supereroistica. E alla fine lascia addosso una sensazione rara: quella di aver guardato qualcosa di strano, imperfetto, ma sinceramente vivo.