Il Festival di Cannes continua a evolversi, non abbandonando la tradizione, ma arricchendola. Per l’edizione 2026, il festival amplia la sua Selezione Ufficiale con una nuova serie di conversazioni pubbliche che vedono protagonisti alcuni dei personaggi più influenti del cinema contemporaneo.
È una mossa che modifica sottilmente l’identità del festival: Cannes non è più solo un luogo dove si vedono film, ma dove il cinema stesso viene discusso, analizzato e reinventato in tempo reale.
Sir Peter Jackson: dalla Terra di Mezzo alla Croisette
L’iniziativa si apre con Peter Jackson, che parteciperà a una discussione pubblica il giorno dopo aver ricevuto la Palma d’Oro onoraria. Un momento che chiude il cerchio. Nel 2001, Cannes ospitò le prime immagini de Il Signore degli Anelli, dando vita a un fenomeno globale che avrebbe poi ridefinito il cinema dei blockbuster.
Venticinque anni dopo, Jackson ritorna non solo come regista di successo, ma come figura rivoluzionaria: qualcuno che ha ridefinito i confini degli effetti visivi, della narrazione su larga scala e del rapporto tra il fantasy e il pubblico mainstream. Da King Kong a documentari come They Shall Not Grow Old e The Beatles: Get Back, la sua carriera riflette una curiosità inesauribile che Cannes ora celebra ufficialmente.
Cate Blanchett e l’arte dell’influenza
A partecipare al ciclo di conversazioni è Cate Blanchett, il cui rapporto con Cannes dura da decenni. Dalle sue prime apparizioni alla presidenza della giuria nel 2019, Blanchett incarna una rara combinazione di rigore artistico e influenza nel settore.
Oltre alle sue acclamate interpretazioni in film come Tár e Blue Jasmine, è diventata una figura chiave nella promozione delle voci sottorappresentate nel cinema. Attraverso iniziative come il suo programma Proof of Concept e il Displacement Film Fund, la presenza di Blanchett a Cannes va oltre la semplice performance: diventa una piattaforma per il cambiamento.
Il suo ritorno nel 2026, ancora una volta come moderatrice di un panel a sostegno degli artisti emergenti, rafforza il ruolo di Cannes come spazio in cui eredità e futuro si incontrano.
Tilda Swinton: Cinema senza frontiere

Se Blanchett rappresenta la continuità, Tilda Swinton incarna la trasformazione. Poche artiste hanno saputo muoversi con tanta fluidità tra il cinema d’avanguardia e Hollywood. Da Orlando alle collaborazioni con registi come Wes Anderson e Bong Joon-ho, Swinton ha costruito una carriera all’insegna del rischio e della continua reinvenzione.
La sua presenza in questa nuova serie di conversazioni appare particolarmente azzeccata: è, per molti versi, l’interlocutrice ideale per un festival sempre più interessato ai confini del linguaggio cinematografico.
Carla Simón e il futuro del cinema
Mentre Cannes celebra le sue icone, rimane altrettanto impegnata a scoprire cosa verrà dopo. Quest’anno, Carla Simón presiederà la giuria del Cortometraggio e del premio La Cinef, un ruolo che la pone al centro del cinema emergente.
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Insieme a una giuria eterogenea – composta da Park Ji-Min, Ali Asgari, Salim Kechiouche e Magnus von Horn – Simón supervisionerà l’assegnazione della Palma d’Oro per il Cortometraggio e dei premi La Cinef, dedicati ai giovani registi.
La sua prospettiva è chiara: i cortometraggi non sono trampolini di lancio, ma mondi artistici completi. Nelle sue parole, sono spazi di libertà, sperimentazione e rinnovamento, luoghi in cui il cinema riscopre la sua essenza.
Tra tradizione e scoperta
Da questi annunci emerge il ritratto di Cannes a un affascinante crocevia. Da un lato, rende omaggio a figure come Jackson, Blanchett e Swinton, artisti che hanno plasmato il panorama cinematografico. Dall’altro, investe in nuove voci attraverso La Cinef e il concorso per cortometraggi, garantendo che il futuro rimanga vitale quanto il passato.
Nel 2026, Cannes non si limita a celebrare il cinema. Partecipa attivamente alla sua evoluzione, creando uno spazio in cui le storie non vengono solo proiettate sullo schermo, ma anche messe in discussione, ampliate e portate avanti.