Cannes

‘L’inconnue’: body-swap, trasmutazioni di corpi, anime e generi

David ed Eva si trovano misteriosamente ad abitare corpi e generi diversi dai loro: da qui parte la ricerca di sé e dei propri simili

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Il futuro dell’umanità sembra essere inesorabilmente destinato ad un continuo mutamento, sia dei luoghi dove si vive – paesi, città, quartieri – che assumono sembianze sempre diverse a seconda delle epoche e delle necessità urbanistiche in fieri, e sia delle identità multiple di ciascun individuo, con mutamenti interiori o esteriori’, talvolta indipendenti dalla nostra volontà.

Il protagonista dell’ambizioso L’Inconnue, terzo lungometraggio del regista francese Arthur Harari, infatti, un fotografo schivo e solitario, porta avanti un lavoro fotografico certosino iniziato molti anni prima dal padre, ora defunto: fotografare e documentare le trasformazioni dei quartieri parigini nel corso degli anni: chiese abbattute e ricostruite, antiche case a schiera scomparse e sostituite da superstrade, interi quartieri spazzati via dall’edilizia selvaggia.

Presto tutto questo accadrà anche agli esseri umani, sembra comparire come sottotesto, in particolare sta accadendo ai due protagonisti principali, David ed Eva che, per mezzo di un artificio narrativo, si troveranno in corpi che non sono i loro senza poter tornare alla situazione antecedente, una sorta di incubo che impedisce loro di condurre una vita normale e, forse, di vivere.

Per Harari l’Inconnue rappresenta la terza regia al lungometraggio dopo Diamant noir e Onoda, ma il regista è stato anche co-sceneggiatore del pluripremiato Anatomie d’une chute, insieme alla sua compagna Justine Triet, il film vincitore della Palma d’Oro a Cannes, di César per Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Originale, oltre che dell’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale, dunque è molto abile a creare inquietudini e mistero intorno ai suoi personaggi.

Liberamente adattato dal fumetto Le cas David Zimmerman, scritto da Arthur insieme al fratello Lucas Harari, il film è stato presentato come un’opera fantastica che mescola ‘cronaca urbana realista, indagine, mélo e rêverie’.

Nel cast si competono la scena Léa Seydoux e Niels Schneider, attori ben calati nei loro ruoli, con la partecipazione di Valérie Dréville, Shanti Masud, Victoire Du Bois e Lilith Grasmug.

Ricercando i propri simili, tra body-swap e dimensioni misteriose

Fin dall’antichità molti filosofi credevano nella metempsicosi, fra questi anche Platone, una ‘dottrina’ attribuita inizialmente a Pitagora ma già presente nei culti orfici. La metempsicosi (o reincarnazione), a differenza di quanto avviene nel film di Harari, prevede però il passaggio delle anime in corpi differenti dopo la morte, come il buddismo ad esempio, e non già durante la vita.

L’Inconnue si inserisce invece maggiormente nel filone dei cosiddetti “body swap movies”, in genere coniugati in versioni adolescenziali (Freaky Friday, I Are You, You Am Me, La peau d’une blonde): al contrario lo sguardo del regista qui è cupo e misterioso, perturbatore, quasi a vaticinare qualcosa di oscuro che può contaminare chiunque da un momento all’altro.

David (un sofferente Niels Schneider), nonostante la sua ritrosia, viene una sera trascinato a una festa in stile carnevalesco, con maschere in cartapesta di noti politici internazionali che vengono abbattute a colpi di bastoni. La mutazione spesso nasce dal desiderio ma non c’è piacere necessariamente nei rapporti descritti da Harari, che preludono alla perdita di identità senza una vera rinascita.

Alla festa David infatti, rivede la donna che giorni prima, ad un matrimonio, aveva incontrato e fotografato: Eva (una disinibita e goffa Léa Seydoux che mostra senza veli un corpo ingrossato). Decide di seguirla e i due attirati in modo quasi magnetico hanno un rapporto sessuale intenso e coinvolgente, ma il mattino dopo si risvegliano ciascuno nel corpo dell’altro.

Eva, in particolare inizia a cercare David ed eventualmente altre persone che abbiano subito la stessa sorte, fra queste la giovane Maia, che una sera ad un reve si unisce a David e i due si scambiano di nuovo il corpo: nessuno dei protagonisti accetta la propria  sorte, tra lo sgomento, la nostalgia della propria vita precedente e l’impossibilità di trovarsi  in un altro genere (qui da maschio a femmina e viceversa).

Anche questo espediente artistico è stato utilizzato nella letteratura, nel cinema e in altre forme (come i fumetti): si tratta dello scambio tra uomo e donna e viceversa (indicato in inglese con espressioni “transgender body swap”, “male to female body swap” o semplicemente “mtf body swap”).

Abitare il corpo di un altro, magari perdendo 20 anni di vita e i propri cari, che mai potrebbero credere a questo evento soprannaturale, significa essere condannati alla solitudine, alla nostalgia, forse alla schizofrenia (come una delle anime trasmigrate che i due protagonisti incontrano nel loro vagare).

Spiazzare lo spettatore e le convenzioni, porre dei dubbi

Il film di Harari, che forse lascia qualche zona d’ombra nella sceneggiatura, spiazza lo spettatore, con i suoi primi piani dislocati in modo non convenzionale, con la macchina da presa in sospensione, che sembra guardare da un altrove lo svolgersi della scena umana. L’opera non vuole piacere ma insinuare dubbi e inquietudini: la narrazione si perde nel gioco dei corpi e delle anime, il dolore si insinua e può diventare insopportabile.

Lo scambio dei corpi rappresenta una crisi ontologica profonda e il percorso che ne deriva è un viaggio nella perdita di sé, nella rottura inevitabile tra interiorità e apparenza. Non importa credere alla dimensione proposta da Harari, ma interrogarsi su cosa faremmo in una situazione analoga,   a maggior ragione avendo affetti a cui teniamo, e mondi a cui sentiamo d’appartenere.

Léa Seydoux e Niels Schneider affrontano un compito attoriale complesso, interpretando personaggi che non coincidono con il corpo che abitano. La Seydoux  lavora su micro‑gesti, esitazioni, sguardi che sembrano provenire da un mondo altro, mentre Schneider costruisce un David impalpabile, lontano, destinato all’infelicità e forse più presente e vitale nel corpo di un’altra persona.

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