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Berlinale

Il rifiuto di Kaouther Ben Hania scuote la Berlinale

La regista tunisina rifiuta il premio Most Valuable Film scatenando un dibattito socio-politico.

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Kaouther Ben Hania

Il Festival internazionale del cinema di Berlino 2026 si trova al centro di un acceso dibattito internazionale dopo il gesto della regista tunisina Kaouther Ben Hania, che ha deciso di rifiutare pubblicamente il premio Most Valuable Film assegnato durante la cerimonia del Cinema for Peace, evento collaterale della manifestazione.

L’autrice del documentario The Voice of Hind Rajab ha scelto di non ritirare il riconoscimento, lasciando simbolicamente il trofeo sul palco subito dopo la premiazione. La decisione è arrivata in seguito all’assegnazione, nel corso della stessa serata, di un riconoscimento al generale israeliano in pensione Noam Tibon, personaggio del documentario canadese The Road Between Us, dedicato agli eventi del 7 ottobre 2023.

Nel suo intervento, Kaouther Ben Hania ha trasformato il momento celebrativo in una dichiarazione politica, spiegando di percepire il premio non come un onore personale ma come una responsabilità morale. Il gesto ha immediatamente attirato l’attenzione della stampa internazionale, riaccendendo il confronto sul ruolo del cinema nei conflitti contemporanei.

Kaouther Ben Hania: il documentario e la storia di Hind Rajab

The Voice of Hind Rajab racconta la vicenda della bambina palestinese di cinque anni uccisa a Gaza nel 2024 mentre si trovava intrappolata in un’auto sotto il fuoco armato. Il film ricostruisce in particolare la lunga telefonata tra la piccola e i soccorritori della Mezzaluna Rossa Palestinese.

La morte di Hind Rajab aveva già suscitato una forte reazione internazionale, alimentando interrogativi sulle responsabilità militari e sulla tutela dei civili nelle zone di guerra. Durante il suo discorso, la regista ha dichiarato che non avrebbe portato a casa il trofeo finché la pace non fosse perseguita come un “obbligo legale e morale”.

Il documentario, presentato come opera di testimonianza più che di denuncia, si inserisce nella crescente produzione cinematografica che affronta il conflitto israelo-palestinese attraverso storie individuali, capaci di trasformare numeri e statistiche in esperienze umane concrete, dando modo alle vere vittime di non essere dimenticate.

the voice of hind rajab

La lettera degli artisti

La controversia esplosa durante la Berlinale si inserisce in un clima già teso attorno al festival. Oltre ottanta personalità del mondo del cinema — tra cui Tilda Swinton, Javier Bardem, Brian Cox e Mike Leigh — hanno firmato una lettera aperta indirizzata agli organizzatori del festival.

Nel documento, gli artisti chiedono alla Berlinale di assumere una posizione chiara rispetto alla guerra a Gaza e di garantire agli autori piena libertà di espressione su temi politici e umanitari. La lettera critica quello che viene percepito come un silenzio istituzionale della manifestazione e invita a ribadire esplicitamente il diritto alla vita dei civili coinvolti nel conflitto.

Al momento non sono arrivate dichiarazioni ufficiali da parte dell’organizzazione del festival.