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Trieste Film Festival

‘The Kartli Kingdom’: l’umanità nel limbo dell’abbandono

‘The Kartli Kingdom’ è un documentario che denuncia una realtà difficile celebrando al contempo la resilienza e l’adattabilità dell’uomo.

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The Kartli Kingdom

The Kartli Kingdom è un documentario diretto da Tamar Kalandadze e Julien Pebrel. Il documentario è costruito attorno alle vicende di alcuni sfollati Georgiani che persero le loro dimore a causa del conflitto georgiano-abcaso. Dalla fine della guerra, gli sfollati sono costretti a vivere nel sanatorio Kartli -una struttura abbandonata di Tbilisi- ,  in attesa che il governo dia loro un nuovo posto dove stare. 

The Kartli Kingom è attualmente in concorso al Trieste Film Festival. Nel 2025, The Kartli Kingdom ha vinto il premio per la miglior regia all’IDFA, il più grande festival al mondo dedicato al cinema documentario.  

Il racconto di una comunità in The Kartli Kingdom

The Kartli Kingdom rende ogni singolo abitante del sanatorio protagonista del racconto, assieme al sanatorio stesso. Le inquadrature sono corali, ampie, e gettano uno sguardo meticoloso su un oceano d’umanità in fermento. 

In The Kartli Kingdom il presente ed il passato si armonizzano nel racconto di una comunità e dei suoi spazi. Il documentario mostra come della gente senza casa e senza il supporto delle istituzioni abbia saputo trovare fra le rovine di un sanatorio abbandonato un senso di appartenenza incredibilmente vero ed autentico. 

il documentario ha una regia che si muove su due registri. Il primo è il registro più puramente documentale, in cui lo sguardo scrupoloso dei registi  indaga antropologicamente  una realtà sociale in cui tanto forte è il desiderio di sopravvivenza da riuscire a normalizzare l’anormale. Questo desiderio trasforma un non luogo nello spazio degli affetti che dal nulla diventa casa. 

Il secondo è il registro della memoria: riprese sgranate, scomposte, ma pregne di verità emotiva. Attraverso quest’ultime prendono forma la storia e la memoria collettiva di una comunità ai margini. 

The Kartli Kingdom: un racconto che denuncia 

Non è sbagliato pensare che anche nell’occhio della regia ci sia un senso di stupore per le immagini che cattura. L’umanità che non perde se stessa è salutata dai registi con dei simbolismi che trasmettono vitalità, equilibrio, e coesistenza pacifica. Inoltre, la regia di The Kartli Kingdom il più delle volte è centrata, simmetrica, e fissa.  Anche la macchina da presa, nella sua incessante ricerca di verità, assorbe la pace del sanatorio. 

The Kartli Kingdom somma l’intento poetico e quasi commovente ad un’effetto risultante estremamente efficace per un secondo fine altrettanto caro ai registi: la denuncia.

L’immedesimazione in quelle persone apparentemente felici, il senso di calma dato dalle luci calde che illuminano il sanatorio spiazzano proprio per quel senso di normalità “anormale” definito prima. I momenti, i sorrisi, il raccoglimento in un luogo sicuro, sono tutte situazioni comuni nella vita domestica che rendono immediato il riconoscimento nell’altro scenico, da cui prorompe subito dopo un forte senso di disagio. 

Lo spettatore non può non soffermarsi su quella presenza silenziosa che incastona i giorni sempre uguali dei residenti in The Kartli Kingdom: il sanatorio. Abbandonato e sempre più fatiscente, questo genera in chi guarda un forte senso di ingiustizia e di disarmante impotenza. Lo spettatore è spiazzato difronte all’insensatezza di questa vita che improvvisamente può toglierci tutto, cogliendo infine un grave monito: “li potresti esserci tu”. 

The Kartli Kingdom è una striata di sale su una ferita profonda di un paese e del mondo tutto, che nel silenzio di un gesto condanna la guerra e la lentezza burocratica di uno stato assente. 

The Kartli Kingdom

Un urlo nel silenzio

The Kartli Kingdom ha un ritmo lento, meditativo e sommesso, che rende anche noi partecipi del piccolo microcosmo sociale formatosi nel sanatorio, di cui osserviamo tutte le ritualità quotidiane ed i ricordi. L’immagine sfuma, perché il luogo non è solo fisico, ma anche inconscio, memoria, legami, un ponte spirituale fra la materia e l’anima di chi l’abita. 

In questo mantra di attimi la regia di The Kartli Kingdom innesta placidamente le tracce visive del turbamento e dell’urgenza. Le rovine del sanatorio vengono riprese da vicino, enucleando registicamente il senso di pericolo incombente che attanaglia quotidianamente i residenti della struttura. Un senso di pericolo nascosto da un coraggioso desiderio di appartenenza. 

Agli scenari di devastazione, i registi hanno scelto di contrapporre immagini di bambini nati in seno al conflitto e fra le rovine del sanatorio. Queste due estremità semantiche compresenti nello spazio scenico sono efficaci nel creare un senso di angoscia in chi guarda. È cosi che i registi esplicitano il senso di preoccupazione costante per il futuro che si nasconde nel loro animo. 

La musica in The Kartli Kingdom: a metà fra lirismo e rabbia

La musica è lirica e dissonante, e riassume con la sua vasta gamma di timbriche e registri la dualità intrinseca in The Kartli Kingdom. La dissonanza preannuncia dei dissidi profondi che scuotono i residenti su più livelli, fornendo un’esplorazione di diverse tipologie di conflitto. 

La dissonanza è la scomposta fanfara di una lotta impari fra dei cittadini stanchi ed uno stato che fa promesse che non mantiene. Il conflitto enucleato dalla musica si sposta poi in profondità, diventando un dissidio interiore che nasce nell’animo dei residenti quando lo sguardo si volge al passato. 

Fra i simboli ricorrenti di The Kartli Kingdom ci sono delle fotografie, che oltre a creare un senso di memoria nella comunità prolungano quel conflitto che riaffiora nell’instabilità musicale del commento sonoro. 

Passato e presente hanno si creato una comunità, ma il passato ed il presente, se contrapposti, mostrano uno scontro fra due mondi. Ovvero il mondo della normalità ed il limbo perenne del sanatorio.  

Nel sanatorio tutti sono condannati ad un eterna attesa ingannata con i ritmi di una quotidianità normalizzata ma comunque sofferta. In una situazione simile il dolore non può che essere un onnipresente compagno di stanza.  

Un impatto duraturo

The Kartli Kingdom è un film che lancia una sfida a chi lo guarda, così come l’ha lanciata ai suoi creatori. Tamar Kalandadze e Julien Pebrel hanno saputo dar voce ottimamente all’umanità dimenticata ed al dolore che quest’ultima cova dentro. The Kartli Kingdom è un film impegnativo, denso, in cui l’umanità riconosce se stessa in tutte le sue contraddizioni e le sue ferite. 

Kalandadze  e Pebrel firmano un’opera che con garbo e modestia sa lasciare un messaggio potente che durerà nel tempo. 

The Kartli Kingdom

  • Anno: 2025
  • Durata: 104'
  • Distribuzione: Square Eyes
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Georgia
  • Regia: Tamar Kalandadze e Julien Pebrel
  • Data di uscita: 16-November-2025