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‘Maborosi’ di Hirokazu Kore-eda arriva al cinema il 14 maggio

Un esordio intenso e contemplativo firmato Hirokazu Kore-eda, che racconta con delicatezza il lutto e la rinascita attraverso immagini sospese e profondamente evocative

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Maborosi di Hirokazu Kore-eda

Maborosi di Hirokazu Kore-eda per la prima volta arriva al cinema in Italia dal 14 maggio grazie a BIM Distribuzione. L’opera esplora il tema universale della perdita attraverso uno stile visivo essenziale e profondamente evocativo. Si tratta di una delle opere più delicate del regista giapponese, capace di raccontare il dolore senza retorica, affidandosi a immagini sospese e a un uso sapiente del silenzio.

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Maborosi di Hirokazu Kore-eda: un racconto poetico tra dolore e rinascita

Dopo aver perso il marito in circostanze improvvise e difficili da comprendere, la giovane Yumiko prova a ricostruire la propria vita. Decide così di risposarsi e di trasferirsi, insieme al figlio Yuichi, in un piccolo villaggio sul mare, lontano dalla città e dai ricordi più dolorosi.

In questo nuovo contesto, apparentemente tranquillo e rassicurante, la protagonista sembra trovare una fragile serenità. Tuttavia, il passato continua a riaffiorare sotto forma di domande irrisolte e memorie persistenti. Il ricordo del marito e il mistero legato alla sua morte impediscono a Yumiko di lasciarsi andare completamente al presente, dando vita a un percorso interiore fatto di riflessione e accettazione.

Maborosi

Hirokazu Kore-eda: poetica e stile

Nato a Tokyo, in Giappone, Kore-eda Hirokazu si è laureato all’Università di Waseda nel 1987. Ha iniziato la sua carriera dirigendo diversi documentari televisivi pluripremiati. I suoi primi lungometraggi da regista, Maborosi (1995) – presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995, dove è stato premiato con il raro e illustre Premio Osella d’oro assegnato alla fotografia del film – e After life (1998) – distribuito in più di 30 paesi – lo hanno consacrato a livello internazionale. I suoi film sono stati selezionati nei principali festival mondiali ottenendo i premi più prestigiosi: Nobody Knows (Premio per il Miglior Attore al Festival di Cannes nel 2004), Little Sister (in concorso al Festival di Cannes nel 2005, e vincitore tra gli altri del Premio dell’Accademia Giapponese e del Premio della Giuria al Festival del Cinema di San Sebastian), I wish (Premio per la Miglior Sceneggiatura al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastian nel 2011) Father and Son (Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2013), Un affare di famiglia (Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2018 e candidato ai Premi Oscar come Miglior Film Straniero), L’innocenza (premio per la Migliore sceneggiatura al Festival di Cannes nel 2023).

Ha anche prodotto film per giovani registi giapponesi: Kakuto, diretto da Iseya Yusuke e presentato in anteprima al Festival Internazionale del Cinema di Rotterdam nel 2003; Wild Berries (2003), scritto e diretto da Nishikawa Miwa; Ending Note: Death of a Japanese Salesman (2011) di Sunada Mami, che ha commosso il pubblico di tutto il mondo.

Cast e interpretazioni

Il film si affida a interpretazioni misurate e profondamente realistiche. Makiko Esumi presta il volto a Yumiko con grande sensibilità, restituendo ogni sfumatura del suo dolore e della sua progressiva apertura alla vita. Accanto a lei, Takashi Naitô e Tadanobu Asano contribuiscono a costruire un universo umano credibile e silenzioso, perfettamente in linea con la poetica del regista.

Il film suggerisce che alcune domande non trovano risposta, ma che è possibile convivere con il dolore e trasformarlo in una nuova forma di consapevolezza.