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Prime Video Film

‘Stolen Girl’: una storia problematica

‘Stolen Girl’ ha una premessa drammatica interessante. Tuttavia, non basta la sola premessa per far reggere un intero film

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Stolen Girl

Stolen Girl è una nuova proposta del catalogo di Amazon Prime Video.

Il film, diretto da James Kent, gioca tutte le poche carte a sua disposizione nella comparsa del titolo. Quel sottostante ‘tratto da una storia vera’ sembra quasi che debba sollevare il reparto tecnico da ogni responsabilità. È successo, potrebbe accadere nuovamente e, dunque, la plausibilità di ciò che lo spettatore sta per vedere dovrebbe farlo emozionare a dismisura. Sicuramente, chi ha diretto questo film deve aver pensato una cosa simile. È evidente che quanto è espresso prima è illogico e senza senso, ma è anche l’unico giustificativo possibile per le discutibili scelte di Stolen Girl. 

Stolen Girl: una premessa interessante, e nient’altro

È un peccato che l’esecuzione di Stolen Girl presenti numerose problematiche, perché dietro questi difetti si nasconde un potenziale interessante che forse avrebbe tratto maggiore beneficio da un cambio di medium. 

La premessa è la seguente: Maureen (Kate Beckinsale) ha perso sua figlia. Suo marito, originario del Libano, l’ha rapita. La donna, per ritrovare la figlia, decide di collaborare con un’agenzia specializzata nel recuperare bambini scomparsi, gestita da Mitchell Robinson (Scott Eastwood) e il suo assistente. Lei aiuterà loro sia con le operazioni sia ad interagire con i genitori disperati, sfruttando la sua grande empatia. Loro, in cambio, faranno il possibile per ritrovare la sua bambina ormai scomparsa da quattro anni. 

Questo concept rende bene sul lungo periodo, e sfruttarlo per più episodi sarebbe stato più corretto così da poter dare alla storia il respiro che meritava. Purtroppo, la strada che alla fine Stolen Girl ha preso è stata un’altra, e non delle migliori. 

Un racconto che non respira 

Già solo rileggendo la sopracitata premessa per isolarne il complemento di tempo emergono non poche perplessità su come sono stati gestiti i tempi scenici del primo atto di Stolen Girl. La stessa protagonista dice che sono passati la bellezza di “4 anni 86 giorni e 4 ore” dall’ultima volta che ha visto sua figlia. E la regia cosa fa? Neanche uno straccio di stacco sul nero, un dettaglio, un establishing shot, nulla. 

Le inquadrature in Stolen Girl vengono buttate alla rinfusa senza minimamente rispettarne la cronologia interna. Tant’è che se non fosse stato per la precisazione doverosa e necessaria della protagonista, noi non ci saremmo mai resi conto di nulla. 

La carente gestione dei tempi, della continuità, e del montaggio, ma dei tempi soprattutto, è un difetto strutturale che Stolen Girl si trascina dietro per tutta la sua durata. Anche se le maggiori criticità si riscontrano nella prima parte del film. La sceneggiatura, purtroppo, soffre in questa adrenalinica accumulazione di fatti, imbavagliandosi in una linearità forzatamente scorrevole e posticcia. 

Stolen Girl: fatti senza emozioni

Stolen Girl dà l’idea di una grande sequenza di montaggio che delle volte si ricorda di rallentare per permettere a chi guarda di capirci qualcosa. Quando in questa sede si parla di sequenza di montaggio, l’accezione è particolarmente dispregiativa, perché si sta facendo riferimento ad uno specifico segmento che di solito ricorre nel secondo atto di un film per sintetizzare una finestra temporale non rilevante per la trama se non nel suo complesso. Solitamente, questa sequenza rappresenta l’idea del tempo che passa in scena, sintetizzando molti eventi con un montaggio veloce. 

Ecco, l’interezza di Stolen Girl, per come è presentato, altro non è che un elenco di cose che accadono con una vertiginosa scansione al cardiopalma che confonde e disorienta senza scopo. Quando non subentra lo spaesamento dovuto dal serrato affastellamento di scene e corpi, è il turno di un’apatia mal sopportata. Lo spettatore capisce di trovarsi davanti a qualcosa di triste, o toccante, o profondo, ma tale evento non è trattato dalla regia in modo da rispettare a dovere la sua potenziale carica emotiva. 

Il dolore in un’immagine 

C’è una sola cosa della messa in scena di Stolen Girl che è effettivamente interessante e che, in un quadro di insieme tutt’altro che roseo, vale la pena valorizzare un minimo. La protagonista, com’è giusto che sia, soffre enormemente per il dolore che le ha causato l’ aver perso sua figlia. I ricordi, in questo caso, tendono a farsi pesanti come macigni e a insinuarsi nel presente in modo improvviso e doloroso. 

Questo sottile dettaglio psicologico è reso molto bene. La protagonista rivive nella sua mente flash della quotidianità vissuta con la sua piccola. Frammenti che spezzano la continuità del montaggio, inserendosi nel discorso filmico come fotogrammi vividi, vibranti, quasi tangibili. 

Questa soluzione molto realistica è efficace per mostrare quanto quel ricordo sia forte nella mente di una madre distrutta dal dolore. Una madre che, come se non bastasse, a volte rivede sua figlia nei bambini che salva. Il tutto viene registrato dal solito crudo e disarmante realismo che ben trasmette tutto il bruciante dolore di questi sottili scherzi della mente. 

Chiusa questa più lieta ma troppo breve parentesi positiva, non resta che guardare in faccia la realtà. Stolen Girl è un film raffazzonato e pigro, che si fa scudo dietro al voler portare sulla scena un dramma del mondo reale senza avere gli strumenti per valorizzarlo a pieno. 

Stolen Girl - Nessuna traccia

  • Anno: 2026
  • Durata: 100'
  • Distribuzione: Sipario Movies
  • Genere: Azione/Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: James Kent
  • Data di uscita: 01-May-2026