Da Supersex a Esterno Notte, Eva Cela è un volto che si sta affermando sul grande schermo. Classe 1995, l’attrice ha preso parte negli ultimi anni a numerosi progetti cinematografici costruendo un percorso artistico solido e in continua crescita. Oggi torna al cinema con Io+Te, il nuovo film diretto da Valentina De Amicis, in uscita nelle sale dal 5 febbraio, in cui si confronta con un ruolo particolarmente intenso e affine alla sua sensibilità personale.

La genesi del ruolo
Come nasce il tuo coinvolgimento nel progetto?
Io stavo studiando e improvvisamente mi chiama il mio agente e mi dice che c’è un progetto che parte a breve e mi manda la scena. Diciamo che di solito tendiamo a non accettare quando la proposta arriva il giorno prima per il giorno dopo, però io sono una persona che ama le sfide, quindi sono andata a fare questo provino. Il fatto che mi sia dimenticata la borsa lì ha fatto sì che la regista e la produttrice pensassero che fossi adatta. Non ho fatto in tempo nemmeno a scendere le scale, non mi sono ricordata della borsa perché era un periodo in cui me la scordavo ovunque (ride). Arrivo da un’altra parte, mi chiama il mio agente e mi dice: “Eva, ti sei scordata la borsa, ti aspettano per riprenderla e in più ti volevo dire che ti hanno presa”. C’era anche un’altra ragazza che loro avevano scelto, però quando sono entrata io e ho fatto questi fuochi d’artificio hanno detto che ero perfetta.
Quali sfumature del tuo personaggio ti hanno colpito di più e ti hanno permesso di entrare davvero nella sua psicologia?
Emma lì in mezzo forse è la più sana. Io un personaggio lo capisco da come ne parlano gli altri, non mi focalizzo mai solo sul mio personaggio. Immagino sempre una musicalità nelle scene e nel film. Mi sono avvicinata a lei prima capendo chi fossero gli altri e poi ho compreso il ruolo narrativo di Emma all’interno di tutto quel caos. Lei e il suo bar sono un punto di riferimento, ed è anche il motore di tutto perché all’interno del suo bar accade tutto: cadono le maschere, c’è l’incontro tra Mia e Leo. Emma la vedo come la più concreta in un mondo molto incerto e caotico.
Un personaggio vicino all’attrice
Hai trovato punti di contatto tra te stessa e il tuo personaggio o si tratta di una figura completamente diversa da te?
Sì, li ho trovati. Certo, non ho ancora un bar tutto mio, però a livello caratteriale sì: l’essere concreta, pratica, matura sentimentalmente, affrontare le cose senza drammi e accettarle. In questo mi ci sono ritrovata.

La tua relazione con Leo è ambigua: sono amici ma poi c’è qualcosa in più tra loro. Qual è stata la sfida più grande nell’interpretare Emma?
La vera sfida è stata osservare senza giudicare e senza entrare troppo. Lei non è ingenua, ma è sicuramente una persona che sa. Non ci sono molte conversazioni in cui Leo si confida con Emma, ma lei sa comunque tutto.
I temi centrali del film
Io+Te affronta il tema della maternità, della genitorialità e della paura. Quanto pensi sia importante oggi raccontare anche le difficoltà legate al desiderio di avere un figlio?
La paura e l’incertezza legata alla responsabilità, secondo me, sono dei temi chiave perché costringono questi due personaggi a guardarsi davvero, a smettere di controllare tutto. Questo fa sì che la fragilità venga accettata e che ci si metta a nudo. Da donna, questa domanda spesso mi viene fatta anche da altre donne: “Ma allora un figlio?”. A volte viene detta con leggerezza, magari da chi non è riuscito ad averlo e quindi dicono “Sei giovane, fallo adesso”. Per me la maternità è una cosa molto seria. Ho anche dei nipoti, quindi so che crescere un figlio richiede tanta attenzione. Quando si decide di averne uno bisogna avere tanta voglia e soprattutto tanto tempo. È importantissimo affrontare questi fattori, e secondo me questo può avvenire solo quando due persone sono trasparenti e si conoscono davvero bene. Bisogna capire chi lo sta desiderando e se si è pronti, perché poi ci rimettono i bambini e non ne hanno colpa.
Il ruolo dell’amicizia nel film
Emma è una figura di supporto nella vita di Leo. Quanto pensi che l’amicizia sia importante per affrontare le difficoltà amorose e personali?
Penso che sia importantissima. Crescendo si fa sempre più fatica ad avere un amico. Non è solo una questione di diventare più selettivi, ma anche di esperienze. Da piccoli non si hanno pregiudizi, è tutto più semplice. Ancora oggi, con il mio amico d’infanzia, raccontiamo il nostro passato. Per me un amico è fondamentale, perché ci sono cose che non puoi dire a nessun altro. Un amico vero non ti giudica, lo puoi chiamare a tutte le ore. Se però senti che non ti fa sentire al sicuro, allora per me non è un amico. L’amicizia vera ti dona libertà, anche nel dolore e nelle difficoltà.
Il lavoro con una giovane regista
Il film mette in discussione l’idea che l’amore, da solo, sia sufficiente. Inoltre è raccontato con uno sguardo femminile molto forte. Com’è stato lavorare con Valentina De Amicis?
Hai usato una parola giusta: intimo. Al di là del suo sguardo, anche il set lo era. Valentina era molto sicura di quello che voleva e riusciva a trasmetterlo con grande semplicità. Io amo i set piccoli e intimi perché le relazioni esistono di più rispetto ai set grandi, dove si corre sempre. Questo è stato un valore aggiunto. Non è una regista che impone il suo sguardo, e questo per un attore è fondamentale. Lascia libertà di espressione e di proposta anche a livello di scrittura. Ci confrontavamo molto e mi chiedeva anche consigli.
Il dietro le quinte
Che tipo di rapporto si è instaurato con il cast?
È stato bellissimo. Eravamo tutti nello stesso hotel e questo facilitava gli incontri nonostante la stanchezza. Con Matteo ed Ester già ci conoscevamo perché veniamo tutti e tre dal Centro Sperimentale, quindi il linguaggio e la tecnica sono simili e questo velocizza tutto. Con Matteo c’era solo un anno accademico di differenza, già ci divertivamo molto al Centro. Siamo anche nella stessa agenzia, quindi c’è un rapporto davvero bellissimo.
C’è una scena che per te è stata particolarmente intensa da girare?
L’ultima scena, che era anche l’ultimo giorno di riprese per tutti. È stata dolorosa da tanti punti di vista: perché finiva l’esperienza e perché era un momento doloroso anche per il personaggio. È stata una scena molto intensa.
Le prospettive future
Ci sono ruoli o generi che sogni di esplorare in futuro?
Adoro sperimentare. Mi piacerebbe doppiare un cartone animato, fare una commedia da protagonista, trasformarmi completamente, magari prendere 60 chili. Voglio mettermi alla prova a 360 gradi.
C’è un regista con cui ti piacerebbe lavorare?
Mi piacerebbe lavorare con Garrone, Sorrentino, rilavorare con Bellocchio e con Valentina. Mi piacerebbe anche prendere parte alla scrittura di un progetto. Il mio obiettivo a lungo termine è realizzare il mio lungometraggio, che è già in cantiere. Per me è fondamentale farlo in questo momento, senza pressioni o scadenze. Questa calma mi dà il tempo di riflettere e perfezionare, ed è essenziale perché le pellicole più belle spesso sono quelle scritte in dieci anni. Il tempo è fondamentale nel processo creativo.