HBO Max

‘The Chair Company’ o anche l’anti-sitcom

La satira comica sul thriller cospirativo americano

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Su HBO Max è disponibile The Chair Company, la serie tra commedia e thriller dal comico Tim Robinson, scritta assieme a Zach Kanin. Questa anomala situation comedy è co-prodotta da HBO Entertainment e Hyperobject Industries, e vede lo stesso Robinson nei panni di assoluto protagonista. Tra gli altri interpreti figurano Lake Bell e Sophia Lillis.

Il trailer – The Chair Company

 

The Chair Company, la sedia che origina il caos

Ron Trosper (Tim Robinson) viene promosso dalla sua azienda di sviluppo immobiliare. Dopo aver tenuto una presentazione aziendale, la sua sedia si rompe e Ron crolla sul palco. Questo evento attiva nel dirigente paranoie e cambiamenti surreali che fanno credere a Ron di essere dentro a un complotto cospirativo più grande di lui.

Il laboratorio seriale della cringe comedy

Nei suoi primi episodi The Chair Company si configura come un prodotto in linea con la storia delle comedy di HBO, capace di decostruire il genere in più generi. La creatura di Tim Robinson, comico e autore del Saturday Night Live, utilizza la commedia surreale e cringe per interrogare dispositivi di potere, alienazione esistenziale e critica al capitalismo americano. L’evento scatenante, il malfunzionamento di una normale sedia, innesca la satira di Robinson mediante un’estetica del no sense e dell’eccesso a uso e consumo di una satira industriale.

Ciò che si rompe non è solo un oggetto, il plot point rappresentato dalla sedia, ma in primis la soggettività del protagonista Ron, figura che rappresenta la fragilità del dirigente aziendale medio intrappolato in un sistema capitalistico misterioso e opaco. In questo, la commedia cringe usata da Robinson, e le situazioni imbarazzanti attraverso il comico creano un disequilibrio sproporzionato, motore, per Ron, della sua personale spirale paranoide. Partendo da questo presupposto, gli episodi iniziali possono essere letti come una frattura improvvisa tra realtà e sovrarealtà.

Tim Robinson e la comedy che rompe le regole

Il contesto aziendale dell’ufficio, che strizza l’occhio a prodotti seriali come The Office, appare neutro e al servizio del dispositivo comico. Ma non è mai questa l’intenzione di The Chair Company. La sala riunioni, lo sguardo imbarazzato dei colleghi difronte alle paranoie gestuali del protagonista, spingono Ron a non allontanare mai “il film che si sta costruendo”, diventando così un meccanismo che lo spinge a interiorizzare la minaccia della sedia come una paura più grande. Tale dinamica si avverte nel secondo episodio quando l’alterego di Tim Robinson inizia a interpretare il plot twist della sedia non come causalità, ma il serio indizio di una cospirazione industriale legata alla produzione delle sedie.

Ma la commistione tra i generi si avverte in come il creatore di The Chair Company organizza il passaggio tra il surreale e il dramma; la sua ossessione per la sedia porta Ron a contattare l’azienda produttrice, la Tecca, trovando poi nella sua indagine un magazzino pieno di materiale pornografico. Ricerca investigativa che finisce con una colluttazione con uno sconosciuto che intima al protagonista di non fare più domande sull’azienda delle sedie. Tale tensione narrativa richiama paragoni con Severance di Ben Stiller e nell’uso che Robinson cerca di fare tra thriller paranoico, commedia e segreti aziendali.

Surreale, grottesco e inquietante: una serie, mille generi

Però ciò che fa The Chair Company è più sottile come fusione tra i generi. La commedia cringe e dell’imbarazzo, usata nella serie, è una satira con divagazioni stilistiche grottesche e drammatiche su un genere comico che nella visione di Tim Robinson non rimane mai lo stesso, essendo sempre in perenne mutazione e cambio di direzione. Ogni dettaglio del percorso di Ron (documenti aziendali, marchi, riunioni, paranoie situazionali), è caricato di un significato comico e simbolico volutamente sopra le righe, al fine di non riuscire più a distinguere tra dramma e commedia, thriller e sitcom.

Robinson non deve lottare con una minaccia aliena come avviene in Pluribus (il pluripremiato dramma sci-fi di Apple) e nemmeno con le macchinazioni eccessivamente cospirative oggetto della serie di Ben Stiller. The Chair Company sfrutta l’assurdo del comico per svelare la nevrosi del sistema capitalistico industriale, ma rimane sempre dentro un contesto surreale e grottesco. Evidenziando la creatura di Robinson come un particolare caso di studio nell’ibridazione di vari generi.

Il grande merito di The Chair Company, dal dramedy al comedy-thriller

L’intuizione sorprendente di Robinson è gestire gli episodi della serie a metà tra un lungo sketch del Saturday Night Live e una mistery-comedy dove la sitcom dialoga costantemente con un’improbabile cospirazione piena di ritmi umoristici. Ron viene ripreso alle volte come un personaggio di un thriller-noir anni ’70 e altre volte come una buffa guest star di Curb Your Enthusiasm (serie cult HBO creata da Larry David), demenziale e fortemente instabile. La particolarità dell’alterego di Tim Robinson è rimanere perennemente un teatrante di uno spettacolo comico anche quando la gravità del thriller dovrebbe appesantire o rendere uniforme lo stile della serie.

E l’utilizzo della cringe comedy serve per suscitare risate esagerate molto spesso mediante situazioni completamente surreali, tecnica che non solo intrattiene, ma crea una base emotiva di slancio per la trama thriller che si vede nella serie. Quindi la strana creatura di Robinson non è prettamente un dramedy e nemmeno una commedia situazionale che gioca col thriller. È un vero e proprio laboratorio di generi che permette alla parte mistery di convivere e coabitare senza sforzi con il suo tratto più grottesco.

The Chair Company riesce a trasformare un piccolo incidente quotidiano in un’indagine esistenziale e comica sul potere industriale, mettendo la paranoia del protagonista come forza motrice dell’intera serie. Un’ennesima dimostrazione di come la HBO sappia rivoluzionare e decostruire il genere della commedia.

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