‘Sœurs’ – Il diario filmato di una rinascita al festival Sguardi Altrove
La regista e sceneggiatrice Julia Zahar racconta il lungo percorso della sorella Elena nella riappropriazione della vita a seguito di un evento traumatico
Nell’ambito della 33ª edizione di SGUARDI ALTROVE – Women International Film Festival Sguardi Altrove, è stato presentata l’anteprima italiana di Sœurs di Julia Zahar. Un’opera profondamente personale sulla ricostruzione e la complicità di due sorelle: dopo un grave trauma, Julia si prende cura di Elena, trasformando i loro momenti privati e il loro mutuo sostegno in un racconto sulla forza dei legami familiari nel complesso cammino post-traumatico.
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Sœurs: la caduta e la rinascita di Elena
Nel 2020, mentre si trova in India per un corso di yoga, Elena viene ricoverata in stato confusionale. La famiglia riceve una telefonata drammatica: la ragazza è vittima di una violenta crisi piscotica seguita al sequestro da parte di un uomo avvenuto per diversi giorni. La famiglia riesce a rimanere in contatto con Elena che telefona dalla clinica e che alterna momenti coscienti nel presente a racconti confusi sul passato. Julia decide di partire per riportarla a casa. Con il loro ritorno ha inizio una lunga battaglia contro il baratro depressivo in cui Elena sprofonda a causa dell’evento violento e un lungo percorso riabilitativo fatto di ricordi, parole e momenti di intima vicinanza emotiva.
Luna e sole: Julia ed Elena
«A seguito di un evento traumatico, mia sorella cade in una profonda depressione. Per quattro anni documento il suo percorso di recupero e l’evoluzione del nostro rapporto. Sœurs scava nell’intimità di questo affetto per testimoniare la lenta guarigione di una giovane donna, vittima di una cronaca ancora troppo frequente, salvandola dall’oblio.»
Sœursalterna immagini d’archivio tra il passato — due bambine che giocano e posano divertite davanti all’obiettivo — e il presente: due donne che oggi cantano e ballano nella loro stanza o stanno sdraiate sotto un grande albero a guardarsi in silenzio e parlare tra di loro. Elena, un tempo energica e radiosa come il sole, vive oscillando tra momenti di pianto e insicurezze; anche nei momenti di apparente serenità, affiora sempre un’ombra di malinconia.
Accanto a lei c’è Julia, una luna silenziosa che offre presenza e supporto attraverso la macchina da presa:
«È l’unica cosa che so fare»
risponde a chi le chiede perché abbia scelto di filmare tutto. Le ragazze cercano di ritrovare la luce nei giorni più bui assieme a famiglia ed amici. Per quattro anni Julia Zahar ha filmato questi momenti scegliendo di raccontare una storia e mostrare al pubblico due sorelle che lottano insieme ritrovando faticosamente una via d’uscita dai giorni difficili della depressione.
Oltre la retorica della malattia
Se vi aspettate un resoconto didascalico sulla depressione, fatto di sguardi persi nel vuoto e primi piani statici, resterete sorpresi o delusi. Sœursguarda la malattia dritto negli occhi attraverso la prospettiva onesta di Julia, che ha potuto osservarla sulla sorella per quattro anni.
Lontani dal guardare il documentario con sguardi di pietà, è possibile guardare incuriositi Elena mentre fa yoga illuminata dal sole o rincorrere la sorella da bambina: quella persona è la stessa che oggi ammette di essere in difficoltà a causa di una malattia e chiede aiuto per guarire, recuperando vecchie abitudini intervallate da momenti complessi.
Il film non teme di mostrare l’altalena emotiva di Elena — dai progressi luminosi alle ricadute più dure e incontrollabili — evitando ogni pietismo, per restituire un ritratto autentico della sofferenza e della cura attraverso un grande lavoro personale, sostenuto dalle persone intorno a lei.
Oltre ai festival, il documentario è disponibile per la visione su YouTube, e, se siete in Francia, sul sito di FranceTV.