La sceneggiatrice/regista costaricana Valentina Maurel presenta a Cannes per la sezione Un certain regardForever your maternal animal .
Il film vede come protagonisti Daniela Marín Navarro, Mariangel Montero, Marina de Tavira e Reinaldo Amién Gutiérrez. Come il precedente film di Maurel, Forever Your Maternal Animal è stato prodotto da Benoît Roland per conto di Wrong Men (Belgio) e da Grégoire Debailly per Geko Films (Francia).
La Maurel ha debuttato con I Have Electric Dreams, vincendo il premio come miglior regista a Locarno nel 2022. Daniela MarínNavarro e Reinaldo Amién, protagonisti anche di questo secondo film, vinsero allora come miglior attrice e miglior attore per il film.
Dopo anni in Europa, Elsa, 28 anni, torna in Costa Rica e si riunisce con la sorella minore Amalia, 20 anni, che sta percorrendo un percorso tanto esoterico quanto esistenziale. Mentre il padre Nahuel cerca rassicurazione attraverso una serie di conquiste romantiche e la madre Isabel si immerge nella ripubblicazione delle poesie erotiche della sua giovinezza, Elsa esita: dovrebbe provare a salvare una sorella che rifiuta di essere salvata, o fuggire a sua volta.
Un viaggio interiore
Sono tre donne a loro modo alla deriva le protagoniste in Forever your maternal Animal di Valentina Maurel, un film delicato che sa andare a fondo in tematiche e situazioni già affrontate nel suo primo lungometraggio.
Con una poesia scritta dalla madre della regista ( il film prende il titolo da questo) Maurel crea un’opera che molto richiama l’ intenso dialogo tra padre e figlia (interpretati ancora una volta da Reinaldo Amién e Daniela Marín) e il corto Lucia in Limbo, (presentato a Cannes nel 2019) esperienze artistiche pregresse che influenzano e che riecheggiano da lontano ma che non limitano l’espressività di questo nuovo titolo.
I Have Electric Dreams era un racconto di formazione in cui Eva, la protagonista, intraprendeva un viaggio di transizione da adolescenza a maturità: qui la visione è più collettiva.
Elsa è una donna adulta, vissuta in Europa per un pò e che ritorna dalla sua famiglia. Qui scopre che la sorella minore Amalia ( l’esordiente Mariangel Montero) è rimasta sola nella casa di famiglia. Tra le due nasce un conflitto immediato e Amalia non ha nessuna voglia di subire le pressioni della sorella Elsa.
Caos
Facciamo film non per imparare qualcosa, e nemmeno per ritrovare noi stessi, ma per perderci. Valentina Maurel
Gli ambienti nel film riflettono quello che è lo stato esistenziale di Amalia: sporcizia, disordine, caos interno ed esterno. Un claustrofobico senso di soffocamento emana da inquadrature che indugiano sulla mancanza di direzione della sua vita.
Amalia ha abbandonato gli studi, non ha risparmi, lascia vivere in casa un cane randagio e ha storie frequenti con adulti, tra cui Creepy..
Elsa osserva con crescente inquietudine il deteriorarsi della situazione familiare, mentre i genitori, ormai assorbiti dalle rispettive vite dopo il divorzio, sembrano incapaci di coglierne la gravità. Isabel, la madre interpretata da Marina de Tavira, si lascia trascinare dall’inaspettato ritorno d’interesse per le poesie erotiche scritte in gioventù e dalla propria rinascita personale dopo un intervento estetico. Nahuel, invece, continua a spostarsi superficialmente da una relazione all’altra, evitando di confrontarsi con le proprie responsabilità e con le piccole ma significative assenze che hanno segnato il rapporto con le figlie.
Maurel da di ognuno di loro un impietoso ritratto. E’ una famiglia sgretolata, spezzata. Il direttore della fotografia Nicolás Andrés, traduce il tutto attraverso riprese a mano e primi piani eccessivamente indagatori.
Il film scava dentro qualcosa di specifico per scoprire la propria verità.
Ideali
Forever Your Maternal Animal turba perchè sa raccontare qualcosa di profondamente realistico e doloroso: la fine delle illusioni e il crollo degli ideali. Il divario tra l’immagine costruita di noi stessi e della vita che viviamo e la realtà vera. La regista sa farlo dando spazio ai gesti e alle parole di personaggi scomodi ma dolorosamente concreti, e mettendo coerentemente in discussione la convenzionalità del significato stesso del titolo del suo film.
I rapporti tra madre e figlie restano spesso impressi nel corpo e nell’identità in modo quasi animale, impossibile da spezzare del tutto. Si, verissimo. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia. Può esserci anche un senso di malata dipendenza affettiva, di soffocamento e di desiderio di fuga.
Dislocazione familiare, trasmissione emotiva tra madre e figli, disfunzionalità nei rapporti, sessualità, corpo femminile e smarrimento esistenziale:un ritratto in parte poetico, altrettanto terribile e profondamente ambiguo, difficile da tradurre con precisione, proprio come il titolo del film stesso.