“Moja Vesna” – il racconto di un’infanzia interrotta
Moja Vesna, dopo essere stato presentato, in anteprima, alla Berlinale nel 2022 nella sezione Generation Kplus, è inserito nella 37° edizione del Trieste Film Festival
Moja Vesna della regista slovena Sara Kern, in programma durante l’ultima edizione del Trieste Film Festival, è un viaggio gentile all’interno di un equilibrio famigliare fragile e precario.
E’ una co-produzione tra Australia (Sweetshop & Green) e Slovenia (Cvinger Film).
Moja Vesna (2022)
La protagonista di questo racconto è Moja, una bambina di dieci anni che vive in un sobborgo della periferia di Melbourne con il padre sloveno e la sorella maggiore (incinta). Le vite di tutti e tre vengono completamente stravolte dall’improvvisa morte della madre.
Moja si ritrova a rimettere insieme i pezzi di una famiglia che sembra stia per andare in frantumi. Nasconde l’incapacità di accettare la perdita della madre concentrandosi sul bambino in arrivo e provando a prendersi cura di suo padre, afflitto dal dolore, e di sua sorella, ribelle e persa nei suoi drammi.
Un’infanzia a metà
La storia si articola intorno al personaggio di Moja (Loti Kovačič), una bambina brillante e risoluta che, all’inizio, non piange perché non le va di farlo. Una bambina che prova ad affrontare il lutto a modo suo: non affrontandolo. Moja, continua ad apparecchiare il posto a tavola della madre, custodisce ciò che era suo con una cura maniacale, come se aspettasse il suo ritorno.
Si ritrova ben presto in una situazione troppo complicata ma, non avendo nessuno su cui fare affidamento, si assume tutte le responsabilità con il desiderio e la volontà di tenere insieme ciò che resta della sua famiglia frammentata. Moja, interpretata da una giovane attrice dagli occhi svegli e dal volto pulito, inizia quindi la sua missione per provare, in qualche modo, a far stare bene gli altri, ma a stare bene anche lei. Inizia a cercare vestiti e giocattoli per neonati, per il futuro bambino di Vesna, anche se lei lo chiama fratello.
Durante la sua ricerca si imbatte in Miranda e Danger, una coppia madre e figlia molto diverse dal suo esempio di famiglia. Moja sembra star bene con loro e decide di non dire che sua madre non c’è più, facendo così passare Vesna come sua madre.
Se prova ad affrontare il dolore concentrandosi sugli altri, soprattutto su sua sorella, Vesna (Mackenzie Mazur) assume un atteggiamento incosciente, come inconsapevole del suo stato; le sue giornate sono scandite dalla scrittura di poesie e dalle sigarette.
Ad accompagnare queste due figure, c’è un padre pacato e silenzioso, interpretato dall’attore sloveno Gregor Baković, chiuso nel suo dolore e che fa di tutto per dimostrarsi comprensivo con le figlie.
La sguardo di Moja (e di Sara Kern)
In Moja Vesna, la regista vuole inserirsi in un terreno incostante, controllato dalle emozioni e dagli sbalzi d’umore, in cui spesso la sofferenza e la rabbia soffocano tutto il resto. Sara Kern prova a sviscerare i legami famigliari a seguito di una tragedia, cristallizzando il momento più difficile non solo per una famiglia ma, in generale, per l’essere umano: quello di rimettere insieme i pezzi e andare avanti. La novità è che questo processo di ricostruzione è raccontato e osservato attraverso gli occhi di una bambina che portano al racconto tenerezza e ingenuità.
Il film segue un ritmo lento e scandito da pochi dialoghi come a voler sottolineare le difficoltà di comunicazione tra il padre e Vesna, e tra cui spesso e volentieri, si inserisce Moja, provando a mediare e ad alleggerire la situazione. Tutto questo fino a che, anche la piccola Moja crolla e inizia a piangere perché, forse, sente veramente il bisogno di farlo.
Tra tentativi di convincimento, negazione, vittimismo e rinascita, Sara Kern riporta una storia complicata, affrontandola con la sensibilità e il tatto giusti che permettono allo spettatore di condividere parte del dolore di questa famiglia e insieme a lei.