Quest’anno si terrà la 41° edizione del Lovers Film Festival, la più antica manifestazione cinematografica sui temi LGBTQI+ d’Europa e tra le più importanti al mondo. Nato come rassegna indipendente, oggi è parte integrante del Museo Nazionale del Cinema e continua a essere un punto di riferimento fondamentale per la cultura e i diritti civili. A pochi giorni dall’apertura del Lovers Film Festival, l’atmosfera si fa densa di aspettative. Lo scorso 15 aprile abbiamo partecipato a un incontro ravvicinato con la madrina di quest’anno, Donatella Finocchiaro. Tra riflessioni sul cinema e impegno civile, l’attrice ha delineato la sua visione del festival.
Il racconto delle fragilità e la forza della rappresentazione
L’impegno di Donatella Finocchiaro per i diritti civili e le minoranze non è una posa, ma una missione che ha sempre innervato la sua carriera. Portare queste istanze nel cinema italiano non è stato privo di ostacoli: l’attrice ha spesso dovuto fare i conti con un’industria e un pubblico talvolta resistenti, scontrandosi con la difficoltà di proporre storie ‘non conformi’ in un panorama che tende ancora a premiare la rassicurazione rispetto alla provocazione civile.
Riflettendo sul difficile momento storico che stiamo attraversando, Donatella ha lanciato un monito che colpisce nel segno: in questa paralisi sociale e culturale, il rischio più grande è che “il risveglio spirituale dell’umano viene messo a tacere“.
Donatella Finocchiaro denuncia lo scarso interesse nel finanziare il cinema di genere e i temi considerati ‘scomodi’. Oggi dominano le leggi del mercato. Il pubblico italiano cerca spesso la leggerezza, preferendo l’evasione ai film impegnati. Per l’attrice, però, questo non può essere l’unico criterio. È lo Stato che deve farsi carico della cultura. Le istituzioni hanno il dovere di sostenere quelle storie che è necessario raccontare per la crescita della società.
Progetti in corso e visioni future
Tra i nuovi progetti di Donatella Finocchiaro spicca un documentario necessario: quello su Alice Pignagnoli. La sua è una storia di resistenza e diritti nel mondo dello sport. Alice è la prima calciatrice che, dopo una gravidanza, è riuscita a riprendersi il proprio posto in campo.
Non è un argomento scontato. Spesso, per le atlete, la maternità coincide con la fine del contratto e della carriera. Molte sportive sono ancora costrette a scegliere tra il desiderio di essere madri e la propria professione. Donatella racconta questa fatica e questa rinascita, portando alla luce un vuoto legislativo e culturale che colpisce duramente le donne nello sport.
Un altro progetto ambizioso riguarda un secondo documentario dal respiro internazionale. L’obiettivo di Donatella è costruire una rete produttiva per esplorare la sessualità femminile in contesti globali. Lo sguardo si rivolge a realtà complesse, dalla Cina all’America, fino al mondo islamico. L’intento è dare voce a prospettive femminili spesso condizionate da tabù o censure culturali.
“Si tratta di una ricerca difficile e complicata: devo trovare un bravo produttore, vediamo se ci riesco. Poi, l’anno prossimo, lo porteremo al Lovers.”