Cortafuego è il nuovo thriller psicologico diretto da David Victori. Il film unisce suspense, dramma familiare e una corsa contro il tempo in un contesto naturale ostile, mettendo al centro conflitti interiori e scelte estreme in un ambiente dove il fuoco sembra farsi metafora delle paure e dei tormenti che consumano i personaggi.
La ricerca in un inferno di fiamme
La storia segue Mara (Belén Cuesta), una madre ancora scossa dalla morte del marito, che decide di trascorrere qualche giorno con la figlia Lide (Candela Martínez), il cognato Luis (Joaquín Furriel), la moglie di lui Elena (Diana Gómez) e il loro figlio nella casa di famiglia nel bosco, nel tentativo di chiudere ferite emotive del passato. Tuttavia, una lite innesca la scomparsa della figlia nel fitto della foresta proprio mentre un incendio forestale fuori controllo si avvicina rapidamente, costringendo le autorità a sospendere le ricerche. In una decisione estrema, Mara e il gruppo decidono di ignorare gli ordini di evacuazione e addentrarsi nel bosco in cerca della bambina, con l’aiuto di Santi (Enric Auquer), un guarda forestale locale.
Emotività e contrasti interiori
Il cuore drammatico del film ruota attorno ai personaggi e ai loro conflitti psicologici. Mara è una protagonista travolta dal dolore e dalla disperazione, la cui determinazione si scontra con la realtà pericolosa che la circonda. Il suo sforzo di ritrovare Lide diventa un catalizzatore per esplorare temi di perdita, senso di colpa e responsabilità.
Accanto a lei, Santi rappresenta l’elemento più legato all’istinto di sopravvivenza, una figura che unisce conoscenza della natura e un certo pragmatismo, mentre Luis ed Elena offrono prospettive diverse sulla gestione della crisi, accentuando tensioni relazionali e sospetti. La dinamica tra questi personaggi, insieme alle loro differenti reazioni al pericolo, costituisce uno dei nodi emotivi più solidi della narrazione.

Tra natura e incubo psicologico
Il bosco e il fuoco non sono semplici sfondi, ma veri e propri elementi narrativi che accompagnano e amplificano l’esperienza emotiva degli spettatori. Il fuoco avanza, le fiamme chiudono vie di fuga, la cenere scende come neve: immagini potenti concepite non solo per creare suspense visiva, ma anche per riflettere il tumulto interno dei protagonisti. Tuttavia, il potenziale drammatico del film non sempre si traduce in tensione cinematografica pienamente efficace, accusando una certa piattezza degli aspetti visivi e narrativi attorno alle fiamme.
David Victori sceglie un ritmo contenuto, concentrato più sui dilemmi morali e le reazioni umane che sull’azione pura, e questo può risultare un’arma a doppio taglio: da una parte arricchisce il lato psicologico, dall’altra rischia di diminuire l’impatto immediato del pericolo esterno per chi cerca adrenalina più diretta.
Un punto di forza
Il cast corale funziona con equilibrio. Belén Cuesta regge il peso emotivo del film con una performance intensa e mai sopra le righe, mentre Joaquín Furriel e Diana Gómez danno profondità a una coppia segnata da compromessi e segreti. Il giovane cast riesce a rendere credibile il dramma senza scadere nel melodramma.
Tra cenere e verità: un finale che divide
Cortafuego è un thriller che punta sull’intensità emotiva, la psicologia dei personaggi e una situazione estrema che fa da specchio ai loro conflitti interiori. La premessa è potente: un incendio che diventa metafora di dolore, colpa e desiderio di controllo. Tuttavia, l’esecuzione non sempre riesce a sfruttare tutto il suo potenziale, risultando al tempo stesso coinvolgente nei suoi momenti migliori e un po’ sottotono in altri. Disponibile su Netflix.