Il nome Elizabeth Holmes potrebbe non dire molto al pubblico italiano, ma poco più di dieci anni fa le vicende giudiziarie legate alla sua compagnia, Theranos, hanno travolto il mondo delle startup, incrinando il mito della Silicon Valley. La miniserie The Dropout, disponibile su Disney+, racconta la storia di Elizabeth Holmes, interpretata da un’ottima Amanda Seyfried, e della sua startup: una compagnia costruita rapidamente su visione, ambizione e consenso, ma destinata a trasformarsi in uno dei più grandi scandali della scena tech americana.
Il racconto di Elizabeth Holmes
Elizabeth Holmes ci viene presentata come una giovane ambiziosa che a soli 19 anni decide di lasciare l’università di Stanford per fondare Theranos, una startup che mira a rivoluzionare il settore medico, in particolare quello delle analisi del sangue. L’obiettivo è rendere le analisi più veloci, economiche e accessibili grazie a una tecnologia basata su una sola goccia di sangue. Per anni Holmes è celebrata come una CEO visionaria, capace di attirare investimenti miliardari, conquistare politici, e costruire attorno a sé un’aura quasi mitologica. Nel consiglio di amministrazione di Theranos ci sono figure di spicco come Henry Kissinger e Rupert Murdoch, mentre al suo fianco opera Sunny Balwani, partner nella vita e presenza costante nella costruzione dell’azienda, qui interpretato da Naveen Andrews (l’indimenticabile Sahid di Lost).
Tutto sembra andare nella direzione giusta, tranne una cosa: la tecnologia promessa non funziona. I test non sono affidabili, i risultati vengono manipolati, e la distanza tra ciò che viene raccontato e ciò che accade davvero nei laboratori si fa sempre più ampia. Nel 2015, un’inchiesta del Wall Street Journal segna l’inizio della fine per Theranos e per la sua creatrice, portando alla luce una frode costruita nel tempo. La serie si ferma prima delle conseguenze giudiziarie definitive, ma la realtà prosegue oltre il racconto, fino alla condanna e l’incarcerazione di Elizabeth Holmes.

Il crollo del mito delle startup
La miniserie in 8 episodi di Elizabeth Meriwether (creatrice di New Girl e del più recente Dying for Sex) è un racconto accurato degli eventi che hanno caratterizzato Theranos, basato sull’omonimo podcast di Rebecca Jarvis. Amanda Seyfried, fan del podcast prima ancora di ottenere il ruolo, restituisce un’interpretazione estremamente precisa di Elizabeth Holmes. Guardando anche il documentario del 2019 The Inventor: Out for Blood in Silicon Valley, disponibile su HBO Max, emerge ancora di più il lavoro dell’attrice: espressioni, tono di voce e gestualità della protagonista sono ricostruiti con incredibile attenzione, così come alcune interviste e apparizioni pubbliche.
È una storia che sembra incredibile raccontata a posteriori, eppure incapsula perfettamente il sistema delle startup, quello che ha creato miti come Mark Zuckerberg e Steve Jobs. La stessa Holmes appare accecata dal successo dei suoi predecessori, fino a usare il proprio status di “dropout” (l’aver abbandonato l’università proprio come loro) come segno di legittimità e visione.
Negli ultimi anni, televisione e cinema hanno esplorato casi simili: dalla serie WeCrashed sull’ascesa e caduta di WeWork, all’atteso film The Social Reckoning come opera complementare a The Social Network, incentrato sulla fuga di notizie nota come The Facebook Files del 2021, che ha messo a nudo le pratiche interne di Facebook e il suo impatto sulla società.
Guardando The Dropout, viene naturale chiedersi quanto il successo possa accecare chi lo raggiunge e, allo stesso tempo, quanto noi spettatori ci lasciamo trascinare, impressionati dalla narrazione di grandi idee senza chiederci cosa si nasconde dietro la costruzione di quei miti. La serie non offre risposte semplici, né un ritratto compassionevole di Elizabeth Holmes, ma invita a interrogarsi sul confine tra innovazione e illusione, e sulla fragilità di modelli di business costruiti più sull’immagine che sulla realtà.