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Prime Video Film

‘La parola ai giurati’ – L’esordio capolavoro di Sidney Lumet

Il tredicesimo giurato è il pregiudizio: un viaggio claustrofobico tra le fragilità umane

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Ne La parola ai giurati dodici cittadini sono chiamati a prendere una decisione impopolare ma cruciale: condannare o assolvere un ragazzo di diciotto anni accusato di aver ucciso il padre. Se il verdetto dovesse essere di colpevolezza, il giovane finirebbe sulla sedia elettrica.

La parola ai giurati: dodici uomini, una stanza, un verdetto

È questa la premessa de La parola ai giurati, il classico del 1957 e primissima pellicola per l’allora esordiente Sidney Lumet (Quel pomeriggio di un giorno da cani).
Una stanza, dodici giurati che non si conoscono e una vita in bilico. Scritti egregiamente da Reginald Rose, già autore della pièce teatrale da cui il film è tratto e sceneggiatore per la serie Ai confini della realtà.

La scrittura, indubbiamente il maggiore dei punti di forza del film, permette a ognuno dei giurati di far risaltare i propri tratti caratteristici come all’interno in un ingranaggio perfettamente oliato, dove ogni pezzo funziona: tra i tanti, l’apparentemente incorruttibile e nevrotico giurato numero 3 interpretato da Lee J. Cobb (che sarà il tenente Kinderman ne L’esorcista), il solido giurato numero 8 interpretato da Henry Fonda (C’era una volta il west) e il distaccato giurato numero 1 interpretato da Martin Balsam (Psycho).

Quello che sembra essere un caso dal palese verdetto di colpevolezza si trasforma ben presto in una storia ricca di tensione e dove anche le convinzioni più incrollabili barcollano sotto il peso di nuove e inaspettate argomentazioni. Reginald Rose calcola con meticolosità le parole che mette in bocca ai suoi personaggi in una sfida dove è la dialettica a farla da padrone.

Henry Fonda si dimostra il più abile dei giurati a leggere dentro i suoi colleghi. Le sue domande così come l’intera pellicola sollevano degli interrogativi importanti nello spettatore: i pareri di queste persone sono davvero imparziali e ragionati? Davvero coloro che hanno potere di vita e di morte su un giovane ragazzo hanno la coscienza per prendere una simile decisione?

La fisicità del processo: sudore, urla e lacrime

La stanza dove i giurati si trovano diventa una fornace, sia metaforica che fisica. Il caldo asfissiante che domina la giornata del processo è un nemico invisibile e al tempo stesso tangibile. Il sudore sul volto degli attori non è solo un dettaglio fisico e scenico, ma una esteriorizzazione delle loro stesse convinzioni che vacillano.

Un calore soffocante che come una mano di giustizia incombe sui personaggi. Fisicamente, il sudore che madida i volti dei protagonisti esteriorizza il crollo progressivo delle loro certezze e la fatica di un confronto logorante. Metaforicamente, quella fornace claustrofobica incarna l’oppressione del pregiudizio e il peso insostenibile di una decisione di vita o di morte, trasformando un banale dibattimento in un brutale e catartico scontro d’anime.

la parola ai giurati

Oltre il ragionevole dubbio

La parola ai giurati trascende la sua origine teatrale per farsi puro cinema, dimostrando come un’unica stanza e dodici voci possano generare una tensione ineguagliabile. L’esordio alla regia di Sidney Lumet resta, a decenni di distanza, un capolavoro assoluto e un monito spietatamente attuale sulla natura umana, sui nostri pregiudizi e sull’enorme peso della verità. Un’opera fondamentale che ogni amante della Settima Arte dovrebbe custodire e riscoprire.

La parola ai giurati è disponibile su Prime Video. Guardalo adesso.

La parola ai giurati

  • Anno: 1957
  • Durata: 96'
  • Distribuzione: Prime Video
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Sidney Lumet