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Digger: Tom Cruise miliardario, salvatore del mondo. Siamo sicuri?

Il nuovo film di Alejandro González Iñárritu diventa un caso: raccontare i ricchi come eroi oggi è ancora credibile o è solo un riflesso dell’industria?

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Digger segna il ritorno di Alejandro González Iñárritu con un film spiazzante e visionario e un Tom Cruise in una veste del tutto inedita.

C’è qualcosa di profondamente affascinante, e allo stesso tempo sospetto, nel vedere Tom Cruise nei panni dell’uomo più potente del mondo. Non un eroe d’azione, non un pilota, non un agente impossibile. Un miliardario. Uno di quelli che, per capirci, il cinema di solito guarda con la canna della pistola.

E invece Digger, il nuovo film diretto da Alejandro González Iñárritu, prova a ribaltare il tavolo: Cruise interpreta Digger Rockwell, magnate responsabile di un disastro ambientale globale che, con una certa urgenza, decide anche di salvare.

Una premessa che suona già come una provocazione. O, a seconda dei punti di vista, come una scommessa molto delicata.

Il miliardario come eroe: operazione rischiosa

Il cuore del discorso è semplice:
il pubblico è davvero disposto a comprare un miliardario come salvatore in un periodo storico in cui i miliardari veri assomigliano sempre più a villain supereroistici?

In un’epoca in cui il divario tra ricchi e poveri è diventato non solo evidente ma narrativamente centrale, proporre una figura di potere come eroe rischia di sembrare un’azione politicamente collocata molto diversa da un semplice voler andare controcorrente.

Il cinema americano ha sempre flirtato con il mito del self-made man. Qui però si va oltre: non è più ascesa, è giustificazione. E la linea tra le due cose è sottile quanto una sceneggiatura mal calibrata.

Una “commedia catastrofica” che promette caos

Il film viene definito una “commedia di proporzioni catastrofiche”.
E in effetti gli elementi ci sono tutti: disastro ambientale, rischio nucleare, corsa contro il tempo.

Ma la vera novità è il tono. Alejandro González Iñárritu, reduce da film tutt’altro che leggeri, sembra voler giocare con il grottesco, spingendo Cruise in una direzione quasi caricaturale: accento del Sud, fisicità trasformata, un personaggio eccentrico e borderline.

Un Cruise irriconoscibile, letteralmente. E forse anche simbolicamente.

Il paradosso Cruise

C’è poi un altro elemento, meno dichiarato ma inevitabile:
Tom Cruise è probabilmente l’ultimo attore rimasto a incarnare un certo tipo di cinema spettacolare e “credibile” nel suo eroismo.

Metterlo nei panni di un miliardario che deve dimostrare di essere il salvatore del mondo significa giocare contro la sua stessa immagine. O aggiornarla.

E qui la domanda diventa più interessante:
è un tentativo di evoluzione… o un esperimento che rischia di incrinare un mito costruito in quarant’anni?

Tra autorialità e industria

Con un budget importante e un cast che include nomi come Sandra Hüller, Jesse Plemons e John Goodman, Digger si inserisce chiaramente in quella strategia di Hollywood che punta a combinare autore e blockbuster.

Un’operazione che sulla carta sembra perfetta: un regista premio Oscar, una star globale, un tema contemporaneo.

Ma proprio per questo espone il film a un rischio preciso: voler dire troppo, a troppi pubblici, nello stesso momento.

Il dubbio resta

Digger arriverà nelle sale il 2 ottobre 2026.
E già ora, prima ancora di vedere un film completo, il dibattito è aperto.

Perché la domanda non è se sarà spettacolare. Probabilmente lo sarà.
La domanda è un’altra:

il pubblico accetterà davvero questa nuova narrazione del potere?

O si limiterà a guardarla, con una certa distanza, come si osserva un esperimento ben costruito ma difficile da credere fino in fondo?

Nel dubbio, Cruise corre.
Resta da capire se il pubblico lo seguirà.