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Cannes 2026, 16 maggio: un cinema ossessionato da memoria, desiderio e resurrezione artificiale

Koreeda Hirokazu, Rodrigo Sorogoyen e James Gray protagonisti di una delle giornate più intense del Festival

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paper tiger

Il 16 maggio, il Festival di Cannes raggiunge uno dei suoi primi picchi artistici. La programmazione di sabato riunisce tre delle voci autoriali più distintive del cinema contemporaneo – Hirokazu Koreeda, Rodrigo Sorogoyen e James Gray – in una sezione Concorso caratterizzata da devastazione emotiva, ambiguità morale e visioni profondamente personali della fragilità umana.

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In ogni sezione del Festival, la giornata ritorna ripetutamente a una domanda inquietante: cosa succede quando il passato si rifiuta di rimanere sepolto?

Koreeda immagina il dolore nell’era dell’umanità artificiale

sheep in the box

La sezione Concorso del pomeriggio è dedicata a Sheep in the Box, una delle anteprime più attese del Festival. Ambientato in un futuro prossimo in cui una coppia in lutto adotta una replica umanoide del figlio defunto, il film evoca immediatamente la fascinazione di Koreeda per la famiglia, la memoria e l’assenza emotiva, temi che lo accompagnano da sempre.

Eppure, la premessa fantascientifica segna una sorprendente evoluzione per il regista. Invece di esplorare lo spettacolo tecnologico, Koreeda sembra usare il futurismo come mezzo per intensificare preoccupazioni profondamente umane: il lutto, la negazione e il disperato desiderio di preservare la continuità emotiva dopo una perdita.

Il regista ha sempre affrontato il tema della famiglia come qualcosa di fragile e costruito, piuttosto che biologicamente immutabile. Qui, quest’idea raggiunge un territorio inquietante e nuovo. Può l’amore sopravvivere quando la memoria diventa artificiale? E a che punto il dolore stesso diventa una forma di prigionia emotiva?

Se Cannes 2026 è stata finora definita dall’incertezza emotiva, Sheep in the Box potrebbe emergere come uno dei suoi film simbolo.

Sorogoyen e la violenza dell’intimità

el ser querido

Più tardi, in serata, El ser querido sposta il Concorso in un territorio psicologicamente più esplosivo. Il film è incentrato sul leggendario regista Esteban Martínez e sulla figlia Emilia, con cui ha un rapporto difficile, il cui ricongiungimento su un set cinematografico riapre gradualmente vecchie ferite emotive.

La premessa si adatta perfettamente al cinema di Sorogoyen, che spesso trasforma le relazioni interpersonali in spazi di crescente instabilità emotiva. Qui, il cinema stesso diventa sia ambientazione che arma: un padre che offre alla figlia un ruolo che può essere allo stesso tempo un atto di riconciliazione, manipolazione o auto-mitizzazione.

Ciò che rende il film particolarmente avvincente è la sua esplorazione dell’eredità artistica in parallelo al trauma familiare. Cannes 2026 è tornata più volte a raccontare storie di eredità – emotiva, storica e culturale – e The Beloved sembra pronto a esaminare come il genio artistico possa coesistere con la distruzione emotiva.

James Gray torna all’oscurità morale

 

A chiudere la serata, Paper Tiger riporta il pubblico nel mondo moralmente soffocante che ha caratterizzato gran parte del lavoro di Gray. Seguendo le vicende di due fratelli coinvolti nella mafia russa a causa di un complotto che sfugge al loro controllo, il film promette un’altra intima tragedia sulla lealtà, la mascolinità e l’ambizione destinata al fallimento.

Gray è da tempo uno dei grandi narratori del cinema americano di uomini intrappolati tra obblighi familiari e autodistruzione. In Paper Tiger, questa tensione appare ancora una volta inseparabile dal crollo della famiglia stessa. Il crimine diventa meno un meccanismo di genere e più una condizione emotiva: un sistema che erode lentamente la fiducia, l’amore e l’identità dall’interno.

Insieme, Koreeda, Sorogoyen e Gray formano un trio straordinario in concorso: tre cineasti radicalmente diversi uniti da un’ossessione per il costo emotivo dei legami umani.

Un Certain Regard e il peso del passato

Nella Salle Debussy, Un Certain Regard prosegue l’esplorazione più ampia della memoria e dell’identità da parte di Cannes. Mémoire de fille adatta l’opera autobiografica di Annie Ernaux in una meditazione sul trauma e sulla memoria femminile, in cui il ritorno a Rouen innesca ricordi travolgenti di un’esperienza sessuale formativa.

Nel frattempo, Siempre soy tu animal materno si dipana come un ritratto familiare emotivamente caotico in cui desiderio, confusione spirituale e fuga emotiva si scontrano attraverso le generazioni in Costa Rica.

Entrambi i film continuano un tema centrale di Cannes 2026: l’impossibilità di separare nettamente l’identità presente dall’esperienza passata.

Desiderio, solitudine e la memoria del cinema

Flesh and Fuel

Altrove, la Semaine de la Critique e la Quinzaine des Cinéastes approfondiscono il panorama emotivo del Festival. Gradiva trasforma una gita scolastica a Pompei in un febbrile confronto con il desiderio e la resa emotiva, mentre Flesh and Fuel esplora la solitudine e l’intimità attraverso le vite di camionisti che vagano per le autostrade europee.

La Quinzaine offre contrasti altrettanto ricchi, dall’energia sociale cruda di Shana al malinconico dramma del ricongiungimento di Clarissa e al minimalismo esistenziale di Double Freedom.

Nel frattempo, La Ciociara viene proiettato al Cannes Classics, ricordando al pubblico che il rapporto del cinema con la memoria si estende ben oltre la narrazione contemporanea.

Il vivo del Festival

Mentre il Festival entra nel vivo della sua prima settimana, Cannes 2026 si rivela un’edizione straordinariamente introspettiva, meno interessata allo spettacolo e più alle conseguenze emotive. Attraverso il dolore futuristico, la genitorialità frammentata, i traumi sepolti e i compromessi morali, i film del 16 maggio condividono un fascino per le cicatrici invisibili che le persone si portano dentro nel tempo.

Ne emerge un cinema ossessionato non solo dalla memoria, ma anche dal disperato bisogno umano di riscriverla, preservarla o sopravvivere. E riunendo autori formalmente diversi come Koreeda, Sorogoyen e Gray sotto lo stesso orizzonte artistico, Cannes ci ricorda perché rimane il palcoscenico cinematografico globale più avvincente: un luogo dove visioni radicalmente diverse possono convergere attorno alle stesse fragili domande sull’amore, la perdita e l’identità.

 

Il sito ufficiale qui.