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Short Film italiani

‘Ha toccato!’: il rumore silenzioso dei ricordi

La regista palermitana trasforma il ritorno ai luoghi dell’infanzia e il ricongiungimento dei genitori sordi in un racconto delicato sulla memoria, sulla comunicazione e sui legami familiari

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Presentato fuori concorso al Riviera International Film Festival, Ha toccato! della regista palermitana Giusi Cataldo è un cortometraggio intimo e misurato che affronta il tema della sordità attraverso il racconto di una memoria familiare dolorosa ma profondamente umana.

Il film prende avvio da una telefonata inattesa: Giusi, (Giusi Cataldo) una donna CODA (Child of Deaf Adults), figlia di genitori sordi, viene contattata dal cimitero dove è sepolto il padre perché la salma deve essere estumulata e trasferita. La scelta di riunirlo alla madre nel cimitero di Cammarata diventa così il punto di partenza di un viaggio fisico ed emotivo dentro i ricordi dell’infanzia, i silenzi e il ruolo che, fin da bambina, ha dovuto assumere come tramite tra i genitori e il resto del mondo.

Il corto si muove tra due tempi e due identità della protagonista: la Giusi adulta, segnata dalla memoria e dalla distanza del presente, e la Giusi bambina, ancora immersa in quella quotidianità fatta di silenzi, gesti e responsabilità troppo grandi per la sua età. Sullo sfondo si intreccia il ricordo dello storico allunaggio dell’Apollo 11, che accompagna simbolicamente il racconto e crea un contrasto poetico tra la conquista dello spazio e la dimensione privata, quasi invisibile, della vita familiare della protagonista.

Figure credibili e zero retorica

La forza del corto sta soprattutto nell’autenticità con cui si raccono i personaggi. La regista evita qualsiasi forma di retorica o pietismo e costruisce figure credibili, vive, mai idealizzate. Anche dal punto di vista attoriale il film trova uno dei suoi punti più solidi: i protagonisti lavorano molto sulla sottrazione, sugli sguardi e sulla fisicità più che sulle parole, riuscendo a trasmettere emozioni profonde con estrema naturalezza. Le interpretazioni mantengono sempre un tono asciutto e controllato, perfettamente coerente con la sensibilità della regia. La lingua dei segni entra nel racconto in modo spontaneo, senza mai essere trasformata in elemento didascalico. È semplicemente parte integrante della vita dei personaggi e della costruzione emotiva del film. Anche la messa in scena segue questa linea: pochi dialoghi, attenzione ai dettagli quotidiani, ai silenzi e agli spazi della memoria.

La Sicilia raccontata da Giusi Cataldo non è mai folkloristica o estetizzante, ma appare come un luogo sospeso, quasi trattenuto, che accompagna il senso di perdita e nostalgia della protagonista. E proprio quando il corto sembra chiudersi dentro una malinconia inevitabile, nel finale emerge un piccolo ma efficace tocco ironico, sottile e mai invasivo, che alleggerisce il racconto senza tradirne il tono emotivo.

In appena tredici minuti, Ha toccato! riesce così a trasformare un’esperienza personale in un racconto universale sulla famiglia, sulla comunicazione e sulla memoria, confermando la capacità di Giusi Cataldo di lavorare con sensibilità e precisione su temi delicati senza mai forzare l’emozione.