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ASOLO ART FILM FESTIVAL

‘The Last Romantic’ – Quando l’attesa diventa esistenza

Un’opera sospesa tra silenzio, memoria e ritualità quotidiana. Proiettato all'Asolo Art Film Festival

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The Last Romantic

Cosa resta di un amore dopo trentatré anni di assenza?

Con The Last Romantic, opera prima presentata nella sezione Film d’arte della 42ª edizione dell’Asolo Art Film Festival, la regista e sceneggiatrice iraniana Asal Javanmardi costruisce un racconto che ruota attorno all’ostinazione del ricordo e alla persistenza dell’attesa, muovendosi in quella zona fragile in cui la speranza rischia lentamente di trasformarsi in condanna.

È proprio attorno a questa sospensione emotiva che la cineasta classe 1988 modella l’intera grammatica del film, mantenendo un equilibrio costante tra ritmo e messa in scena. Campi lunghi, campi lunghissimi e dettagli si alternano infatti con naturalezza, senza mai apparire bruschi o ridondanti, ma seguendo coerentemente la volontà di immergere lo spettatore in un vero e proprio frammento di vita sospeso nel tempo. Lungo tale scia la macchina da presa, impegnata nell’ indugiare sui volti, sugli spazi e sui silenzi con un’attenzione quasi contemplativa, lascia che sia la durata stessa delle immagini a restituire il senso dell’attesa: mite e silenzioso, che prende forma attraverso il rapporto con la natura e viene frenato soltanto dalla preghiera o dai suoni quotidiani del villaggio.

The Last Romantic: a qualcuno piace Wenders

In questa dimensione rarefatta, il film richiama a tratti una sensibilità vicina a quella del cinema di Wim Wenders, soprattutto nella capacità di osservare la ripetizione dei gesti e l’umanità nascosta tra i margini della routine, evocando suggestioni riconducibili al tessuto ritmico insito dentro Perfect DaysA rafforzare ulteriormente questa sensazione risulta proprio il continuo vagare della protagonista Houri, figura che sembra muoversi in uno spazio tanto fisico quanto interiore: in questo senso, il film richiama in modo ancora più evidente l’incipit di Paris, Texas, dove Travis attraversava spaesato un deserto sconfinato, immergendo immediatamente lo spettatore in una condizione mentale prima ancora che narrativa.

In The Last Romantic, il movimento del corpo diventa allora estensione diretta dell’emotività del personaggio: Houri cammina, attraversa il villaggio, si perde nei suoi silenzi, trasformando lo spazio circostante in una proiezione della propria sospensione emotiva. E quando non cammina, prega, ascolta la radio nella speranza di ricevere notizie del marito scomparso, accarezza la fotografia di quest’ultimo, si rifugia nel canto per poi tornare nuovamente alla preghiera. Una quotidianità scandita da rituali minimi e reiterati che il film non trasforma mai in artificio retorico, ma osserva con delicatezza, lasciando emergere progressivamente il ritratto di una donna forse smarrita, forse rifugiatasi dentro sé stessa, forse nascosta dietro quei costanti occhiali scuri diventati ormai parte integrante della sua identità visiva.

Opera prima della regista iraniana Asal Javanmardi, 'The Last Romantic' è un racconto perennemente sospeso tra memoria e attesa

Il peso dell’assenza in The Last Romantic

Eppure, pur essendo il centro emotivo della narrazione, Houri non dà mai l’impressione di sovrastare gli altri personaggi. Al contrario, Asal Javanmardi costruisce un equilibrio corale in cui anche il piccolo villaggio contribuisce a definire il peso dell’attesa, amalgamando individualità frammentate ma accomunate dalla stessa sospensione esistenziale. Più che guardare verso il futuro, questi personaggi sembrano vivere in funzione di un presente immobile, aggrappati a una speranza che resiste non come slancio vitale, bensì come unica condizione possibile dell’esistenza.

Ed è proprio nel soffermarsi sul tempo che The Last Romantic rivela la sua natura più divisiva. Il ritmo volutamente dilatato rappresenta infatti una medaglia dalla duplice faccia: da un lato permette alla pellicola di costruire con coerenza il senso di immobilità esistenziale che permea il racconto, lasciando sedimentare nello spettatore il peso dell’attesa e della ripetizione; dall’altro, alcuni passaggi rischiano occasionalmente di appiattire la tensione narrativa, insistendo su dinamiche e ritualità che finiscono per reiterarsi forse oltre il necessario. Eppure, anche in questi momenti, la regia di Asal Javanmardi mantiene uno sguardo sufficientemente sensibile da evitare che la contemplazione si trasformi in puro esercizio estetico. Il silenzio, i paesaggi naturali e la frammentazione del tempo quotidiano continuano così a dialogare con lo stato interiore dei personaggi, restituendo l’immagine di un mondo incapace di evolversi, bloccato in una sospensione che sembra aver smesso persino di interrogarsi sul proprio futuro.

E allora appare doveroso domandarsi: per quanto tempo si può continuare ad aspettare qualcuno senza smettere di vivere?

The Last Romantic

  • Anno: 2025
  • Durata: 72'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Iran
  • Regia: Asal Javanmardi