Cannes

‘Paper Tiger’: legami familiari, mafia russa e vintage anni Ottanta

Il film racconta le vicende di due fratelli del Queens che inseguono una personale e utopistica versione del sogno americano negli anni Ottanta

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Paper Tiger è il quinto film che il regista e sceneggiatore americano James Gray presenta a Cannes, aggiunto alla selezione del Concorso all’ultimo minuto (cosa che ha attirato l’attenzione dei media) e confermandosi un habitué del Festival, con il quale ha un forte legame cinematografico e umano, pur non avendovi ancora vinto premi.

Il film, accolto con una lunga standing ovation alla presentazione ufficiale, segna un chiaro ritorno del regista al suo cinema più classico, pur mantenendo elementi comuni con i suoi film più recenti attraversati da temi quali la fratellanza, la colpa, i drammi familiari e personali, le tensioni socio-politiche dell’America anni Ottanta. Fra questi Ad Astra, una sorta di viaggio interiore e trascendente, e Armageddon Time, film autobiografico tra famiglia e politica.

Qui il regista si riappropria in particolare della dimensione di genere, più vicina al noir, alla strada, al pericolo rappresentato dalla criminalità e dalla mafia, dalle comunità immigrate, dalla violenza ricorrente, soprattutto in alcuni quartieri.

Paper Tiger è infatti ambientato nel Queens del 1986 e segue le vicende, familiari e non solo, di due fratelli che inseguono una personale e utopistica versione del sogno americano: Gary Pearl (Adam Driver) e Irwin (Miles Teller), cui si aggiunge la famiglia di quest’ultimo, la moglie Hester (Scarlett Johansson) e i loro due figli maschi.

Il regista, visibilmente emozionato dopo l’anteprima festivaliera al Palais, svoltasi alla presenza di Adam Driver e Miles Teller (mentre Scarlett Johansson, impegnata sul set dell’Esorcista, il prequel, non ha potuto partecipare) ha ringraziato il pubblico per gli applausi ed il coinvolgimento dimostrati, scherzando sulla sua barba che diventa sempre più grigia, anno dopo anno, ed ha sottolineato che “oggi il cinema ha più che mai bisogno di ‘voi’ spettatori”.

Destino, tragedia, fallimento del sogno americano

Il film di apre con un’epigrafe poetica da Agamennone di Eschilo, dedicata da Gray ai protagonisti del suo film e agli uomini in genere, dove si ricorda che i personaggi ‘in scena’ non agiscono ma sono agiti da forze più grandi di loro, in questo caso determinati da famiglia, storia, classe sociale, malattia, violenza e, in genere, dal destino cinico e baro.

I due fratelli, molto diversi fra loro, in una relazione sospesa tra affetto, competizione, identità maschile e bisogno di riconoscimento, cedono in qualche misura al sogno americano, non tanto per diventare ricchi ma per restare a galla, per vivere dignitosamente, andandosi così a cacciare in un losco affare legato allo smaltimento di rifiuti tossici.

Irving, di professione ingegnere, all’oscuro delle trame sottese, pensa ingenuamente di poter fare una rilevazione sullo stato delle acque circostanti e realizzare uno studio che aiuti a smaltirle nel modo migliore, ma si imbatte, in una notte di tragedia, coinvolgendo anche i figli, nella mafia russa che trascinerà lui stesso e la sua intera famiglia in un vortice di violenza, rischio e sospetto.

Particolarmente cupa, ai limiti dell’horror, la scena in cui Irving decide di andare a visitare il cantiere di notte, insistendo perché i due figli (uno 18enne l’altro di 14 anni) lo accompagnino, contro il parere della madre che vuole tenerli a casa a studiare: proprio lì alcuni criminali incalliti stanno gettando residui tossici nel canale e, vistisi scoperti, minacceranno padre e figli, coltelli alla mano.

Nessuno sarà più al sicuro da quel momento e sarà Gary/Adam Driver a cercare, con le sue conoscenze di ex-poliziotto e affarista nato, di mediare la vita e la sicurezza della famiglia con il boss della mafia russa. Driver, con il suo corpo e la sua recitazione quasi teatrale è il personaggio che più incarna il tema del destino, che è intrappolato nella rete del fato, anche se cerca finché può di orientarlo, prima con strategie razionali, poi con tutte le sue forze.

Hesther-Johansson: la coscienza etica della famiglia

Nella convincente interpretazione di Scarlett Johansson, che tende a costruire un personaggio che non si mette in primo piano ma recita per sottrazione, Hesther, la moglie di Irwin e madre dei due ragazzi, è il personaggio centrale della famiglia, che ne incarna la dimensione morale, rompendo la spirale della negazione maschile e introducendo elementi di verità.

Sicuramente Hester è uno dei personaggi femminili più complessi del cinema di Gray: non è un contrappunto alla vita domestica o un angelo del focolare, prende decisioni autonome (va all’FBI dopo aver ricevuto una diagnosi di tumore al cervello con l’aspettativa di un anno di vita), discute col marito ed è lucida e arrabbiata quando serve, denunciando la scarsa capacità di ascolto degli uomini, smontando le false illusioni di Irwin e rifiutando la retorica del sacrificio, affermando che: “non tutto può essere riparato, non tutto può essere perdonato”.

Affronta inoltre la diagnosi di una malattia devastante con grande capacità previsionale e organizza l’operazione e ciò che le riserva il suo destino da un lato con grande forza di carattere, senza coinvolgere il marito e i figli, dall’altro con vulnerabilità e speranza, in contrasto con i personaggi maschili.

Le Tigri di Carta

Il titolo del film, Paper Tiger, ironicamente usato da Gary parlando dei russi, che sbraitano e minacciano ma poi non danno seguito a quanto dicono, è un’espressione che divenne nota a livello internazionale come  slogan utilizzato da Mao Zedong (ex presidente del Partito Comunista Cinese e leader supremo della Cina) contro i suoi oppositori politici, in particolare gli Stati Uniti.

In realtà l’espressione ben si addice anche ai protagonisti maschili del film, che si ritirano necessariamente di fronte a una lotta impari.

Paper Tiger è da considerarsi un film “classico ma non antiquato”, come lo stesso Gary lo ha definito, confezionato ad arte, il cui climax finale è già paragonato a quelli di film cult come Heat, The Godfather e The Thin Red Line.

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