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Focus Italia

‘Chi sale sul treno ‘ un’esperienza immersiva

Un viaggio spirituale e umano, tra gioia e malinconia

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Chi sale sul treno

Per l’ultima volta, il Treno Bianco è partito da Palermo diretto a Lourdes e il regista Valerio Filardo è lì, su quella casa mobile, con la sua cinepresa, per testimoniare la gioia dell’umanità in un film documentario intitolato, Chi sale sul treno – Ultimo viaggio. Una produzione Invisibile Film, con Cinefonie, Apnea Film e Webreak, distribuzione di Mescalito Film. Film realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte

Un’esperienza immersiva spirituale e umana, tra passato e presente, tra gioia e malinconia.

Chi sale sul treno – Ultimo viaggio: da Palermo a Lourdes

Sono passati più di 120 anni dalla partenza del primo Treno Bianco, il convoglio che accompagna malati e pellegrini da Palermo a Lourdes. Un viaggio di quasi 50 ore, lento e faticoso, che oggi appare anacronistico nell’epoca degli aeri e dell’alta velocità, ma che continua ad attrarre chi cerca un tempo diverso, fatto di condivisione e spiritualità. Un pellegrinaggio, giunto alla sua ultima edizione, dove il treno diventa spazio di incontro, di sofferenza e di speranza. Un rito collettivo che unisce fede, fragilità e desiderio di appartenenza. [sinossi uffciale]

La malinconia del passato

Negli ultimi decenni l’interesse per i digiunatori è molto diminuito. Mentre prima valeva la pena di allestire per proprio conto simili spettacoli, oggi questo è del tutto impossibile. Erano altri tempi”.

È l’incipit di Un digiunatore, uno dei racconti più celebri e sovra-interpretati di Franz Kafka. Scritto nel 1922, con questo breve racconto, lo scrittore de Il processo si lancia in una arguta analisi sull’arte in sé e sul come un determinato fenomeno artistico, per cui culturale, viene accolto dal pubblico. Inoltre, si sofferma sul  passaggio che un’espressione artistica e umana è destinata a subire dal successo all’insuccesso.

Nel racconto di Kafka ci troviamo in un contesto profano, se si fa eccezione per alcuni passaggi che inesorabilmente legano il sacrificio (il digiunare) alla creazione artistica. In Chi sale sul treno, diretto Valerio Filardo, scritto insieme a Daniele Gaglianone e Fabio Bonfanti, invece, siamo in un ambiente con una forte connotazione spirituale, di fede cristiana, ma nella sottotraccia della narrazione è ben percepibile il medesimo senso di passaggio che porta a dimenticare determinati fenomeni culturali.

Un rituale religioso, cristiano…umano

Per più di un secolo, il treno bianco ha trasportato persone malate e pellegrini verso una meta simbolica di fede e di speranza. Oggi, questo pellegrinaggio rischia di sparire, per la mancanza di volontari, soprattutto giovani, disposti a ore di viaggio e sacrificio per il prossimo. Il sacrificio, appunto, come quello del singolare protagonista del racconto di Kafka, disposto a rinunciare al cibo per dare forma alla sua forma artistica. Un processo di purificazione, che da un lato diventa rituale artistico, dall’altro rituale spirituale, religioso, cristiano… umano.

Una sorta di passione e sofferenza, di gioia e condivisione. È l’amore dell’umanità alla base di questa incredibile esperienza che, attraverso la cinepresa di Valerio Filardo, diventa un’esperienza immersiva per il pubblico. Un viaggio fisico assume i modi e tempi di un viaggio simbolico, intrapreso con la gioia della condivisione.

Menzione speciale al Festival de Cine Italiano de Madrid, Chi sale sul treno è un film corale nato dalla realtà, capace di mescolare più voci, per restituire l’emozione di persone vere che condividono un’esperienza unica. La fede cristiana, l’innegabile collante di questa comunità, è certo fondamentale, ma non respinge un senso di naturale umanità, al di là della fede religiosa, che traspira nell’intero film.

Chi sale sul treno: i protagonisti

Rossella, volontaria instancabile, sempre in movimento tra una carrozza e l’altra; Francesco, giovane affetto da distrofia muscolare; Francesca, medico attenta e discreta e Mimmo, ferroviere e custode silenzioso, che conosce ogni carrozza del convoglio come fosse casa sua. Sono le loro voci e quelle di altri pellegrini ad alternarsi nel film di Valerio Filardo.

La successione delle testimonianze, dei racconti avviene con naturalezza. Il regista evita, con discrezione, ogni spettacolarizzazione di questo pellegrinare. Come lo spettacolo del digiunare kafkiano, diventa contemplazione sul tempo trascorso insieme, la gioia della condivisione.

Il regista lascia che l’obiettivo della cinepresa catturi la realtà che diventa storia, anzi storie, che si intrecciano in un tessuto narrativo spirituale e soprattutto umano, dove nei volti dei pellegrini è possibile scorgere quello di Cristo, come ricorda una delle volontarie del Treno bianco.

In questa esperienza spirituale e umana (giusto ricordarlo ancora una volta), il treno da semplice mezzo di trasporto, diventa un’ allegoria. Un luogo in movimento è casa di questa comunità, perde i suoi connotati e assume le sembianze di un non luogo, sospeso tra passato e presente, gioia e malinconia, sofferenza e gioia.

Il treno è tutto, casa e chiesa allo stesso tempo. Il regista è capace di catturare i suoi rumori che si fanno voce di una testimonianza di fede e cultura di un fenomeno che rischia di sparire.

La bellezza della contemplazione

Il film entra nel cuore pulsante di un’esperienza unica, seguendo il respiro del treno e delle persone che lo vivono. La cinepresa diventa parte della comunità, catturando la poesia nascosta nei silenzi, negli sguardi, nelle mani che si sfiorano. Il treno è corpo vivo, lento, carico di memoria, che resiste al tempo moderno restituendo lo spazio sacro di umanità e speranza”.

Così il regista Valerio Filardo che, con efficacia, sintetizza il suo lavoro di osservazione di una realtà fattibile e colma di significato, capace di sprigionare il sublime poetico dell’umanità. In Chi sale sul treno, inoltre, è percepibile un senso di critica verso i giorni nostri. Il regista, con il montaggio (a cura di Enrico Giovannone), accosta le immagini del presente, a materiale audiovisivo d’archivio del passato.

Un riproporsi di eventi e di una ritualità immutabile prende forma agli occhi dello spettatore e il treno, quel mezzo che un secolo fa, quando nasce il viaggio da Palermo a Lourdes, era simbolo di velocità, oggi appare anacronistico e rischia di sparire. Proprio come nel racconto di Kafka, dove l’arte del digiunare non è più attrattiva, soppiantata da forme di fruizione, molto più immediate.

E allora, il treno bianco diventa, ancora una volta una metafora. Questa volta, però, è un atto di resistenza, una scelta fatta dal regista e gli autori, che preferiscono la lentezza, la contemplazione, la gioia e la condivisione in un’epoca in cui tutto si consuma con la velocità della luce e dove la gioia e l’amore verso l’umanità appaiono fenomeni davvero rari.

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Chi sale sul treno - Ultimo viaggio

  • Anno: 2025
  • Durata: 85'
  • Distribuzione: Mescalito Film
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Valerio Filardo