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‘Rotta’ l’impresa di Alex Bellini

Il mare e l’uomo

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A distanza di vent’anni dall’impresa di Alex Bellini (da Quarto, Genova a Fortaleza, Brasile, in barca remi, dal Mediterraneo all’Atlantico), l’avventura rivive in Rotta, il documentario con le riprese originali, realizzate dallo stesso Bellini, all’epoca ventisettenne. Rotta, di Alex Bellini e Francesco Clerici, è stato presentato in anteprima al 74esimo Trento Film Festival. È una produzione 5th Element, con supporto di Apf Valtellina, distribuito da Niemines Film. Al cinema dal 29 aprile.

Un’avventura sportiva e umana: la sfida dell’uomo con il mare e i propri limiti.

Rotta: dal Mediterraneo all’Atlantico

Dopo due tentativi falliti, uno dei quali concluso con un naufragio sull’isola di Formentera, Alex Bellini riesce nel suo obiettivo: raggiungere il Brasile in barca a remi. Durante la traversata affronta momenti di profonda crisi interiore, cinque giorni di digiuno e una condizione di rischio costante. L’arrivo sulle coste brasiliane completa un viaggio di avventura estrema mai tentato prima. Il documentario rilegge quell’esperienza utilizzando esclusivamente le riprese originali in miniDV, affiancate da uno sguardo contemporaneo rappresentato dall’intelligenza artificiale.

Un montanaro alla conquista del mare

Ci sono avventure che lasciano il segno, che creano un solco così profondo da diventare spartiacque. Il viaggio qui raccontato non fa eccezione: nei mesi in mezzo all’oceano, ho iniziato a scorgere con maggiore chiarezza alcuni dettagli che nella mia esistenza sulla terraferma restavano spesso fuori fuoco. In termini di sviluppo personale il viaggio è accaduto a cavallo di due epoche anch’esse spartiacque: quella dell’adolescenza e quella dell’età adulta”. (Alex Bellini)

Un ventisettenne montanaro, proveniente dalla Valtellina, Alex Bellini, è stato il primo uomo ad attraversare l’Atlantico in solitaria con una piccola barca a remi. Un’avventura risalente al 2005, che oggi riprende vita attraverso un film con protagonista un giovane uomo e la forza ignota del mare.

Alex Bellini è oggi un esperto divulgatore ambientale, tra i più importanti nel nostro Paese. Le sue imprese, dall’Atlantico al Pacifico, per giungere fino alle spedizioni sui grandi ghiacciai, come il Vatnajokull, sono sempre all’insegna del superamento del possibile e del continuo dialogo con la natura.

Queste due caratteristiche emergono in Rotta e si impongono come due simboliche linee guida di un discorso nato da una competizione sportiva che, progressivamente, diventa qualcosa di molto più ampio. Un viaggio verso la potenza ignota del mare, un deserto semantico che non dà indicazione, fatta eccezione per il viaggio del sole nel cielo e l’ampiezza delle onde che s’infrangono sullo scafo della piccola barca.

Sconforto e gioia

Così una spedizione sportiva si muta in dialogo continuo con se stessi, per diventare una sfida umana di formazione nella burrasca del mare e nel caldo asfissiante, mentre si lambiscono le coste africane.

Le immagini di Rotta, che vede la partecipazione di Francesco Clerici, nel ruolo di co – regista, sono quelle originali, registrate durante la traversata direttamente da Alex Bellini. Fotogrammi catturati dalla pellicola graffiata dal vento e bruciata dal sole, dove si vede l’esploratore fare i conti con i propri limiti. Momenti di naturale euforia, come quando si oltrepassa lo stretto di Gibilterra, si alternano a episodi di sconforto e crisi. Un alternarsi di felicità e tristezza, una forza attrattiva che rischia di lacerare l’uomo tra la sicurezza della terraferma e l’ignoto attrattivo del mare.

Quest’ultimo diventa casa che offre cibo e sorprese, un luogo che, da sempre, affascina e spaventa l’uomo e Alex non può che rispettare una forza di immensa potenza e sperare in un intervento super-naturale per oltrepassare le innumerevoli sfide.

Screenshot

Rotta: l’intervento dell’AI

Detto ciò, Rotta parrebbe un documentario di carattere naturalistico e, almeno in parte lo è. Ma poi Alex Bellini e Francesco Clerici decidono di aggiungere alle immagini l’intervento di una voce over, creata con l’intelligenza artificiale. Un arricchimento al tessuto narrativo, ma soprattutto una scelta felice che riesce a attualizzare un viaggio avvenuto vent’anni fa.

Il mio linguaggio è il deposito di millenni di attività umana”.

Questo è uno dei tanti interventi dell’AI che si possono ascoltare. Una voce robotica, fredda e neutra, non udita dall’uomo che sfida il mare, ma dallo spettatore. Gli interventi da fuori campo danno profondità alla storia, aggiungono un senso di sicurezza e, allo stesso tempo, accrescono il senso d’ignoto della missione. Uno specchio dell’umanità che riflette su di essa, coinvolgendo i suoi limiti e la propria natura.

Una storia di resistenza e formazione, esposta con estrema naturalezza, dove la figura umana appare sola e nuda, per superare i propri limiti e rendere possibile l’impossibile. Rotta ha il fascino di catturare l’essenza di ciò che è nascosto sotto l’apparenza. Restando sulla superficie delle onde, la narrazion,  simbolicamente, si spinge verso gli abissi dell’animo per poi emergere e farsi esempio di crescita vitale.

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