Connect with us

In Sala

‘Anaconda’: un irresistibile omaggio metacinematografico

L'intrattenimento come unica, candida, ambizione

Pubblicato

il

Lasciate ogni speranza o voi amanti del cinema dell’orrore che entrate in questi lidi.

Anaconda (2026) è un film che non nasconde mai né le proprie intenzioni né il proprio desiderio di essere un prodotto disimpegnato, orientato esclusivamente all’intrattenimento. Fin dalle prime sequenze risulta difatti evidente come l’opera non aspiri praticamente mai – se non a timidi tratti – a proporre una rielaborazione profonda del materiale originale, ma piuttosto a un recupero giocoso e consapevole di un immaginario pop che appartiene al passato. In questo senso, il film nasce poco ambizioso e rimane coerente con tale impostazione fino alla fine, evitando sia di fingere di essere qualcosa di diverso sia di respirare esplicitamente il registro orrorifico del classico del 1997.

Un film sincero e metacinematografico

Inserito all’interno di una saga che conta ormai sei capitoli tra sequel, spin-off e remake, Anaconda sfrutta invece con rara intelligenza la propria natura derivativa come punto di forza, adottando una dimensione meta-cinematografica abile nel dialogare apertamente con la tendenza dell’industria contemporanea a riciclare vecchie proprietà intellettuali. Giocando con questa consapevolezza, il film propone un arsenale caratterizzato da un costante ricorso all’autoironia, arrivando in più occasioni a scherzare sulla mancanza di idee che spesso caratterizza l’industria contemporanea, pur senza trasformare tale spunto in una vera riflessione critica.

La trama, incentrata su un gruppo di nerd determinati a realizzare un reboot – o, come definito dagli stessi, un “sequel spirituale” – del film che amavano da bambini, funziona come dichiarazione programmatica: nel non parlare davvero di nulla in particolare, il film finisce per parlare proprio del desiderio di recuperare un senso di meraviglia infantile, col fine di tornare ad un rapporto ingenuo e affettivo con la settima arte. È un Dream Big meno crudo e safdiano, più vicino allo spirito goliardico e particolarmente affine di Tropic Thunder, nel suo privilegiare il gioco e la citazione rispetto all’approfondimento e regalare come vivida conseguenza veri e propri gioielli in chiave comico-demenziale.

La bellezza del non prendersi sul serio

Determinante per la riuscita dell’operazione è la chimica tra Jack Black e Paul Rudd, forte nel restituire costantemente l’impressione di divertirsi e di credere nella coerenza del progetto. Questa complicità, nel suo essere sorretta da un cast minore di modesto livello (da cui però emerge un Selton Mello e uno Steve Zahn assolutamente in parte), si traduce in una comicità efficace, capace di sostenere gran parte del film. Jack Black, in particolare, appare perfettamente a suo agio in un registro che conosce ormai a menadito, mentre l’esilarante cameo di Ice Cube e la presenza di Jennifer Lopez, provenienti entrambi dal film originale, assumono una funzione celebrativa, fungendo da buon contorno metanarrativo e rafforzando il legame con l’ immaginario del classico dell’orrore.

Il film, nel suo sapere come non prendersi eccessivamente sul serio, si appoggia proprio su tale attitudine, riuscendo a costruire, con moderato successo, gran parte del proprio fascino. Tuttavia, la scelta di privilegiare per larghissima parte della pellicola l’ausilio di un tono comico, porta con sé alcune fragilità sul piano della scrittura: diverse diramazioni narrative risultano poco sviluppate e una sottotrama piuttosto debole sembra tentare, senza grande convinzione, di suggerire una complessità che il film in realtà non sembra così interessato a esplorare. Si tratta di limiti evidenti nonché difficili da non evidenziare, ma coerenti con un progetto che punta alla leggerezza più che alla solidità drammaturgica, confluendo così in un prodotto volutamente pigro e disinteressato, ma non per questo meno irresistibile.

Non un film memorabile, ma…

Grazie a un ritmo sostenuto e a una messa in scena funzionale, Anaconda si rivela comunque essere una visione decisamente scorrevole e piacevole, pensata per un consumo rilassato e privo di particolari pretese che, a dire la verità, sembra paradossalmente mancare sempre di più all’industria odierna. L’opera di Tom Gormican rappresenta in tal senso un’operazione che non promette nulla di più, ma anche nulla di meno: un film che sceglie consapevolmente di essere un passatempo e che, proprio in questo frangente autoriale, trova una sua legittimità.

E quindi no: Anaconda non è un film destinato a lasciare un segno né a ridefinire il proprio genere, ma svolge con onestà il compito che si è auto- assegnato. E forse, va bene anche così.

Anaconda

  • Anno: 2025
  • Durata: 99'
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: U.S.A
  • Regia: Tom Gormican
  • Data di uscita: 24-December-2025