In nove giorni di Festival, con un totale di circa 170 film, tra corti e lungometraggi, la 44a edizione del Bergamo Film Meeting (dal 7 al 15 marzo) conferma la sua natura d’imperdibile appuntamento cinefilo internazionale. In programma due sezioni competitive, con opere in anteprima nazionale: la Mostra Concorso con 7 lungometraggi di fiction e Visti da Vicino con 14 documentari. Poi l’omaggio ad Abbas Kiarostami, all’attore Louis de Funès, la retrospettiva dedicata alla regista Agnieszka Holland, il focus sul nuovo cinema europeo contemporaneo Europe, Now! con le personali di Ildikó Enyedi e Alex van Warmerdam. Un omaggio a Tony Curtis, un tributo ad Andrzej Wajda e tutta un’altra serie di appuntamenti per chi sente il cinema di qualità scorrere nelle vene fino al cuore.
Per saperne di più, abbiamo intervistato le due direttrici del Bergamo Film Meeting, Annamaria Materazzini e Fiammetta Girola.
Qual è la specificità di un Festival come il Bergamo Film Meeting?
Fiammetta Girola: Prima di tutto la sua indipendenza, la forza del suo percorso di ricerca, che vale per tutte le persone che ci lavorano. Poi l’essere un continuo confronto tra storia del cinema e nuove produzioni, una doppia programmazione passato/presente.

Andrzej Wajda, Tatarak
La valorizzazione del cinema del passato, con la ricerca d’archivio che sempre ha contraddistinto il Bergamo Film Meeting, fa del vostro Festival una specie di paradiso del cinefilo. Quali sono state le sfide più difficili per questa edizione?
Annamaria Materazzini: Il cambiamento tecnologico, per un Festival come il nostro, che ha una grande percentuale di film d’archivio, quindi su supporti più vecchi, sta diventando una sfida non da poco. Abbiamo una sala che può proiettare in 35 mm, ma avere copie in quel formato si sta facendo sempre più complicato. Farle circolare sta diventando una rarità. Noi facciamo retrospettive complete degli autori e riuscire a far vedere i film più vecchi sta diventando un problema, in alcuni casi. Questa è sicuramente una delle sfide più grandi, ogni anno più ardua.
Un aspetto che mi ha sempre impressionato del Bergamo Film Meeting sono le sale piene, con un pubblico giovane. Qual è il segreto per riuscire ad andare in controtendenza rispetto ai cinema semivuoti delle nostre città?
FG: Un festival è sempre un evento. È costruito sulla socialità, sul condividere un’esperienza insieme. È importante creare un senso di comunità. Chi viene al Bergamo Film Meeting sente l’appartenenza alla comunità del Festival e questo significa anche abbattere le distanze tra pubblico, organizzatori, ospiti. È qualcosa di più difficile se punti sul tappeto rosso o sui grandi nomi. Questa è la ricetta che ci differenzia da altri Festival.
AM: Aggiungo che la città e la provincia di Bergamo sono molto ricettive a livello culturale, soprattutto negli ultimi anni. Questo ci aiuta in quel senso di comunità di cui parlava Fiammetta Girola. I bergamaschi sentono molto il Bergamo Film Meeting, lo aspettano, è uno degli eventi più importanti dell’anno.

Abbas Kiarostami, 24 Frames
Al Bergamo Film Meeting c’è una sezione di film in concorso, tutti inediti in Italia. Che annata è stata per la selezione e come vi sembra lo stato dell’arte della produzione indipendente dal vostro osservatorio?
AM: Io mi occupo della sezione documentari e trovo sia stato un anno molto buono. Lo spartiacque Covid aveva diminuito produzioni e idee. Ora si assiste a un ritorno nel parlare della contemporaneità, di quello che sta succedendo nel mondo. Con la nostra selezione siamo riusciti, in 14 film, a fare il giro del mondo. Nei documentari vedi la storia con la S maiuscola attraverso le storie personali. Quindi, lo stato dell’arte del documentario, quest’anno in particolare, ci permette di vedere dei prodotti veramente molto interessanti. Tanto che il problema è sceglierne solo 14. Poi, in qualche modo, si scelgono da soli.
FG: Per quanto riguarda la fiction, la selezione è sempre complicata, perché devi vedere una montagna di film, considerato il numero di iscrizioni. Come tipo di proposte, ogni annata è a sé. Ci sono anni in cui si spazia di più su determinati argomenti, anni in cui si va più sul politico, altri sui temi individuali o specifiche tematiche sociali. Quest’anno c’è stato un ritorno al tema della famiglia. In generale, la qualità media, negli anni, si è molto alzata nel cinema indipendente. Probabilmente si vede l’impatto dei finanziamenti europei. Il cinema europeo ha raggiunto livelli qualitativi veramente ottimi, soprattutto da un punto di vista tecnico i mezzi sono migliorati.

