Disponibile su Amazon Prime Video, Unsane di Steven Soderbergh si presenta come un thriller psicologico che usa la paranoia per mettere continuamente in discussione la percezione della realtà. Parte da una situazione concreta e plausibile – una donna ricoverata contro la propria volontà in una struttura psichiatrica – ma trasforma rapidamente questa premessa in un racconto ambiguo, instabile e profondamente claustrofobico.
Il film si muove tra ossessione, trauma e manipolazione, evitando quasi sempre punti di riferimento sicuri. Soderbergh costruisce così un’esperienza che lavora più sulla tensione mentale che sul classico meccanismo del thriller narrativo, lasciando lo spettatore intrappolato nello stesso stato di incertezza vissuto dalla protagonista.
Unsane: una paranoia che invade ogni spazio
Unsane costruisce il proprio disagio attraverso l’instabilità costante della percezione. Sawyer Valentini, interpretata da Claire Foy, entra in una struttura psichiatrica dopo aver firmato involontariamente un consenso al ricovero. La presenza di un uomo che sembra ricordarle il suo stalker rende impossibile distinguere la realtà dalla paura. Soderbergh evita spiegazioni immediate e lascia che siano i dettagli – i corridoi stretti, le porte chiuse, le conversazioni interrotte – a generare tensione. Il thriller nasce soprattutto dalla sensazione di impotenza della protagonista, costretta continuamente a giustificare ciò che vede e ciò che prova.
La regia accentua questa sensazione attraverso un’estetica sporca e aggressiva. Girato interamente con uno smartphone, il film sfrutta immagini deformate, primi piani invasivi e movimenti improvvisi per creare un senso continuo di instabilità. Gli spazi sembrano comprimersi attorno ai personaggi, trasformando la clinica in un luogo quasi astratto, senza vie d’uscita reali. Anche il montaggio segue questo ritmo nervoso, alternando momenti di calma apparente a esplosioni improvvise di violenza o panico. Soderbergh usa la tecnologia non come semplice curiosità tecnica, ma come strumento per avvicinare lo spettatore alla percezione alterata della protagonista.
Il controllo come meccanismo economico
Dietro la struttura del thriller psicologico, Unsane inserisce anche una critica molto diretta al sistema sanitario americano e alla logica economica che regola le strutture psichiatriche private. La clinica in cui Sawyer viene rinchiusa non appare soltanto come un luogo di controllo mentale, ma come una macchina burocratica costruita per trattenere i pazienti il più a lungo possibile.
Soderbergh mostra medici, infermieri e amministratori più interessati alle assicurazioni e alle pratiche economiche che al reale stato psicologico delle persone ricoverate. Il film insiste spesso proprio su questo aspetto: basta una firma ambigua, una diagnosi superficiale o un comportamento considerato “instabile” per perdere immediatamente credibilità e libertà personale.
Questa componente rende Unsane molto più inquietante di un semplice thriller sulla paranoia. Il pericolo non nasce soltanto dalla presenza dello stalker o dalla fragilità mentale della protagonista, ma da un sistema che trasforma il disagio in profitto e che usa procedure apparentemente legali per annullare qualsiasi possibilità di difesa. Soderbergh evita toni apertamente didascalici e lascia che siano le regole stesse della clinica a generare ansia. Ogni tentativo di Sawyer di spiegarsi peggiora la situazione, perché il sistema interpreta automaticamente la rabbia e la paura come sintomi da controllare. È proprio questa sensazione di impotenza burocratica a dare al film il suo lato più disturbante e realistico.