Sotto l’ombra della Mole, la 41ª edizione del Lovers Film Festival torna a interrogare il presente attraverso le lenti del cinema internazionale, confermandosi spazio necessario di riflessione e scoperta. Tra le opere che hanno saputo catturare l’attenzione del concorso lungometraggi, spicca Girlfriends (女孩不平凡), il nuovo lavoro della regista di Macao, Tracy Choi, che torna a Torino con una maturità espressiva capace di trasformare il racconto di formazione in una complessa architettura della memoria.
Girlfriends: tre età, un solo volto
Lontano dai canoni del melodramma didascalico, Girlfriends si muove su un crinale temporale che attraversa vent’anni di vita asiatica, connettendo Macao, Taipei e Hong Kong. Al centro del racconto c’è Lok — interpretata da una Fish Liew di straordinaria misura — una regista trentaquattrenne smarrita in un presente che sembra aver perso il senso del “progetto”. La tensione tra il desiderio di una stabilità quasi borghese con la compagna Bei Bei (Jennifer Yu) e l’irrequietezza di un’arte che non trova più voce, spinge Lok a un viaggio a ritroso tra le macerie e i sogni delle sue versioni precedenti.
Choi frammenta il racconto in tre blocchi speculari: l’adolescenza a Macao (i 17 anni), l’incertezza universitaria a Taiwan (i 22) e il bilancio della maturità a Hong Kong. Non è però un semplice gioco di flashback, è un’indagine quasi fenomenologica su come l’identità queer si costruisca non per sottrazione, ma per accumulo di mancanze, di incontri mancati e di piccoli atti di coraggio quotidiano.

L’estetica della normalità
L’elemento più interessante della poetica della Choi risiede nella sua riflessione sul concetto di “ordinarietà”. In un’epoca che celebra l’eccezione, Girlfriends ci ricorda che restare fedeli a se stessi nel perimetro del quotidiano è forse l’impresa più ardua. La regia indugia sui dettagli, sugli spazi urbani che cambiano insieme alla protagonista, restituendo un’atmosfera malinconica ma mai rassegnata.
Il cast, che vede la partecipazione di talenti trasversali come Natalie Hsu e Han Ning, lavora in perfetta sintonia con una sceneggiatura che evita le trappole della retorica identitaria per concentrarsi sulla verità dei corpi e degli sguardi. La nomination ai Golden Horse Awards per Fish Liew non è che la conferma di una prova attoriale che sa restituire, con un solo movimento degli occhi, il peso di vent’anni di ricerca.

Una bussola per il cinema contemporaneo
Presentato a Busan e ora nel cuore della selezione torinese, Girlfriends rappresenta quel cinema che non ha bisogno di gridare per farsi sentire. Tracy Choi ci consegna un’opera che parla di radici e di ali, di quanto sia difficile (eppure vitale) accettare che la donna che siamo oggi è fatta anche di tutte quelle che, lungo la strada, abbiamo smesso di essere.
Per chi cerca nel Lovers non solo una rassegna tematica, ma una vera e propria esperienza di visione capace di dialogare con i grandi mutamenti del cinema asiatico, il film di Choi è un passaggio imprescindibile. Un’opera che, come lo sguardo dei suoi protagonisti, ci osserva e ci costringe a specchiarci nelle nostre stesse, ordinarie, fragilità.