Alex van Warmerdam, Borgman
Per la sezione Europe, Now! ci sono le retrospettive dedicate alla regista ungherese Ildikó Enyedi e ad Alex van Warmerdam. Come li avete scelti e quale sguardo peculiare trovate nel loro cinema?
FG: Abbiamo una lunga lista di registi che ci piacciono, che ogni anno spulciamo. Qualcuno che abbia un stile unico, da identificarli come autori. Cerchiamo di spaziare in tutta Europa e d’individuare un uomo e una donna. Ovviamente con le registe è un po’ più difficile, perché sono meno.
Sempre rimanendo alle retrospettive, ce n’è una dedicata da Agnieszka Holland. Cosa vi ha affascinato di più della sua filmografia?
AM: Prima di tutto la qualità dei suoi lavori, a prescindere dal fatto che siano pensati per il cinema o la televisione, riesce sempre a mantenere la sua personalità, il suo sguardo acuto. Poi l’attenzione rivolta al presente, alla Storia e alle storie, anche quando arriva alle produzioni più grandi. È stato interessante sia andare a scegliere titoli polacchi d’inizio carriera che spaziare sul suo cinema più internazionale. È un’autrice che ha uno sguardo molto forte sul momento storico e, quando parli con lei, nella persona ritrovi le cose che poi vedi nei suoi film.

Agnieszka Holland, Green Border
Gli omaggi, con un’altra serie d’imperdibili film, sono a due figure apparentemente lontanissime: un attore funambolico come Louis de Funès e un regista rigoroso come Abbas Kiarostami. Cosa ci tenevate a sottolineare di più del loro percorso artistico?
FG: Louis de Funès è un personaggio a cui da tempo volevamo dedicare un omaggio, per il suo modo d’interpretare e incarnare un certo tipo di comicità, per il quale è stato unico. Tra l’altro, mentre in Francia i suoi film passano spesso in televisione, tanto che anche i bambini ancora oggi imparano a conoscerlo, da noi è praticamente scomparso. I giovani non sanno chi sia. Volevamo un po’ recuperare questa situazione, anche perché, riguardando i suoi film, ti accorgi che la sua comicità non è per niente superata, ha resistito al passare del tempo ed è, anzi, per tante cose, più attuale che mai.
AM: Per quanto riguarda Abbas Kiarostami, tutto nasce dal puro amore nei confronti del suo cinema. Quest’anno ricorre il decennale della morte ed era uno di quei nomi che volevamo ricordare. Lui vinse al Bergamo Film Meeting nel 1995, con Sotto gli ulivi. È un regista che amiamo e che fa parte della storia del nostro Festival. Per questa occasione, siamo entrati in contatto con la Kiarostami Foundation e con suo figlio Ahmad, che verrà qui a Bergamo. Abbiamo scelto un po’ i film del cuore e un po’ delle cose imprescindibili della sua filmografia.

Louis de Funès in Fantomas minaccia il mondo
Nella raffinata vastità delle proposte cinefile di questa 44a edizione nel Bergamo Film Meeting, ci sono state visioni o revisioni hanno stupito i vostri stessi occhi?
AM: Proprio riguardo Abbas Kiarostami, rivedere Dov’è la casa del mio amico e Close up mi ha fatto tenerezza, perché il primo l’avevo guardato durante le scuole medie. Ci sono anche dei film con Louis de Funès che non conoscevo, che ho trovato molto divertenti.
FG: A parte la modernità della comicità di Louis de Funès, mi hanno sorpreso alcuni film di Alex van Warmerdam, perché ha un approccio veramente tutto suo, che magari ti spiazza, a volte può essere anche disturbante, però non ti lascia mai indifferente. Di Ildikó Enyedi conoscevo solo gli ultimi film e, come nel caso di Alex van Warmerdam, ti accorgi che cosa vuol dire essere un autore. Entrambi, sin dall’inizio, hanno percorso una strada lineare: non si sono persi con opere non personali. Sono sempre andati avanti nel loro percorso di ricerca e, guardare i loro film più vecchi, mi ha sorpreso, non mi aspettavo fossero già così forti, avessero già una loro impronta così ben definita.
Infine, quanto è stato complicato organizzare quest’edizione del Bergamo Film Meeting in un momento così delicato per l’intera industria cinematografica italiana, Festival compresi?
FG: I Festival in Italia si fanno con i contributi almeno dell’anno prima. Quest’anno è ancora più complicato, perché i ritardi sui finanziamenti sono peggiori che mai: ancora non sappiamo quali siano i finanziamenti che avremo per l’edizione 2025! Diciamo che si usa un po’ di creatività. L’aspetto più complicato e doloroso non è solo gestire il bilancio, ma dover rimandare cose che non ti puoi permettere di fare, rinunciandovi e, soprattutto, non poter pagare tutte le persone che hanno lavorato per il Festival: sono le prime che risentono di questa situazione.

Ildiko Enyedi, Stille Freundin