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‘The Damned’: estetica del rallentamento e crisi della percezione

Tra gelo e coscienza, 'The Damned' di Thordur Palsson si rivela un incubo che sgretola la realtà.

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Noi non dovremmo essere qui. […] Gli uomini non pensano ad altro che al prossimo giorno in mare. Forse è il solo modo in cui possono sopravvivere. Ma camminare cieca nell’oscurità è qualcosa che non farò“.

È così che si apre The Damned, tradotto in italiano in modo alquanto curioso, con il titolo L’inverno più lungo, film horror del 2024 con la regia di Thordur Palsson, approdato da pochi giorni su Netflix. Ed è proprio dalla citazione in apertura che bisogna partire, poiché essa si rivela la vera chiave di volta del film scritto a due mani da Jamie Hannigan e lo stesso Palsson, e che vede nei suoi interpreti principali Odessa Young (The Daughter, Assassination Nation, The Order) e Joe Cole (Peaky Blinders, Green Room, Gangs of London).

The Damned

Nel XIX secolo, una vedova islandese deve prendere una scelta impossibile quando una nave straniera affonda al largo del suo villaggio di pescatori durante un inverno crudele. Ma ciò che li aspetterà sarà qualcosa di molto più spaventoso della crudeltà della natura.

The Damned: il coraggio lento del magnetismo

Come si combatte un panorama socio-culturale che fagocita qualsiasi avvenimento alla velocità della luce? Come si fa a rimanere nella memoria, se quest’ultima è continuamente aggredita da incalcolabili stimoli visivi e sonori?

Per chi vive di cinema la risposta è sempre più spesso quella di rifugiarsi in un tempo che si percepisce lontano, quasi arcaico. Un tempo nel quale le opere cinematografiche erano fatte di calma e attenzione al dettaglio; due elementi che erano in grado di sospendere il tempo e donare una percezione di lento ma inesorabile magnetismo verso l’opera. Poi la velocità ha preso il sopravvento fino a raggiungere la frenesia formale che caratterizza la contemporaneità, non solo al cinema.

Ecco, però, che in un panorama orrorifico che suo malgrado si è adeguato a questo furore, saltuariamente escono fuori opere che riconciliano il Cinema al Tempo. Ed è proprio in questo che The Damned fa centro. Palsson crea una sorta di melliflua sinfonia visiva contaminata col folklore norreno, in una mescolanza di dramma, thriller e horror che rimane aggrappata prima alla mente e poi allo stomaco dello spettatore.

Le inquadrature ampie che lasciano spazio alla maestosa crudezza delle lande scandinave e i calibrati movimenti di macchina, si alternano alle soffocanti riprese in interni che, ancora prima della storia, schiacciano lentamente i protagonisti in un’asfissia dal gusto espressionista. Notevole, inoltre, la recitazione dei protagonisti. Odessa Young e Joe Cole su tutti, ma anche l’ottimo Mícheál Óg Lane, propongono dei personaggi consapevoli e ben integrati sia nella struttura narrativa che in quella relazionale che la fa da padrona nello sviluppo del film.

Folklore e destituzione del reale

Ma la perturbante calma che connota The Damned non è, fortunatamente, solo espediente tecnico bensì permette a Palsson di effettuare un’operazione sempre più rara nel cinema contemporaneo: fondere in maniera organica forma e contenuto, facendo sì che gli elementi si contaminino a vicenda e permettendo all’opera stessa di tirar fuori qualcosa. Di parlare a chi ha orecchie per sentire. E The Damned ci parla attraverso un utilizzo in negativo (inteso come impronta “specchiata” del reale) del folklore.

Se i miti e le leggende hanno da sempre la funzione di spiegare tutte quelle declinazioni del reale che per un motivo o per l’altro ci sfuggono, Palsson decostruisce questo assunto, ribaltandolo di senso. E allora la figura del Draugr – redivivo vendicativo – non “spiega” più il reale, ma lo sgretola lentamente restituendo una visione allucinatoria del mondo.

La giovane Eva, già turbata dalla morte del marito e dall’ostilità dell’ambiente, viene risucchiata lentamente in un incubo creato da essa stessa: la scelta di non intervenire in aiuto ai naufraghi e l’avvicinamento romantico a uno dei suoi pescatori, amico del defunto marito, creano un cortocircuito critico tra la mente di Eva e il mondo che la circonda. In questo cortocircuito, il mito del Draugr, invece di integrare la realtà, diviene catalizzatore di un senso di colpa che destituisce la realtà stessa in favore di una dimensione allucinatoria che non solo impedisce un’azione risolutiva nei confronti del mondo, ma quando questa avviene si rivela dannosa.

Superfluo, ma forse necessario, sottolineare il fatto che la grande bravura di Palsson è quella di rendere ambiguo lo stato psichico di Eva fino alla fine, gestendo in modo mirabile le apparizioni del Draugr.

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The Damned

  • Anno: 2024
  • Durata: 89'
  • Genere: Horror, Thriller, Drammatico
  • Nazionalita: Islanda
  • Regia: Thordur Palsson