Fangio: Courage or Destiny, di Nicolás Pedro Villarreal, in concorso nella sezione animazione della 42ª edizione dell’Asolo Art Film Festival, trae ispirazione dalla leggendaria impresa di Juan Manuel Fangio nel Gran Premio d’Argentina del 1955. In quella memorabile competizione, Fangio, nonostante le ustioni di terzo grado ad una gamba, strinse i denti e condusse la sua vettura al traguardo e alla vittoria, conquistando la gloria eterna e consacrandosi come il simbolo di determinazione.
L’Asolo Art Film Festival è una rassegna internazionale con sede ad Asolo (Italia) dedicata alla cinematografia d’arte e sulle arti, attenta nella valorizzazione e nella promozione di produzioni audiovisive d’autore.
Fangio: Courage or Destiny – il mito della determinazione
Il regista argentino è un veterano dell’animazione con una formazione d’eccellenza presso Walt Disney Studios, Sony e Amazon, nonché detentore del Guinness World Record per il pluripremiato ON/OFF.
Con quest’opera, Villarreal mette a punto un corto di circa 15 minuti che trascende il semplice racconto sportivo, facendosi portatore di una tematica universale: la tenacia di affrontare il dolore per compiere la propria missione. Così, il titolo stesso diventa una domanda da porre allo spettatore: “Courage or Destiny?”.
“Il film affronta il modo in cui a volte affrontiamo decisioni che cambiano la vita. Decisioni che sai faranno male, saranno difficili, sai che potrebbero persino spezzarti, ma nel tuo cuore e nella tua anima sai che devi prenderle. Queste decisioni non sono un’opzione per continuare ad andare avanti.” Nicolás Pedro Villarreal
L’estetica del ricordo e della tenacia
Il film si distingue per un’estetica che sembra richiamare i tratti dei maestri del cinema d’animazione Satoshi Kon e Hayao Miyazaki. Sebbene sia evidente l’uso del computer, il tratto mantiene un’anima artigianale. Le linee non sono sempre precise, specialmente nelle immagini del passato che appaiono meno definite e circondate da un leggero alone, quasi a sottolineare la natura eterea del ricordo. Il corto esplora la linea sottile del presente: l’istante in cui il pilota si brucia la gamba diventa il punto di collegamento dove il futuro si trasforma in passato.
Il regista decide di non utilizzare dialoghi o voice-over per i pensieri dei personaggi. Le uniche voci che si sentono sono quella del commento radiofonico della gara (in spagnolo) e quella finale dello speaker in aereo (in inglese) che annuncia l’arrivo a Buenos Aires. È la potenza visiva a narrare l’interiorità dei protagonisti, mentre il sonoro si serve unicamente di un commento musicale e di rumori d’ambiente che fungono da punteggiatura sensoriale.
Il racconto segue una struttura circolare: si apre con l’uomo in aereo diretto alla gara e si chiude con il suo ritorno a Buenos Aires dopo la vittoria, dove, realizzato il sogno grazie alla tenacia, può finalmente tornare a essere bambino. Seguendo questa logica, il simbolismo trova il suo apice nei disegni di un soffione: protagonista in molte scene dove fluttua nell’aria, trova compimento solo alla fine quando viene soffiato via, rappresentando la libertà e l’ottenimento del traguardo.
L’estasi del colore: tenacia e sogni
Per rendere tangibile ogni emozione Villarreal sceglie di concentrarsi sulla palette cromatica. L’intreccio delle diverse tonalità scatena un loop sensoriale nel quale il pubblico viene immerso e fatica a distogliere lo sguardo.

Il cuore pulsante del racconto risiede nei colori della gara, dove il blu incarna la lucidità e il controllo assoluto, offrendo quella calma necessaria a dominare l’infinito delle possibilità prima che si scateni la tempesta. A questo si contrappone il vigore del rosso, l’impulso vitale che brucia tra l’agire senza freni e il trauma dell’imprevisto, simboleggiando tanto la ferita dovuta al guasto della vettura quanto l’ossessione che sovrasta ogni altra emozione. In questo spettro, si aggiunge per una piccola parte del film il verde, che rappresenta il legame indissolubile con il sogno d’infanzia, l’elemento capace di risvegliare il protagonista e riconnetterlo alla sua essenza più profonda.
Si noti, inoltre, la scena in cui al pilota, che si prepara ad avviare i motori tra i lampi, si alterna il ragazzino che gioca con la macchinina. Quando l’auto giocattolo vola fuori pista, tutto si congela. In questo istante metafisico, il ragazzo si scontra con le visioni del proprio futuro. I colori cambiano e l’autodromo giocattolo si trasforma in un simbolo dell’infinito. L’immaginazione infantile, man mano, esplode in un turbine di tonalità al neon che restituiscono un tono psichedelico: il sogno domina la realtà e la dipinge.
Cromatismi del tempo: tra stasi e rinascita
Il dinamismo cromatico descritto sopra si scontra con l’uso del colore nel passato cronologico e del bianco e nero. Mentre tinte naturali accompagnano il fluire lineare degli eventi passati, i momenti di stasi del presente sono punteggiati dal bianco e nero: lo vediamo nelle figure degli anziani che ascoltano la radio, forse i genitori, o nei frangenti in cui il pilota sembra vacillare. La decisione di privare la realtà dei suoi pigmenti suggerisce che possa esserci una possibile vita senza la battaglia per la realizzazione di sé, una vera e propria situazione di blocco.
Un sottile particolare nel finale conferma questa tesi: quando la voce dello speaker annuncia l’arrivo a Buenos Aires, la campagna argentina compie una metamorfosi, abbandonando il bianco e nero per accendersi di tinte vivide. È la prova palpabile che il trionfo, mostrato come una conquista cromatica, ha finalmente ridato linfa vitale all’attualità.
Il montaggio come acceleratore
Il montaggio frenetico non si limita a scandire il ritmo della competizione, ma agisce come un vero e proprio acceleratore sensoriale che permette di percepire sia la tensione della corsa sia la velocità della vita umana.
Villarreal crea uno scontro di colori che riflette l’eterno incontro tra passato, presente e futuro. Questa frammentazione temporale genera un effetto psichedelico funzionale a esplorare l’interiorità del pilota: le immagini sembrano correre con lui, alterando i confini del sé e trascinando lo spettatore direttamente nella psiche di Fangio.
Oltre il traguardo: l’eredità immortale di un sogno
Fangio: Courage or Destiny non è semplicemente la celebrazione del famoso automobilista, bensì l’esplorazione delle pulsioni umane. Attraverso un linguaggio visivo potente che rinuncia alle parole per affidarsi al simbolismo cromatico e a un montaggio dinamico, il corto ci ricorda che la vera vittoria non risiede in un trofeo, ma nella conquista della propria essenza.
Quando i colori riaccendono la stasi del bianco e nero finale, comprendiamo che la gloria di Fangio è universale: è l’affermazione di tutti coloro che, nonostante le ferite, riescono a tornare bambini e ridare colore alla propria realtà. È la leggerezza del polline di un soffione che, libero dal gambo che lo tiene saldo al terreno, si disperde nell’aria.