La scrittrice Premio Nobel Annie Ernaux torna a Rouen, la città della sua infanzia. Rivivono i ricordi dell’estate del ’58, rimossi da una vita intera.
Il Concorso di un Certain Regard ha presentato al pubblico, Memoire de fille di Judith Godrèche. Tratto dal racconto autobiografico della Premio Nobel per la Letteratura nel 2022, Annie Ernaux (presente anche lei in sala, insieme a tutto il cast del film). Scritto dalla Ernaux nel 2016, rievoca l’estate del 1958, in cui compì 18 anni.
Annie Ernaux mi ha onorato concedendomi i diritti del suo libro. Mi ha dato la sua fiducia. È un dono. Dovevo farne qualcosa di buono. Non riuscivo a smettere di pensarci. Abbiamo messo una sua foto sul monitor durante le riprese. Lei vegliava su di noi, e viceversa, mentre le raccontavamo la sua storia.
Judith Godrèche aveva letto altri testi di Annie Ernaux, ma non Memoire de fille. Su consiglio, ci si è immersa, uscendone folgorata.
Uno shock che la segnerà per sempre
Annie Ernaux viene invitata a firmare copie del suo ultimo libro a Rouen, la città della sua infanzia. Il ritorno a casa le fa rivivere, vivida, l’estate del 1958. Per la prima volta la giovane quasi 18enne (17 anni e mezzo, ricorda, a chi le chiede gli anni), figlia di due negozianti di una piccola drogheria, ribelle, fervente lettrice e carica di spirito di vita vera, tutta da scoprire, fa la sua esperienza lontana dalla famiglia. Sarà animatrice di una colonia per bambini.
Memoire de fille viene scritto dalla Ernaux soltanto nel 2016: una rielaborazione necessaria, costosa, dolorosa. Il sesso, l’amore, la voglia di appartenenza ad un gruppo, il giudizio degli altri. Annie si invaghisce del bruto H, sovraintendente degli animatori. Un ragazzo egoista, che si porta a letto chi vuole ma fedele nel fidanzamento ad una giovane che venera come una madonna. Annie si concede subito ma la sua verginità sarà resistente a prescindere dalla sua volontà. Lo shock fisico, emotivo, sociale che Annie attraversa la porterà a perdersi in un annilichimento completo.
Judith Godrèche lo mostra avendo come suo modello visivo Fish Thank di Andrea Arnold. La macchina da presa è attaccata al volto di Annie (Tess Barthélémy, un po’ troppo caricata nel restituire l’eccesso emotivo e spirituale della giovane Ernaux), alla sua indisponenza fanciullesca con la madre, alla sua vitalità esplosiva, alla sua infantile sfida al mondo. Resta asettica nel rappresentare l”educazione’ sessuale di Annie nella sua totale e realistica mancanza di erotismo. Si allontana piano piano nella prospettiva, mano a mano che Annie prende consapevolezza di ciò che ha vissuto, delle decisioni che il disvelamento della realtà, non solo sentimentale, vorrà prendere.
Memoire de fille resta però troppo attaccato al testo da cui nasce. Non riesce a trasfigurare in altro, visivamente. Ad universalizzare, come il romanzo, l’individuale. Non dà vita ad un’opera cinematografica a sé stante. Judith Godrèche non osa, non sperimenta come invece Andrea Arnold (il modello a cui si ispira) sa egregiamente fare.