Reviews

‘Two people exchanging saliva’, un Oscar alla distopia dell’emozione

Un film conteso tra due poli emotivi, lo schiaffo e il bacio, magnetico e disturbante

Published

on

Two people exchanging saliva è il cortometraggio che ha vinto (ex-equo con The singers) nella categoria dei film brevi all’ultima edizione degli Oscar. Scritto e diretto dalla coppia professionale e nella vita Alexandre Singh e Natalie Musteata, interpretato dal volto noto di Zar Amir (Leggere Lolita a Teheran, Shayda), affiancata da Luàna Bajrami (Ritratto della giovane in fiamme), tra i produttori esecutivi vanta Isabelle Huppert e Julianne Moore e una rappresentanza italiana: Valentina Merli e la sua Misia Films. The New Yorker ha scelto di distribuirlo, scatenando un indiscusso appoggio che ha certamente favorito la risposta agli Oscar.

Guarda il cortometraggio Two people exchanging saliva

La genialità della storia di Two people exchanging saliva

Siamo in una Parigi distopica, sorretta da un consumismo consumante, i cui debiti si saldano a schiaffi inflitti, e per cui lo status e la ricchezza si misurano in lividi e cicatrici sul volto. Malaise (Luana Bajrami) è al suo primo giorno di lavoro in questo grande magazzino (il Lafayette di Parigi, nella realtà) il cui lusso impeccabile non evita però che tutti i dipendenti siano sottoposti ad un rigido controllo del fiato, per disincentivare la possibilità che ci sia un qualunque proibitissimo “scambio di saliva”, appunto. In questo universo dove il bacio è vietato e la violenza esaltata, Angine (Zar Amir) nel suo giro di acquisti, meccanico ed impersonale, si imbatte in Malaise. E qualcosa cambia. La sintonia tra le due donne diventa una chimica difficile da incatenare nelle ridicole leggi di questo mondo al contrario.

Il mondo squadrato e i volti tumefatti

Visionario, ma come tutti i film distopici pericolosamente anticipatore, l’opera d’arte di Singh e Musteata ha una personalità visuale unica: prima di tutto per la scelta di offrirla in bianco e nero; e in secondo luogo per come i registi hanno voluto rendere l’ambientazione in cui si svolge la maggior parte degli incontri galeotti, complice una Galleria Lafayette scintillante e innegabilmente appropriata. La forma squadrata appare ovunque, spigolosa e poco amichevole. Non ultimo nel vestito iconico che indossa Angine, che le calza magnificamente e rende ancora più geometrica la sua figura longilinea e sfilata, quasi sottopeso nel bianco e nero senza profondità. Al punto che la rotondità naturale del volto di Malaise, si offre a lei (come al pubblico) quale alternativa liberatoria.

In questa deformazione sociale e spaziale, la precisione con cui la scrittura svela l’orrore di quella vita è ammirevole; pone il pubblico tra due poli emotivi: lo schiaffo e il bacio, regalando al primo il potere del contatto e denigrando il secondo al solo scambio di saliva. I personaggi sono evidentemente torturati e profondamente segnati dal segreto, miserabili nel dover sopportare il dolore per poter apparire, e ancora più miserabili perché gli viene proibito il conforto, naturale e dovuto.

Chi non si può permettere di vantare uno zigomo tumido, se lo disegna, per stare al passo. E chi si azzarda ad approcciare uno spazzolino, viene punito. L’aroma chimico di menta piperita si tramuta in un sensuale aizzatore di fantasie perverse e illegittime.

Two people exchanging saliva ha strappato vittorie in tutti i palchi che ha calpestato.

E così come è iniziato, scomodo e magnetico, si congeda: lasciandoci un affannato senso di sfuggevolezza, di precarietà emotiva, di fronte ad una rappresentazione che, disturbante, pare molto prossima ai colori spenti del nostro quotidiano attuale.

Oscar 2026 dove vedere i film vincitori

Exit mobile version