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‘Brotherhood – Stato di paura’: l’eredità del sangue

Un rapimento, un' escalation di violenza e paura nel cuore di San Paolo. Criminalità, Polizia e popolazione bloccati in un conflitto tra poveri senza vincitori

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Cristina (Naruna Costa) e Elisa (Camilla Damião) in una scena di Brotherhood - Stato di paura © Netflix

Brotherhood – Stato di paura dall’ 11 febbraio su Netflix, è diretto da Pedro Morelli ed è il primo spin-off della serie brasiliana Irmandade (Brotherhood), nata nel 2019 e sviluppata, al momento, su due stagioni. Si allargano le vicende, si espandono gli orizzonti temporali di questa organizzazione criminale. Siamo a San Paolo, e al centro delle vicende ritroviamo l’avvocatessa Cristina Ferreira (Naruna Costa), sorella di Edson (Seu Jorge), leader della Fratellanza, ma stavolta è affiancata da Elisa, sua nipote diciottenne. Sarà proprio il rapimento di quest’ultima, da parte di poliziotti corrotti, a scatenare una situazione già fragile.

“Siamo la Fratellanza.” Sono tra le prime parole del film. Subito dopo un timer: 1 minuto e 40 secondi. Una borsa fatta scivolare sotto un’auto della polizia civile. Poi l’assalto. Una scena di apertura che è vera guerriglia urbana. Caotica, adrenalinica, violenta. Un inizio che non lascia appigli e che serve a catapultarci immediatamente dentro una tensione altissima. Poi uno stacco ci conduce a due giorni prima. Il film torna indietro e ci porta nelle vite di Elisa e Cristina. Da qui in poi tutto sembra procedere come una bomba a orologeria. La tensione non scompare mai, resta strisciante, costante, lasciando comunque spazio alla prevedibilità.

Brotherhood: peso dell’eredità

La Fratellanza è una presenza che sembra fermare il tempo. Basta nominarla perché scenda il silenzio. È un nome pesante, che scuote, che si posa come un macigno sulle spalle di Elisa. Suo padre, Edson Ferreira, ne era il leader. Un padre che lei quasi non ha conosciuto, ma che le ha lasciato comunque un insegnamento preciso: “Non abbassare la testa”. Elisa cresce fortificata da quel peso, indurita, ma allo stesso tempo indebolita da una fama troppo ingombrante. Una fama che non le appartiene davvero, ma che la precede ovunque. Ed è proprio quel nome, quella eredità, a innescare il rapimento da parte della polizia. Un sequestro che vale troppo, un rapimento che sembra invocare una guerra.

Una scena di Brotherhood - Stato di paura © Netflix

Una scena di Brotherhood – Stato di paura © Netflix

Una città infiammabile

La colonna sonora accompagna costantemente la narrazione, sostenendone i tratti ansiogeni e adrenalinici. Ci guida verso ciò che il film dichiara progressivamente: una vera e propria insurrezione. La rivolta inonda le carceri, per poi dilagare nelle strade di San Paolo. Devastazioni e rappresaglie si scatenano a dieci anni dalla morte di Edson Ferreira. Ed è qui che viene alla luce l’enorme capacità mobilitativa della Fratellanza: la sommossa si espande a macchia d’olio in tutto il paese, creando uno stato di massima allerta. Cristina tenta di organizzare uno scambio per liberare Elisa, ma intanto la rappresaglia non accenna a diminuire, anzi, si intensifica. “Nelle strade la paura si è diffusa come un incendio” si sente dalla radio di una macchina. E San Paolo viene mostrata esattamente così: una città infiammabile.

Guerra tra poveri

La pellicola si costruisce sull’azione, sulla violenza, ma non si può ridurre solo a questo. Dipinge un quadro a tinte carioca, e cerca di guardare all’azione e alla violenza non solo come prodotto finale ma come mezzo per dare spazio ad una, neppure tanto velata, critica sociale. Critica cercata ma forse limitata all’emblematica conversazione tra Elisa e il suo rapitore. I due, in quell’attimo sono la personificazione della Polizia, da un lato, e della Fratellanza e del popolo, dall’altro. La prima lamenta una diffusa ostilità del popolo, non solo della Fratellanza. La seconda, a sua volta, parla di un clima di paura. Un vero a proprio circolo vizioso in cui l’appoggio popolare alla Fratellanza finisce per alimentarsi proprio di quella paura. È una vera guerra tra poveri.

Due legami, lo stesso sangue

Cristina si reca poi a negoziare con il segretario del Governatore. Una scena emblematica perché mette in scena un vero gioco di specchi tra le due controparti. Qui, infatti, emerge un dettaglio interessante: si definiscono come una “famiglia”, quasi a volersi contrapporre simbolicamente alla Fratellanza, con un altro legame di sangue. Un altro sistema di potere, con una struttura che mira a mantenere il potere sempre con l’uso della forza. Intanto la città è completamente soggiogata dagli attacchi coordinati: la città è paralizzata, le strade sono deserte a causa del coprifuoco, lasciando spazio a quella paura che dominerà le scene finali.

Stato di paura

Nella parte finale, Brotherhood – Stato di paura imbocca una continua escalation che non concede tregua. La tensione cresce senza lasciare spazio al respiro, diventa quasi cardiopalma. Lo spettatore resta così intrappolato sino agli ultimi secondi in questo meccanismo di costante allerta. Ogni svolta comporta nuove conseguenze. Il finale, negli ultimi istanti, sembra torcersi su se stesso. Non crea una vera conclusione, come a volerci confermare che da questa guerra tra poveri nessuno può davvero uscirne vincitore.

Brotherhood - Stato di paura

  • Anno: 2026
  • Durata: 103'
  • Distribuzione: Netflix
  • Genere: Azione, Poliziesco, Drammatico
  • Nazionalita: Brasile
  • Regia: Pedro Morelli
  • Data di uscita: 11-February-2026