In Sala
‘Un anno a Londra’ il viaggio verso l’autodeterminazione di Olivia
Una riflessione su cosa lasciamo alle spalle
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4 ore agoon
Può la romanticizzazione di un sogno o di un luogo portarci esattamente dove vorremmo essere? Ci innamoriamo spesso dell’idea o della sensazione che potrebbe farci provare, senza pensare a cosa ci lasciamo alle spalle. Ed è proprio questo che fa Olivia, interpretata da Nina Pons, lascia la Basilicata per raggiungere la grande Londra. E perché? Perché vuole realizzare il suo sogno ed iniziare a lavorare nel mondo della moda e lo fa attraverso un gesto profondamente ecologico: partendo in treno. Sin da subito capiamo dunque le intenzioni della regista Flaminia Graziadei nei confronti del suo film Un anno a Londra. Vuole un taglio ecologico non solo a livello drammaturgico, bensì reale, facendo diventare l’intera produzione un green set.
“Non è stata solo una teoria, volevo che fosse prominente e vero; abbiamo bandito la pelle vera dal set”
Una volta a Londra la ragazza conoscerà quella che sarà la sua musa per tutta l’opera sia a livello professionale che sentimentale. Con lei scoprirà l’attrazione verso le donne e lo stile che le appartiene. Uno stile che nasce dai residui della tradizione, quella del padre che però produceva sempre abiti maschili. L’obiettivo di Nina diviene dunque trasformare quegli stessi abiti apparentemente maschili in femminili, anzi unisex, rendendoli accessibili a tutti i generi. Ma la moda non è l’unico focus di Un anno a Londra, è solo l’inizio per raccontare una storia d’amore non unilaterale come in Dreams fra Nina e la sua professoressa Nina (Melanie Liburd).
Il film è ora in sala dal 14 aprile.
Un amore apparentemente impossibile
Olivia si trova costretta a partire lasciando a casa il suo ragazzo Paolo, ma vediamo sin da subito che il desiderio di Londra è più forte di quello dell’apparente amore. Saluta i genitori e va in stazione, per poi vederla direttamente nella capitale del Regno Unito. Già dal primo incontro di panico con la professoressa percepiamo della fascinazione da parte della giovane ragazza nei suoi confronti. Ma l’apparente “charme” di Nina si trasforma ben presto nella classica persona evitante. E non lo vediamo poi solo con Olivia, ma con la ragazza che stava apparentemente frequentando. Non appena i sentimenti sembrano farsi spazio nella sua vita, decide di respingerli. Non permettendo a se stessa di provare quelle sensazioni.
Con Olivia infatti troviamo una duplice chiusura, se da un lato troviamo il suo lato evitante, dall’altro troviamo il rapporto professoressa e alunna. Il quale sembra iniziare a sgretolarsi durante una sera delicata. Le due all’uscita di un evento vengono infatti aggredite, anzi Nina viene proprio aggredita. Da lì qualcosa sembra sbloccarsi, le due iniziano ad avvicinarsi e Olivia acquista il suo spazio. D’altronde l’ha potuta conoscere proprio in un momento fragile.
Un anno a Londra e il primo ritorno in Italia di Olivia
Nina proporrà successivamente ad Olivia di accompagnarla in Italia, nello specifico a Roma. La regista stessa ha affermato durante una conferenza di aver inizialmente pensato a Milano, ma i motivi produttori l’hanno riportata nella sua città natale. Il che non le è dispiaciuto.
“Un tributo alla mia città natale”
E come vedremo è filato liscio nel film stesso. Le due, ovviamente in treno, arrivano a Roma, tutto sembra filare liscio. Se non che Paolo si rende conto dalla chiamata che la sua amata non si trova affatto a Londra. Direttamente dalla Basilicata, Paolo decide senza curarsi dell’immagine lavorativa della sua ragazza di presentarsi all’evento.
Qui la Graziadei vuole mostrarci quanto gli uomini non siano in grado di controllarsi emotivamente e di quanto la nostra società deve ancora lavorare per far capire a questi individui cosa è il rispetto. Paolo cercherà addirittura di sabotare la relazione fra le due donne, inventandosi che Olivia la vuole sposare, proprio quando Nina sembrava aver fatto pace con il suo lato evitante. Inoltre, ricatterà la persona che crede di amare, minacciandola di non pagare le cure di suo padre.
L’alchimia del “non detto” e dietro le quinte
Al di là della trama, la forza di Un anno a Londra risiede proprio nella costruzione di un rapporto che non scivola mai nella “cristallizzazione” dei personaggi. Come emerso durante la Round Table, la regista ha lavorato per unire la cura della macchina da presa ad un’attenzione viscerale per le nuance interpretative, costruendo le scene giorno dopo giorno insieme alle attrici.
Questo approccio ha permesso a Nina Pons e Melanie Liburd di trovare una chimica reale, basata sulla ricerca e sul gioco, arrivando a riscrivere i dialoghi affinché fossero naturali e meno preimpostati. Proprio questa vicinanza ha permesso dunque di esplorare quel “sottorecitato” tipico della scuola inglese, dove basta uno sguardo per comunicare la paralisi emotiva di un trauma o la nascita di un desiderio. Come ha spiegato la stessa Graziadei, l’obiettivo era lasciare lo spettatore libero di interpretare i silenzi, creando una dinamica viva tra l’opera e chi la osserva.
La moda come manifesto di una bellezza sostenibile
Il film si spoglia della patina superficiale del glamour per rivelare la moda come una forma d’arte vera, fatta di ricerca e soprattutto di anima. Il taglio ecologico non è quindi solo un espediente narrativo, bensì una scelta produttiva radicale che ha trasformato il set in un green set a tutti gli effetti. Durante l’incontro, Flaminia Graziadei ha sottolineato con forza questa missione:
“Non è stata solo una teoria, volevo che fosse prominente e vero; abbiamo bandito la pelle vera dal set e utilizzato materiali di riciclo come i paracadute di Christopher Raeburn”
L’opera diventa così un atto di normalizzazione, dove l’attrazione tra donne e la disabilità che viene rappresentata in modo quasi artistico attraverso il design di lingerie inclusiva, si fondono in un unico grido di libertà. Tra le strade di Londra e le radici della Basilicata, il film ci ricorda che l’arte deve sempre varcare i limiti, trasformando un viaggio personale in una riflessione universale sul coraggio di scegliere chi essere. Infatti:
“Il mio obiettivo era normalizzare una storia tra donne che non dovrebbe nemmeno fare notizia”