Chi vuole diventare tassista in Italia si rende conto abbastanza in fretta che non è affatto facile. L’idea che basti mettersi al volante e iniziare a guidare è diffusa, ma non corrisponde alla realtà.
La professione è chiaramente regolamentata. E più grande è la città, più questo diventa evidente. A Roma o a Milano c’è una domanda sufficiente, ma non c’è spazio illimitato per nuovi autisti. È proprio qui che inizia il vero problema.
Requisiti e primi passi
Tutto dipende dalla licenza. Senza di essa non si va da nessuna parte. Sono i comuni a rilasciarla, e non ne concedono molte. In alcuni casi l’attesa è lunga, in altri non si riesce nemmeno a ottenere la licenza.
Per questo molti scelgono una strada alternativa e rilevano una licenza già esistente. È possibile, ma costoso – e non tutti sono disposti a correre questo rischio. Inoltre, ci si impegna a lungo termine.
Gli altri requisiti sembrano quasi secondari in confronto. Patente di guida, esperienza di guida, nessun precedente penale: questo è lo standard. Spesso è più importante quanto si è effettivamente a proprio agio in città. La conoscenza del luogo non può essere sostituita completamente, nemmeno dalle app.
La routine quotidiana relativizza rapidamente molte cose. Traffico, fretta, situazioni poco chiare con i passeggeri: fa tutto parte del gioco. Dopo un po’ ognuno sviluppa le proprie routine. Alcuni pianificano consapevolmente piccole pause, altri guidano semplicemente senza sosta. E poi ci sono anche autisti che utilizzano prodotti che si integrano rapidamente nella routine quotidiana – tra questi vi sono ad esempio i prodotti del tabacco senza fumo (come lo Snus Italia). Non è un tema centrale, ma ricorre spesso nella vita di tutti i giorni.
Licenza e quadro giuridico
La licenza non è solo un requisito per l’accesso al lavoro, ma determina anche le modalità operative. Nelle città con un’elevata domanda, essa acquisisce un valore proprio che va ben oltre la sua mera funzione.
Molti autisti lavorano in proprio. Ciò comporta libertà, ma anche obblighi. Entrate, tasse, assicurazioni: tutto questo non è un’attività secondaria, ma fa parte della routine quotidiana. Soprattutto all’inizio, molti lo sottovalutano.
Veicolo e dotazioni
Quando si parla del veicolo, le cose diventano più concrete. Un taxi non è una normale autovettura, anche se a prima vista possa sembrare così. Esistono requisiti ben precisi, che vengono anche controllati.
Il tassametro è lo strumento fondamentale: funziona in modo continuo, conta la distanza e il tempo e da questi calcola la tariffa. Fin qui il sistema è simile ovunque. La differenza sta nei dettagli.
In Italia le tariffe non sono regolamentate in modo uniforme. Ogni città stabilisce i propri prezzi, compresi i supplementi. Corse notturne, bagagli, tragitti più lunghi: tutto questo può variare notevolmente a seconda del luogo. Per i conducenti ciò significa soprattutto una cosa: precisione. L’apparecchio deve essere impostato correttamente, altrimenti sorgono rapidamente dei problemi.
Per i passeggeri, il tutto deve rimanere comprensibile. Ecco perché in molti veicoli si trovano tabelle tariffarie. Se vengono lette è un’altra questione.
Anche la segnaletica esterna è regolamentata. Ne fanno parte il noto cartello TAXI e il numero di licenza. Inoltre, a seconda della città, ci sono ulteriori dettagli che devono essere rispettati.
Ciò che è cambiato non è tanto la tecnologia quanto le aspettative. Oggi i passeggeri prestano maggiore attenzione alle condizioni del veicolo. Pulizia, aria condizionata funzionante, pagamento con carta: in molti luoghi tutto questo è diventato scontato. Nelle città più grandi si aggiunge un ulteriore fattore: la gestione delle emissioni. Di conseguenza, si vedono sempre più spesso veicoli con propulsioni alternative.